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Attualità

San Marino si dice pronta a Legalizzare la Cannabis

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San marino starebbe pensando alla Legalizzazione della Cannabis per uso ricreativo

L’idea sarebbe quella di consentire, per adesso in via sperimentale, il possesso di Marijuana per uso ludico fino a 20 grammi a testa nel centro storico di San Marino e la Coltivazione su Licenza.

Questa è appunto la proposta avanzata dai 3 consiglieri di Rete, attraverso un apposito emendamento presentato nella Legge di Bilancio.

Di seguito l’Emandamento aggiuntivo all’articolo 10bis.

1. È dato mandato al Congresso di Stato di portare in prima lettura in Consiglio Grande e Generale, entro marzo 2019, un progetto di legge che regolamenti l’uso della Marijuana per uso non terapeutico (ludico).

2. Tale progetto di Legge dovrà stabilire, in via sperimentale per il primo anno:

a) La depenalizzazione del possesso di marijuana fino a 20 grammi per cittadini sammarinesi maggiorenni

b) La depenalizzazione dell’uso di marijuana nel centro storico della capitale

c) La depenalizzazione della coltivazioni di marijuana a coloro che abbiano ottenuto specifica licenza

d) Le modalità per il rilascio delle licenze di coltivazione indoor e outdoor della marijuana, individuando altresì le aree outdoor dedicate a tale coltivazione ed eventuali sussidi speciali per l’avvio delle attività

e) Le norme che disciplineranno la coltivazione, la trasformazione e la vendita della canapa industriale

f) Le modalità di controllo della qualità del prodotto, e quelle di approvvigionamento di semi e piante dal e per l’estero

g) La tassazione progressiva, ad ogni passaggio (dal produttore al grossista al venditore al dettaglio), del 25% sul valore della merce venduta

h) La destinazione di una quota minima pari al 20% dei proventi derivanti, in ogni passaggio, dalla vendita della marijuana per investimenti nel welfare (prioritariamente sanità e scuola)

3. Entro maggio 2019 tale legge dovrà venire portata in seconda lettura in Consiglio Grande e Generale, garantendo in tal modo l’inizio della fase di sperimentazione all’interno del centro storico della capitale entro il periodo estivo 2019. 

4. Ad un anno dall’inizio della sperimentazione, sulla base dei proventi rilevati e dei dati statistici collezionati, si dovrà prevedere un referendum confermativo attraverso il quale la cittadinanza possa esprimere il suo favore o la sua contrarietà alla continuazione della sperimentazione, che in caso di esito favorevole verrà ampliata nei cinque anni successivi all’intero territorio sammarinese.

Cannabis e San Marino, un Binomio Perfetto?

L’idea sarebbe quella di seguire l’esempio del Lussemburgo, che attualmente sta valutando una completa Legalizzazione della Cannabis. “Le statistiche dei paesi dove è attualmente legale – spiega Ciavattaparlano in modo chiaro: l’utilizzo di cannabis è diminuito, seppure di poco, mentre è di molto diminuito l’utilizzo di sostanze alcoliche, che fa molti più morti rispetto la Marijuana.

Marlboro investe 2 Miliardi nel mercato della Cannabis Legale

Lo stato di San Marino è in fermentazione da qualche tempo proprio per il tema Cannabis. Qualche giorno fa era nata la possibilità, da parte dello stato di San Marino di produrre Cannabis Terapeutica per l’Italia.

Il tema della legalizzazione era stato presentato già durante la campagna elettorale del 2012 quando venne presentato un referendum consultivo. Poi venne presentata un’istanza per la Cannabis ad uso Terapeutico, che fece partire l’Iter per un tavolo tecnico atto a valutarne gli eventuali benefici.

L’opposizione, seppure limitata, propone una Legalizzazione o comunque normazione del mercato della Cannabis Light, tuttavia questa è già venduta e ampiamente disponibile in tutta la cittadina.

Tutto però va in fumo il 18 dicembre, quando la maggioranza, dopo una discussione in aula decide di respingere l’emendamento presentato. Tutto finito?

Non proprio, c’è ancora un barlume di speranza, grazie alla dichiarazione del Segretario di Stato per la Sanità, che ricorda come insieme al suo team siano al lavoro su uno studio a 360° riguardo eventuali “danni” e possibili opportunità. Nei prossimi mesi difatti, ci sarà un dibattito interno per valutare la fattibilità.

Lo stato di San Marino quindi rinvia a data da definirsi la tanto ambita legalizzazione della Cannabis, sperando in un esito più che positivo.

La possibile esperienza della piccola Città Stato potrebbe aprire le porte ad una nuova consapevolezza attorno questa pianta, e chissà, un giorno indicare la strada da seguire anche a qui in Italia, dove questo dibattito è frammentato.

Attualità

Svolta sostenibile di Lego: usare la Bioplastica di Canapa?

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Impossibile non conoscere Lego, la multinazionale leader nella produzione di mattoncini da costruzione per bambini (e adulti). Probabilmente è una delle aziende che vende di più nel settore: questo vuol dire che la quantità di mattoncini – realizzata in una plastica resistentissima, praticamente indistruttibile – è molto alta, così come lo sono gli scarti non biodegradabili che vengono inevitabilmente prodotti.

L’azienda lo sa bene – ma soprattutto, da multinazionale quale è, deve dare il buon esempio per quanto riguarda la sostenibilità. La produzione su larga scala dei mattoncini e di altri componenti delle scatole da costruzione non può andare avanti ancora a lungo, perciò l’azienda sta lavorando da parecchi anni per trovare un sostituto sostenibile alla plastica.

Gli elementi “vegetali” dei set Lego saranno costruiti in Bioplastica

Dal 2018 Lego – che ha aderito alla Bioplastic Feedstock Alliance (Bfa), un’organizzazione che promuove l’uso responsabile delle biomasse – ha iniziato a produrre alcuni componenti delle famose scatole-giocattolo in bioplastica.

Per la precisione, tutti i componenti “verdi”: le piantine – foglie, alberi e cespugli – sono composte da polietilene ricavato da etanolo estratto dalla canna da zucchero: un biocarburante che sostituisce (almeno in parte) le plastiche da idrocarburi attualmente impiegate.

Per ora si parla, per quanto riguarda la produzione in bioplastica, dell’1-2 per cento del totale. L’obiettivo è molto ambizioso, ma Lego spera di riuscire a rendere sostenibile la totalità dei materiali utilizzati entro il 2030.

Perché convertire materiali organici in bioplastica è così difficile?

Per il momento Lego produce soltanto una minuscola parte dei suoi mattoncini in bioplastica – i rimanenti 50 miliardi, che vende annualmente, sono ancora prodotti in plastica tradizionale.

La ricerca sulle bioplastiche è ancora agli albori – tanto che è difficile già definire che cosa sono le bioplastiche: generalmente considerate un’alternativa molto più ecosostenibile della plastica tradizionale, non sono però un materiale propriamente a basso impatto. Inoltre, la qualità della resa non è certamente paragonabile a quella della plastica da petrolio.

Lego finora ha testato oltre 200 materiali diversi, ma soltanto il 2 per cento dei suoi prodotti è di origine vegetale: attualmente, la base organica preferita è la canna da zucchero, ma nel prossimo futuro si dicono pronti a sperimentare. Assieme a CocaCola, Nestle, McDonalds – e molte altre big – sta investendo molto nella ricerca, nella speranza di trovare un modo per rendere l’utilizzo di polimeri biologici sostenibile.

Se Lego considerasse la bioplastica di canapa?

Ne avevamo già parlato – siamo dei grandi sostenitori della ricerca sostenibile alleata alla produzione su scala sempre maggiore di canapa industriale – e si vocifera che anche la Lego abbia pensato alla bioplastica realizzata con la fibra della pianta di cannabis.

I maggiori problemi riscontrati finora – che hanno impedito la produzione in massa dei mattoncini di bioplastica – sono la resistenza del materiale, la sua organicità e durata nel tempo. Usare scarti di mais, grano e canna da zucchero non si è rivelata la soluzione perfetta per questo problema ingombrante che è, per un colosso dei giocattoli, di importanza primaria.

“non possiamo dire che ispiriamo e sviluppiamo i costruttori di domani se stiamo rovinando il pianeta”

Questo secondo Tim Guy Brooks, capo del dipartimento per la sostenibilità ambientale di LEGO: la ricerca di nuovi materiali è la priorità, così che i mattoncini LEGO possano continuare a intrattenere – senza remore e sensi di colpa – anche le generazioni future.

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Il CBD può riabilitare l’immagine della cannabis?

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Che il mercato della cannabis sia in continua espansione è un dato difficilmente controvertibile. Vivien Azer, l’analista finanziaria di Wall Street che più da vicino segue il fenomeno, ha dichiarato infatti che, se il 2019 sarà un anno importante nello sviluppo di questo mercato, si prevede che il giro di affari negli Stati Uniti sia entro il 2030 di circa 80 miliardi di dollari; senza considerare il mercato canadese che punta a diventare decisamente più prospero dopo gli ultimi passi in materia di legalizzazione.

Premessa: distinguere il CBD dal THC

È indubbio che questa crescita passi anche e soprattutto da un rinnovamento dell’immagine e del brand della cannabis. Il fulcro di questa campagna, come spiega bene un’inchiesta di Quartz a firma Jenny Avins, è la rivalutazione del cannabidiolo, meglio conosciuto con la sigla CBD, e il suo smarcamento dal THC, terrore di grandi e piccini. Se quest’ultimo è responsabile ormai conosciuto e conclamato del tanto famigerato sballo, il CBD promette rilassamento e sollievo da stress, ansia, insonnia e addirittura dolori muscolari.

Immagine presa da https://www.skynaturalscbd.com/pages/guide-to-cbd

Per lungo tempo, però, nella narrazione ufficiale, i due principi sono sempre stati uniti sotto la comune etichetta di droga. Il vocabolario conservatore e proibizionista, si sa, è piuttosto limitato e punta a semplificare e banalizzare piuttosto che a far comprendere. E così la saldatura tra politiche repressive e stigma sociali ha portato a creare un’immagine totalmente fuorviante: il consumatore di queste sostanze è, nel migliore dei casi, un hippy perdigiorno, nel peggiore un tossico dipendente che vive alla giornata, meglio se immigrato o parte di una minoranza etnica (non a caso negli Stati Uniti la maggior parte degli arresti per questioni legate a sostanze stupefacenti è a carico di neri o ispanici).

Rebrandizzare il CBD è la soluzione?

Per questo dare un nuovo volto al CDB potrebbe aiutare la cannabis a smarcarsi dal suo pesante bagaglio storico-culturale. Per fare ciò, paradossalmente, la parola cannabis e tutto ciò che richiama quell’immaginario deve passare in secondo piano. È questo il pensiero di Paul Earle, esperto di brand e marketing che insegna alla Northwestern’s Kellogg school of marketing e che ha collaborato alla ristrutturazione di diversi brand, intervistato proprio nell’inchiesta sopracitata. il suo consiglio principale è quello di evitare riferimenti alla classica foglia stilizzata o “alla vecchia immagine del ragazzo con gli occhi di fuori”.

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Swipe! More from Kim’s CBD Baby Shower!

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Un endorsment in questo senso lo ha sicuramente dato una delle influencer più note al momento: Kim Kardashian. La star da 144 milioni di follower su Instgram ha infatti deciso di scandalizzare il pubblico borghese proponendo agli invitati del suo baby shower di fine aprile un’ampia scelta di creme e oli a base di CBD. Un’iniziativa che, ovviamente, non ha mancato di suscitare polemiche e confronti. Ma, rispetto al totale oscurantismo sull’argomento degli anni passati, l’apertura di un dibattito, anche che prenda spunto da un post sui social (ma qual è del resto la funzione degli influncer?) è un segnale positivo: in questo caso bene o male, l’importante è che se ne parli.

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Attualità

La Cassazione Vieta la Light, Mantero Risponde [DDL Allegato]

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Pochi giorni fa, la Corte Suprema di Cassazione ha depositato le Motivazioni che hanno portato al divieto di Vendita della Cannabis Light con effetto drogante.

Ebbene, se qualcuno pensava che le motivazioni potessero in un certo senso dare un po’ d’aria a chi lavora nel settore, mi spiace dire che non è stato così.

Infatti da quanto emerge dalle 19 pagine, la Vendita di Cannabis Light è stata praticamente resa illegale, o meglio, non è stato dato un valore numerico a questa – santa – efficacia drogante.

La cassazione in pratica rimanda la questione ai vari tribunali di turno che di volta in volta dovranno decidere se quello specifico lotto è o meno drogante (?).

In pratica è peggio di prima.

Mantero all’Attacco per salvare la Cannabis Light

Non tarda ad arrivare un primo post di Mantero (M5S) a tutela del mercato creatosi, andando a fare un elogio ai tantissimi – soprattutto giovani – che si sono buttati in questo Business, nonostante le tante zone grige.

È ancor più importante però il secondo post pubblicato sempre da Mantero nella giornata odierna, che comunica agli addetti ai lavori che:

E’ pubblicata e sottoscritta da tanti altri colleghi, la mia proposta di modifica della legge n. 242 del 2016 

Il Disegno di legge infatti è stato presentato il 5 giugno e solo oggi, a distanza di più di un mese, è arrivata la notizia della pubblicazione ufficiale.

L’iter è ovviamente lunghissimo come al solito, ma il solo fatto che alcuni esponenti del governo si schierino al fianco della Cannabis Light, fa ben sperare.

Non è ancora nota la data della calendarizzazione del DDL, anche se Mantero assicura e spera in una discussione il prima possibile.

Cosa prevede il Disegno di Legge?

Viene consentita la vendita di derivati della Cannabis Light per ben 2 categorie merceologiche: uso alimentare e uso erboristico.

Si garantisce – finalmente – la tutela dei consumatori dato che le confezioni dovranno mostrare il contenuto di THC – che non dovrà superare lo 0,6% -, il contenuto di CBD e dovrà essere garantita l’assenza di inquinanti come metalli pesanti e patogeni.

Inoltre dovrà essere indicata la provenienza della produzione, e ovviamente dovranno essere rispettati tutti gli altri parametri relativi alle categorie merceologiche.

Si permetterà la possibilità di poter fare taleaggio e addirittura una parte del fondo dell’agricoltura potrà essere dato agli agricoltori che voglio sviluppare nuove genetiche per il mercato.

Insomma a distanza di 3 anni dall’approvazione delle 242/16 arriva finalmente l’upgrade necessario e mai fatto.

Molti si lamenteranno del fatto che si sta pensando troppo alla light e poco alla legalizzazione, tuttavia i temi vanno trattati separatamente, dato che dalla light, oggi, dipendono +3000 realtà aziendali.

P.S. Qui trovi l’iter del DDL e il relativo Testo completo

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