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San Marino dice Sì alla Legalizzazione della Cannabis

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San marino starebbe pensando alla Legalizzazione della Cannabis per uso ricreativo

A distanza di circa un anno dalle prime notizie che parlavano di una possibile legalizzazione della Cannabis a San Marino, la dinamica sembra prender una svolta più che positiva sul tema.

Intatti nella notte del 24 settembre, in piena crisi di governo, è passato il prima via libera ( 18 favorevoli, 13 contrari ), innescando la macchina parlamentare del piccolo stato.

San Marino è noto per essere uno degli stati con le politiche proibizionistiche più dure d’europa, tuttavia, morto il mito del paradiso fiscale, a breve San Marino potrebbe diventare l’Amsterdam italiana.

La scelta di sperimentare questo tipo di business, prende forma dalla necessita del piccolo stato di ammortizzare un sempre crescente debito pubblico.

Sarà la legalizzazione della Cannabis a salvare la piccola città-stato?

La Vecchia Proposta di Legalizzazione ( 2018 )

L’idea sarebbe quella di consentire, per adesso in via sperimentale, il possesso di Marijuana per uso ludico fino a 20 grammi a testa nel centro storico di San Marino e la Coltivazione su Licenza.

Questa è appunto la proposta avanzata dai 3 consiglieri di Rete, attraverso un apposito emendamento presentato nella Legge di Bilancio.

Di seguito l’Emandamento aggiuntivo all’articolo 10bis.

1. È dato mandato al Congresso di Stato di portare in prima lettura in Consiglio Grande e Generale, entro marzo 2019, un progetto di legge che regolamenti l’uso della Marijuana per uso non terapeutico (ludico).

2. Tale progetto di Legge dovrà stabilire, in via sperimentale per il primo anno:

a) La depenalizzazione del possesso di marijuana fino a 20 grammi per cittadini sammarinesi maggiorenni

b) La depenalizzazione dell’uso di marijuana nel centro storico della capitale

c) La depenalizzazione della coltivazioni di marijuana a coloro che abbiano ottenuto specifica licenza

d) Le modalità per il rilascio delle licenze di coltivazione indoor e outdoor della marijuana, individuando altresì le aree outdoor dedicate a tale coltivazione ed eventuali sussidi speciali per l’avvio delle attività

e) Le norme che disciplineranno la coltivazione, la trasformazione e la vendita della canapa industriale

f) Le modalità di controllo della qualità del prodotto, e quelle di approvvigionamento di semi e piante dal e per l’estero

g) La tassazione progressiva, ad ogni passaggio (dal produttore al grossista al venditore al dettaglio), del 25% sul valore della merce venduta

h) La destinazione di una quota minima pari al 20% dei proventi derivanti, in ogni passaggio, dalla vendita della marijuana per investimenti nel welfare (prioritariamente sanità e scuola)

3. Entro maggio 2019 tale legge dovrà venire portata in seconda lettura in Consiglio Grande e Generale, garantendo in tal modo l’inizio della fase di sperimentazione all’interno del centro storico della capitale entro il periodo estivo 2019. 

4. Ad un anno dall’inizio della sperimentazione, sulla base dei proventi rilevati e dei dati statistici collezionati, si dovrà prevedere un referendum confermativo attraverso il quale la cittadinanza possa esprimere il suo favore o la sua contrarietà alla continuazione della sperimentazione, che in caso di esito favorevole verrà ampliata nei cinque anni successivi all’intero territorio sammarinese.

Cannabis e San Marino, un Binomio Perfetto?

L’idea sarebbe quella di seguire l’esempio del Lussemburgo, che attualmente sta valutando una completa Legalizzazione della Cannabis. “Le statistiche dei paesi dove è attualmente legale – spiega Ciavattaparlano in modo chiaro: l’utilizzo di cannabis è diminuito, seppure di poco, mentre è di molto diminuito l’utilizzo di sostanze alcoliche, che fa molti più morti rispetto la Marijuana.

Marlboro investe 2 Miliardi nel mercato della Cannabis Legale

Lo stato di San Marino è in fermentazione da qualche tempo proprio per il tema Cannabis. Qualche giorno fa era nata la possibilità, da parte dello stato di San Marino di produrre Cannabis Terapeutica per l’Italia.

Il tema della legalizzazione era stato presentato già durante la campagna elettorale del 2012 quando venne presentato un referendum consultivo. Poi venne presentata un’istanza per la Cannabis ad uso Terapeutico, che fece partire l’Iter per un tavolo tecnico atto a valutarne gli eventuali benefici.

L’opposizione, seppure limitata, propone una Legalizzazione o comunque normazione del mercato della Cannabis Light, tuttavia questa è già venduta e ampiamente disponibile in tutta la cittadina.

Tutto però va in fumo il 18 dicembre, quando la maggioranza, dopo una discussione in aula decide di respingere l’emendamento presentato. Tutto finito?

Non proprio, c’è ancora un barlume di speranza, grazie alla dichiarazione del Segretario di Stato per la Sanità, che ricorda come insieme al suo team siano al lavoro su uno studio a 360° riguardo eventuali “danni” e possibili opportunità. Nei prossimi mesi difatti, ci sarà un dibattito interno per valutare la fattibilità.

Lo stato di San Marino quindi rinvia a data da definirsi la tanto ambita legalizzazione della Cannabis, sperando in un esito più che positivo.

La possibile esperienza della piccola Città Stato potrebbe aprire le porte ad una nuova consapevolezza attorno questa pianta, e chissà, un giorno indicare la strada da seguire anche a qui in Italia, dove questo dibattito è frammentato.

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Finalmente Legalizzata la Cannabis Light <0.5%

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Coltivare Cannabis Legale in Italia

Ebbene sì, dopo un anno di infiniti tira e molla nelle svariate commissioni, dopo le migliaia di commenti negativi e anche di supporto verso chi almeno ci ha provato, la fiducia ormai persa delle migliaia di persone che hanno investito, oggi 12 dicembre 2019 arriva finalmente una buona notizia per chi ha investito nel settore della Cannabis Light.

Il senatore Mantero, insieme a Francesco Mollame (M5S), Loredana De Petris e Paola Nugnes (LeU), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (PD) sono riusciti nell’ardua impresa. È passato infatti uno dei 2 emendamenti che permetterebbe al settore della Light di poter respirare, finalmente.

Molti all’inizio avevano urlato al MONOPOLIO e addirittura alla truffa, non mi dimentico di voi, anche perché siete gli stessi che oggi Gioiscono. ( la coerenza la lacisate sotto al tappeto o nella stagnola)

L’emendamento nel dettaglio

Matteo Mantero e Francesco Mollame
Matteo Mantero e Francesco Mollame (5S) in commissione bilancio durante l’approvazione dell’emendamento

In attesa di analizzare il testo completo, sappiamo che l’emendamento in questione, va a modificare la 242/16 e finalmente riconosce il fiore della pianta come tale.

Viene inoltre modificato il DPR in materia di stupefacenti e viene imposto il limite dello 0.5% di THC, al di sotto del quale non si può considerare sostanza stupefacente.

“… non è un punto d’arrivo, bensì un punto di partenza…” queste le prime dichiarazioni del senatore Mantero, che con entusiasmo comunica su facebook la notizia.

Per concludere con “I canapicoltori e negozianti potranno lavorare un po’ più tranquilli”.

Sicuramente non è una vittoria eclatante – e nè è conscio lo stesso Mantero -, ma da la libertà di poter lavorare a tutto il comparto cannabico italiano.

L’emendamento, o meglio il sub-emendamento è stato inserito nella legge di bilancio che dovrà essere discussa in parlamento, tuttavia questo non è modificabile (emendabile), pertanto se dovesse passare la legge di bilancio, passerà anche l’emendamento in tutta la sua integrità.

Capodanno coi fiocchi, e con i fiori

Indipendentemente da quello che è il personale giudizio politico, va riconosciuta a Mantero la tenacia e perseveranza che tra le altre cose vorrei vedere in più soggetti politici.

Nel giro dell’ultimo anno ne avrà lette di tutti i colori sul suo conto e sul suo operato, eppure è andato avanti per la sua strada, scontrandosi anche con i muri interni del 5S.

È vero che non è stata legalizzata la cannabis, però la possibilità di poter lavorare in modo libero e a testa alta per oltre 10000 persone è comunque un importante traguardo.

Sperando che il prossimo obiettivo, sia la Legalizzazione e Autoproduzione.

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Lego vuole usare la Bioplastica di Canapa

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Impossibile non conoscere Lego: la multinazionale leader nella produzione di mattoncini da costruzione per bambini (e adulti). La conosciamo tutti perché produce – praticamente da sempre – dei meravigliosi mattoncini realizzati in una plastica resistentissima, praticamente indistruttibile che, inevitabilmente, si trasformano in scarti non biodegradabili.

L’azienda lo sa bene – soprattutto, da multinazionale quale è, dovrebbe dare il buon esempio per quanto riguarda la sostenibilità. La produzione su larga scala dei mattoncini, a lungo andare, produrrà tonnellate di plastica inquinante: non di certo facile da gestire in un mondo sommerso dalla spazzatura. Sembra però che l’azienda stia lavorando da parecchi anni per trovare un sostituto sostenibile alla plastica.

Gli alberi dei set Lego costruiti in Bioplastica

Dal 2018 Lego – che ha aderito alla Bioplastic Feedstock Alliance (Bfa), un’organizzazione che promuove l’uso responsabile delle biomasse – si è impegnato nella produzione di alcuni componenti giocattolo in un materiale diverso: la bioplastica.

Tutti i componenti “verdi”: le piantine – foglie, alberi e cespugli – sono composte da polietilene ricavato da etanolo estratto dalla canna da zucchero: un biocarburante che, in futuro, potrebbe sostituire (almeno in parte) le plastiche da idrocarburi attualmente impiegate.

Per ora si parla ancora di una copertura massima di 1-2% sulla produzione totale. L’obiettivo è molto ambizioso, ma Lego spera di riuscire a rendere sostenibile la totalità dei materiali utilizzati entro il 2030.

Perché convertire materiali organici in bioplastica è così difficile?

Per il momento Lego produce soltanto una minuscola parte dei suoi mattoncini in bioplastica: i rimanenti 50 miliardi, che vende annualmente, sono ancora prodotti in plastica tradizionale.

Il problema principale è che la ricerca sulle bioplastiche è ancora agli albori – tanto che è difficile già definire che cosa sono le bioplastiche. Non se ne sa molto, anche se certamente sono un’alternativa ecosostenibile rispetto alla plastica tradizionale.

Lego finora ha testato oltre 200 materiali diversi e, attualmente, la base organica preferita è la canna da zucchero, ma nel prossimo futuro si dicono pronti a sperimentare.

Si spera che assieme a Lego, anche altri – come CocaCola, Nestle, McDonalds e molte altre big – investano nella ricerca: l’alternativa c’è, bisogna solo applicarla su scala globale.

Se Lego considerasse la bioplastica di canapa?

Ne avevamo già parlato – siamo dei grandi sostenitori della ricerca sostenibile alleata alla produzione su scala sempre maggiore di canapa industriale – e si vocifera che anche la Lego abbia pensato alla bioplastica realizzata con la fibra della pianta di cannabis.

I maggiori problemi (per un possibile uso applicato a tutta la produzione) riscontrati finora sono: la resistenza del materiale, la sua organicità e durata nel tempo. Inoltre, usare scarti di mais, grano e canna da zucchero garantisce la stessa resa.

“non possiamo dire che ispiriamo e sviluppiamo i costruttori di domani se stiamo rovinando il pianeta”

Questo secondo Tim Guy Brooks, capo del dipartimento per la sostenibilità ambientale di LEGO: la ricerca di nuovi materiali è la priorità, così che i mattoncini LEGO possano continuare a intrattenere – senza remore e sensi di colpa – anche le generazioni future.

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Il CBD può riabilitare l’immagine della cannabis?

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Che il mercato della cannabis sia in continua espansione è un dato difficilmente controvertibile. Vivien Azer, l’analista finanziaria di Wall Street che più da vicino segue il fenomeno, ha dichiarato infatti che, se il 2019 sarà un anno importante nello sviluppo di questo mercato, si prevede che il giro di affari negli Stati Uniti sia entro il 2030 di circa 80 miliardi di dollari; senza considerare il mercato canadese che punta a diventare decisamente più prospero dopo gli ultimi passi in materia di legalizzazione.

Premessa: distinguere il CBD dal THC

È indubbio che questa crescita passi anche e soprattutto da un rinnovamento dell’immagine e del brand della cannabis. Il fulcro di questa campagna, come spiega bene un’inchiesta di Quartz a firma Jenny Avins, è la rivalutazione del cannabidiolo, meglio conosciuto con la sigla CBD, e il suo smarcamento dal THC, terrore di grandi e piccini. Se quest’ultimo è responsabile ormai conosciuto e conclamato del tanto famigerato sballo, il CBD promette rilassamento e sollievo da stress, ansia, insonnia e addirittura dolori muscolari.

Immagine presa da https://www.skynaturalscbd.com/pages/guide-to-cbd

Per lungo tempo, però, nella narrazione ufficiale, i due principi sono sempre stati uniti sotto la comune etichetta di droga. Il vocabolario conservatore e proibizionista, si sa, è piuttosto limitato e punta a semplificare e banalizzare piuttosto che a far comprendere. E così la saldatura tra politiche repressive e stigma sociali ha portato a creare un’immagine totalmente fuorviante: il consumatore di queste sostanze è, nel migliore dei casi, un hippy perdigiorno, nel peggiore un tossico dipendente che vive alla giornata, meglio se immigrato o parte di una minoranza etnica (non a caso negli Stati Uniti la maggior parte degli arresti per questioni legate a sostanze stupefacenti è a carico di neri o ispanici).

Rebrandizzare il CBD è la soluzione?

Per questo dare un nuovo volto al CDB potrebbe aiutare la cannabis a smarcarsi dal suo pesante bagaglio storico-culturale. Per fare ciò, paradossalmente, la parola cannabis e tutto ciò che richiama quell’immaginario deve passare in secondo piano. È questo il pensiero di Paul Earle, esperto di brand e marketing che insegna alla Northwestern’s Kellogg school of marketing e che ha collaborato alla ristrutturazione di diversi brand, intervistato proprio nell’inchiesta sopracitata. il suo consiglio principale è quello di evitare riferimenti alla classica foglia stilizzata o “alla vecchia immagine del ragazzo con gli occhi di fuori”.

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Swipe! More from Kim’s CBD Baby Shower!

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Un endorsment in questo senso lo ha sicuramente dato una delle influencer più note al momento: Kim Kardashian. La star da 144 milioni di follower su Instgram ha infatti deciso di scandalizzare il pubblico borghese proponendo agli invitati del suo baby shower di fine aprile un’ampia scelta di creme e oli a base di CBD. Un’iniziativa che, ovviamente, non ha mancato di suscitare polemiche e confronti. Ma, rispetto al totale oscurantismo sull’argomento degli anni passati, l’apertura di un dibattito, anche che prenda spunto da un post sui social (ma qual è del resto la funzione degli influncer?) è un segnale positivo: in questo caso bene o male, l’importante è che se ne parli.

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