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Estero

Uruguay: 6 Anni dopo la Legalizzazione della Cannabis

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La Legalizzazione della Cannabis in Uruguay, uso ricreativo, terapeutico e industriale

L’Uruguay non è mai stato un Paese che criminalizzava il possesso personale di droghe. Una legge del 1974, aggiornata nel 1998, permetteva infatti ai giudici di accertare se un caso fosse possesso personale o commerciale. Era solo questione di tempo prima che si arrivasse alla legalizzazione.

Era il lontano 2013 quando l’allora Presidente Jose Mujica decise di approvare la legislazione che permetteva la legalizzazione, anche ad uso ricreativo, della Cannabis con la legge 19.172.

Nell’agosto 2014 l’Uruguay ha reso legale anche la possibilità di crescere massimo 6 piante a casa. Ha, inoltre, regolamentato la formazione di Cannabis Social Club per il consumo di Cannabis, ovvero un regime di dispensari di Cannabis controllato dallo Stato senza scopo di lucro che coltiva la Cannabis per distribuirla ai propri soci, e la creazione di un Istituto Normativo sulla Cannabis, chiamato IRCCA.

Nell’ottobre dello stesso anno il Governo ha iniziato a registrare i circoli dei coltivatori, autorizzati a coltivare annualmente massimo 99 piante di Cannabis: nel 2015, infatti, c’erano già 2.743 coltivatori personali registrati.

Ma non solo: a partire dal 19 luglio 2017 le farmacie sono state autorizzate a vendere la Cannabis – solo 16 farmacie hanno aderito alla vendita, altre non hanno voluto. In questo modo, l’Uruguay è diventato anche il primo paese in cui la produzione e la commercializzazione della Cannabis sono gestite dallo Stato.

Il consumo di Cannabis è stato, quindi, omologato a quello del tabacco: in ogni luogo pubblico in cui è possibile consumare tabacco, è possibile consumare Cannabis.

Come funziona la Legalizzazione?

La prima cosa da sapere è che sia la coltivazione sia l’acquisto di Cannabis, sia non psicoattiva sia psicoattiva, sono limitate ai residenti in Uruguay.

La seconda cosa da sapere è che si può fumare in casa e all’aperto, ma non è possibile fumare durante l’orario di lavoro né guidare sotto effetto di Cannabis. Qualora venga riscontrato l’uso di Cannabis durante la guida, verrà ritirata la patente.

È illegale la coltivazione senza autorizzazione o di quantità che superino il limite consentito. Qualora non venisse rispettata la legalità, si adotterà la penalità prevista dalla legge sullo spaccio che prevede un periodo di reclusione dai 30 mesi ai 10 anni.

È possibile acquistarla nelle farmacie autorizzate o in uno dei 2.529 club sparsi per il paese. Esiste anche una terza alternativa: iscriversi all’IRCCA e produrre la propria Cannabis.

La legge prevede anche l’implementazione di una disciplina ad hoc per la Prevenzione dell’uso problematico di droghe di cui si faranno carico i Ministeri dell’Educazioni e della Sanità.

Le farmacie e la Cannabis di Stato

Nelle farmacie autorizzate alla vendita un qualsiasi cliente può acquistare fino a 10 grammi settimanali di Cannabis, a circa un dollaro.

Per poterla acquistare, bisogna avere la cittadinanza uruguaiana, essere maggiorenni ed essere iscritti al registro dell’Istituto di Regolamentazione e Controllo della Cannabis (IRCAA), nonché fornire le proprie impronte digitali: in questo modo, sarà possibile registrare le transazioni e stroncare sul nascere un possibile traffico della Cannabis.

Le farmacie vengono rifornite da produttori privati finanziati dallo Stato, autorizzati a coltivare fino a 4 tonnellate di fiori di Cannabis ogni anno.

Consumare Cannabis nei Club

I club devono avere un numero minimo di 15 e un massimo di 45 membri e possono coltivare fino a 99 piante, con un limite di 480 grammi annui per ogni cliente.

Le coltivazioni collettive devono essere autorizzate dall’Agenzia di Stato previa richiesta, la quale non ha nessun costo e serve solamente a verificare una coltivazione corretta sia a livello amministrativo che giuridico.

Come Funziona l’Autoproduzione 

La legge consente, quindi, anche di esserne i produttori: un qualsiasi individuo può coltivare la propria Cannabis, o aderendo ai club dei consumatori o coltivandola in casa propria.

La produzione effettuata privatamente nella propria casa si deve limitare ad un numero massimo di 6 piante per consumo personale. Inoltre, l’individuo potrà detenere anche il raccolto dell’anno precedente – che non deve superare i 480 grammi.

Come funziona per la Cannabis Ricreativa?

È possibile acquistare nei club e nelle farmacie anche Cannabis Ricreativa. Si dovrà acquistare un ticket, valido per 30 giorni dal primo acquisto, che abilita il cliente di maggiore età ad acquistare la Cannabis.

I limiti per l’acquisto sono i suddetti, ovvero massimo 10 grammi alla settimana e 40 grammi al mese.

Limitazioni per la Canapa non Psicoattiva

Ci sono, però, delle limitazioni riguardanti sia la produzione che la commercializzazione di Canapa non psicoattiva: per la produzione, la percentuale di THC non deve superare lo 0.5% per i semi e l’1% per le altre componenti della pianta e per i prodotti da esse derivati; per la commercializzazione, le farmacie possono vendere due tipologie di Cannabis, una dominante indica ed una dominante sativa, con una percentuale di THC inferiore allo 0.3%.

Chiunque intenda importare o vendere semi dovrà iscriversi al Registro generale dei Produttori di sementi (RGS). Le varietà di Canapa devono, invece, figurare nel Registro Nazionale delle Colture (RNC). È anche possibile inserire particolari varietà di Cannabis nel Registro per le Colture meritevoli di Tutela.

Inoltre, i campi coltivati, sia individualmente sia dai club, non possono trovarsi a meno di 150 metri da una scuola, un college o un centro di riabilitazione dalla droga.

Il primo bilancio risulta positivo

Positivo il primo bilancio dell’Istituto di Regolazione e Controllo: il 20% dei consumatori abituali si è regolarmente iscritto al registro dei consumatori e, se nel 2002, quando si iniziò a parlare del “Progetto Legalizzazione”, il 70% era contrario, attualmente solo il 41% è contrario.

Il successo è dato sia dalla legalizzazione che ha fatto assumere allo Stato il controllo e la direzione delle attività d’importazione, produzione, stoccaggio, commercializzazione e distribuzione della Marijuana e dei suoi derivati: in questo modo, si è ridotto e si ridurrà il pericolo che il paese diventi improvvisamente il mercato dei narcotrafficanti sudamericani; nonché dalle disposizioni della legge che permettono unicamente ai residenti di poter consumare e comprare Cannabis; sia alla vendita tramite le farmacie autorizzate.

Sono proprio le farmacie ad aver incrementato la positività del bilancio: è questo, infatti, il modo in cui lo Stato vuole contrastare il narcotraffico.

Il processo di regolamentazione che ha condotto numerose indagini sulla regolamentazione della cannabis funzionerà se il governo riuscirà a raggiungere gli obiettivi di questa legge, che sono tre principalmente. Il primo è di mettere fine alla discriminazione nei confronti dei consumatori; poi c‘è un obiettivo di salute pubblica raggiungibile producendo una sostanza di migliore qualità; infine il miglioramento della sicurezza pubblica, cioè la riduzione del livello di violenza ottenibile strappando il mercato della marijuana al narcotraffico. Se il governo riescirà ad avere un impatto in queste tre aree, credo che più uruguaiani sosterranno questo progetto di regolamentazione.

Dice Rosario Queirolo, ricercatrice dell’Università Cattolica dell’Uruguay.

Le conseguenze della Legalizzazione in Uruguay

Attualmente sono più di 18mila gli uruguaiani che acquistano la Cannabis venduta dal governo.

Inoltre, lo Stato sta monitorando gli effetti della legalizzazione sui consumi e sulla salute pubblica. I risultati, diffusi durante l’ExpoCannabis Uruguay dello scorso dicembre 2018, hanno dimostrato che non si sono verificati problemi per la sicurezza e la salute pubblica. Anzi, i reati – legati anche al traffico di droghe – sono diminuiti del 20%,

Secondo l’ultimo rapporto dell’IRCCA datato 30 novembre 2018, il governo uruguaiano ha causato al narcotraffico una perdita di 22 milioni di dollari: dato che dimostra come la legalizzazione sia un modo efficace per contrastare la criminalità organizzata.

Il dato fondamentale è il moltiplicarsi delle informazioni e dei dibattiti pubblici sul tema delle droghe in generale: questo ha aumentato la consapevolezza dei cittadini sull’argomento. Anche nelle scuole saranno avviati programmi di sensibilizzazione su questa sostanza agli alunni.

Rimane, però, illegale qualsiasi tipo di pubblicità e istigazione all’uso.

Fonti

La Canapa nella Legislazione Uruguayana  > Leggi Ora

Istituto per la Regolamentazione e il Controllo della Cannabis >  Leggi Ora

Requisiti per la Produzione di Canapa Industriale > Leggi Ora

Attualità

Il Regno Unito è pronto a Legalizzare la Cannabis

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Nell’UK si inizia a sentire il profumo della Cannabis, infatti secondo quanto mostra un sondaggio rilasciato dall’Evening Standard rivela che -almeno tra i lettori- il 63% delle persone è favorevole ad una Legalizzazione piena.

Da poco nel Regno Unito è possibile curare alcune patologie con la cannabis terapeutica, anche se resta comunque utilizzabile in modo limitato.

La possibilità che venga Legalizzata la Cannabis nel Regno Unito non è poi così remota, da qualche anno infatti i media parlano di questa come un tema quotidiano.

Andando soprattutto a prendere come esempio le esperienze brillanti dei cugini canadesi, che in meno di un decennio sono diventati Leader Mondiali per quanto concerne la Cannabis Terapeutica.

Saranno quindi loro i primi a legalizzare la Cannabis in Europa, almeno quella geografica?

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Attualità

Il più Grande Investimento privato per la Ricerca sulla Cannabis

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9 Milioni di Dollari Ricerca sulla Cannabis al MIT

Il merito di ciò va a Charles R. Broderick, fondatore di Uji Capital LLC, un fondo d’investimento – che si occupa dei mercati dei capitali azionari globali – per erogare l’intero importo.

Un grande investimento per finanziarie nuove ricerche indipendenti                   

La donazione consentirà agli esperti di neuroscienza e biomedicina del MIT e della Harvard Medical School (HMS) di condurre ricerche specifiche sui cannabinoidi. Gli studi serviranno a comprendere meglio gli effetti sul cervello e sul comportamento umano, a catalizzare i trattamenti e stilare delle linee guida: tutto questo per favorire nuove politiche sociali e la regolamentazione della cannabis.

“Il nostro desiderio è di riempire il vuoto di ricerca che esiste attualmente nella scienza della Cannabis”

Queste le parole di Broderick – già un investitore precoce nel mercato della marijuana medica in Canada.

Nonostante il legame dell’investitore con entrambe le strutture accademiche, sia il MIT che Harvard hanno affermato che Broderick non avrà voce in capitolo nel processo finale; inoltre, tutte le ricerche saranno rese pubbliche, indipendentemente dai risultati.

Il suo investimento prevede 4,5 milioni di dollari da destinare all’HMS, distruibuiti tra i dipartimenti di neurobiologia, immunologia, psichiatria e neurologia, sfruttando la conoscenza combinata di circa 30 esperti sia interni che di istituti affiliati – includendo anche gli ospedali.

Il team di Harvard progetta di costruire una migliore comprensione dei cannabinoidi. Inoltre, si concentrerà sullo studio della biologia di base del sistema cannabinoide, approfondendo in quali casi e come essi influenzino la comunicazione cellula-cellula nel cervello. Da tenere a mente che i cannabinoidi attivano una varietà di recettori cerebrali che hanno sul nostro corpo effetti biologici incredibilmente complessi – che variano per età, sesso e sono influenzati dalle condizioni fisiologiche e dalla salute generale di una persona.


L’Università Harvard è un’università privata statunitense situata a Cambridge, nel Massachusetts, nell’area metropolitana della città di Boston

Al MIT verranno donati 4,5 milioni di dollari in tre anni per sostenere la ricerca indipendente di quattro scienziati

John Gabrieli, Professore di Scienze e Tecnologie della Salute, di Scienze Cerebrali e Cognitive e membro del McGovern Institute for Brain Research del MIT, analizzerà la relazione tra Cannabis e schizofrenia, integrando anche campi come il cognitivismo ed il comportamentismo, grazie ai quali potrà essere meglio monitorato qualsiasi potenziale valore terapeutico – soprattutto per i disturbi dello spettro autistico.

Myriam Heiman, neuroscienziato molecolare nonché professore associato di Neuroscienze al Picower Institute, analizzerà come l’esposizione cronica alle molecole di fitocannabinoidi THC e CBD possa alterare le traiettorie molecolari dello sviluppo di cellule implicate nella schizofrenia e se vi può essere un valore terapeutico contro la malattia di Huntington.

Ann Graybiel, professoressa del MIT Institute, ha proposto di studiare il recettore cannabinoide 1 (CB1), che media molti degli effetti dei cannabinoidi. Recentemente ha scoperto che i recettori CB1 sono strettamente collegati alla dopamina, un neurotrasmettitore che colpisce sia l’umore che la motivazione. Questi studi con relativi risultati saranno importanti per comprendere meglio gli effetti della cannabis sugli utenti occasionali, così come la sua relazione con gli stati di dipendenza e i disturbi neuropsichiatrici. 

Earl Miller, professore di Neuroscienze presso il Picower Institute, valuterà gli effetti dei cannabinoidi sia sull’attenzione che sulla memoria di lavoro. Osserverà come i ritmi cerebrali dettati dai neuroni possano essere influenzati dall’uso di cannabis, potendo far luce su varie casistiche, come ad esempio la guida, in cui il mantenimento dell’attenzione è particolarmente cruciale.


L’Istituto di tecnologia del Massachusetts (in breve, MIT)

“La mancanza di una ricerca scientifica di base permette alle persone di fare affermazioni nel vuoto che sono aneddotiche o basate su vecchie scienze”

Così ha detto al Boston Globe Broderick, e ancora:

“Per generazioni non siamo stati in grado di studiare questa cosa per vari motivi sociali, che dovrebbero finire ora, così come i divieti che stanno cadendo in tutto il mondo”.

Tale ricerca deve sempre più venirci incontro, perché il solo impegno sociale, purtroppo, oggi porta a poco e nulla. Continuo e lecito è continuare a chiedersi come mai vi siano, tra i vari Stati, delle visioni cosi differenti su questo tema. Tante sono state le giustificazioni ormai note a tutti, che non riportiamo per evitare di apparire tristemente sterili.

Quello di Broderick nasce grazie alla sua società d’investimento ma è un impegno sociale che vede al futuro

Leggere che due dei più grandi e rinomati poli di studi e di ricerca (non solo considerando i confini americani) perseverino nello studio della Cannabis facendo sempre più chiarezza, volendo assestare questa cultura sociale sballata, da speranza per il futuro.

Sapere che tutto questo sarà possibile grazie al più grande investimento privato mai registrato finora per la ricerca indipendente sulla Cannabis e che dietro a tutto ciò c’è un giovane come noi, ne damolta di più.

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Attualità

Legalizzazione: Il silenzio efficace della Nuova Zelanda

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La Nuova Zelanda vuole legalizzare la Cannabis nel 2020 con un Referendum

I dettagli sui piani legislativi per legalizzare e regolare la marijuana in Nuova Zelanda sono stati rilasciati martedì.

I partiti politici – che fanno parte di una coalizione di governo di minoranza – hanno concordato gli elementi di base di un referendum che consentirebbe l’uso, il possesso, la vendita e la coltivazione di cannabis per chi abbia compiuto la maggiore età.

La proposta consentirà la coltivazione domestica limitata in aree autorizzate dove le persone potranno consumare marijuana socialmente.


Comprenderà anche restrizioni di marketing ed un divieto di consumo pubblico, nonché possibili limiti di THC.

Il ministro della Giustizia Andrew Little ha confermato in un comunicato stampa che la misura sarà vincolante: questo significa che se gli elettori opteranno per il sì, il governo sarà obbligato a seguire la volontà degli elettori. 

“I funzionari hanno ora il potere di redigere la legislazione con il contributo delle parti interessate, e la Commissione elettorale redigerà la domanda referendaria per apparire nel ballottaggio” – ha detto Little in un comunicato stampa – “La scelta degli elettori sarà vincolante perché tutte le parti che compongono l’attuale governo si sono impegnate a rispettare l’esito”.

“Speriamo e aspettiamo che il Partito Nazionale si impegni anche a rispettare la decisione degli elettori” ha aggiunto, riferendosi al principale partito di opposizione che non fa parte della coalizione di governo.

Quali sono gli obiettivi primari e secondari del referendum proposto

Obiettivi primari

  1. Garantire il benessere sociale dei neozelandesi, ovviamente. Inoltre, il modello dovrebbe minimizzare i danni associati alla cannabis (come danni alla salute, danni sociali e danni ai giovani);
  2. Ridurre l’uso complessivo della cannabis nel tempo, con particolare attenzione alla riduzione dell’uso tra i giovani aumentando l’età del primo utilizzo;
  3. I proventi derivanti dalla regolamentazione della cannabis dovranno contribuire a misure attinenti alla salute.

Obiettivi secondari

  1. Depotenziare le organizzazioni criminali, abbassare la popolazione carceraria e il commercio illegale di cannabis;
  2. Garantire la sicurezza dei prodotti e il controllo dei livelli di THC attraverso la legislazione e la regolamentazione;
  3. Essere coerenti con lo stato di diritto: il modello dovrebbe sostenere la costituzione della Nuova Zelanda, ridurre al minimo le opportunità per il mercato illecito ed essere chiaro e facile da seguire;
  4. Favorire la sostenibilità fiscale: il modello dovrebbe cercare di finanziare meccanismi che affrontino direttamente i danni legati alla cannabis, puntando anche a ridurre l’uso nel tempo.

Un sondaggio pubblicato a gennaio ha rivelato che il 60% dei residenti della Nuova Zelanda approverebbe un referendum per legalizzare la cannabis. 

Solo il 24 percento degli intervistati ha espresso opposizione alla politica e il 16 percento è rimasto indeciso.

Se il paese decidesse di legalizzare e regolare la marijuana, seguirebbe l’esempio di Canada e Uruguay, che lo hanno già fatto

La Nuova Zelanda ha precedentemente dimostrato di essere interessata a perseguire un approccio alla politica in materia di droga orientato a favore della salute pubblica.

I funzionari hanno incaricato le forze dell’ordine di non criminalizzare il possesso e il consumo di droghe sintetiche – enfatizzando una ipotetica crisi della droga nel paese – ma di trattare invece la questione come un problema di salute pubblica.

Ed è questa visione sociale che ha la Nuova Zelanda ad evidenziare l’enorme distacco culturale che vi è tra noi e loro.

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