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Curiosità

Perché Fumiamo Tabacco, anche se sappiamo quanto fa male?

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Partiamo dal presupposto principale: fumare, nei tempi antichi, non era un gesto da praticare nel quotidiano – la pausa caffè in ufficio, l’attesa di un autobus – ma era considerato sacro: perciò, solamente i sacerdoti potevano fumare.

La scoperta del fumo di tabacco avvenne assieme a quella dell’America ed era descritta come una pratica rituale degli indigeni, una sorta di arte nefasta. Gli indiani in Nord America fumavano la pipa – solamente nelle cerimonie sacre – ma in realtà la foglia di tabacco veniva usata in svariati modi: masticata, mangiata, inalata oltre ad essere, ovviamente, fumata.

Com’era prevedibile, i conquistadores – inizialmente guardinghi se non critici – abbracciarono questa nuova pratica e, importandola nella madrepatria, la resero borghese, poiché prima del XVI secolo l’Europa non aveva ancora incontrato il tabacco.

Gli Antichi, la Cannabis e le Sostanze Allucinogene

L’Europa conosceva il Fumo, ma non il Tabacco. Semplicemente, si fumava altro: la Cannabis

Una stampa olandese che mostra un uomo fumare Oppio grazie ad una Pipa.

Una stampa olandese che mostra un uomo fumare Oppio grazie ad una Pipa.

La culla della società mediterranea – l’attuale zona dell’Iran, abitata dagli Ariani, i nostri antenati – coltivava la Canapa (precisamente, la Cannabis Sativa) per inalare il fumo passivo che fuoriusciva dai semi della pianta.

Erodoto – il primo grande storico greco dell’antichità – ha scritto a proposito dell’uso che gli antichi facevano della marijuana:

«Si infilano sotto una tenda fatta di coperte e gettano i semi su pietre roventi; i semi bruciano producendo un fumo che nessun bagno a vapore greco potrebbe superare. (…) Urlano di gioia…».

Più antico della Cannabis era l’oppio, conosciuto già dagli antichi Sumeri. Nel Medioevo si diffuse l’Hashish di origine mediorientale – proprio del popolo Arabo – e queste droghe (anche se i consumatori dell’epoca ancora non non lo sapevano) avrebbero scatenato le prime, vere, guerre del narcotraffico (le Guerre dell’Oppio).

Il Tabacco si impone nella società europea, diventando uno status symbol e un costume sociale

Usato come sedativo (e contentino) per i soldati al fronte, già nel XVII secolo l’Inghilterra, nel pieno clima del post-industriale, lo ha trasformato in un bene di consumo di massa: gli intellettuali stessi – pittori, musicisti, poeti – abbracciarono per primi questa moda.

Fermi ancora però all’uso di pipe e sigari, nell’Ottocento scoprirono l’uso di quelle che possiamo definire delle proto-cartine: dai turchi venne l’idea di infilare il tabacco nei cilindri di carta in cui veniva conservata la polvere da sparo e accenderli, provando a fumarli: fu così che nacque la sigaretta.

La facilità nel reperire le materie prime e l’esplosione del capitalismo nella moderna società dei consumi furono la combo letale: il vizio si diffuse a macchia d’olio nella società, soppiantando radicalmente l’utilizzo della cannabis. Questo perché era decisamente più facile da reperire, oltre ad essere sovvenzionato e incitato dallo Stato, ma soprattutto reso affascinante dalla pubblicità e dal cinema.

L’abuso di antibiotici ci sta rendendo immuni: cosa sono i Superbatteri?

Le pubblicità consigliavano l’uso del fumo di Sigaretta come aiuto nelle diete dimagranti

Fumare Tabacco perché continuiamo anche se fa male?

Una piantagione di Tabacco in Italia.

Le sigarette avevano definitivamente cancellato dalla memoria dei popoli l’usanza sacra che si faceva, inizialmente, del fumo trasformandolo in un vizio quotidiano comodamente impacchettato per le masse.

È diventata la droga di Stato. Che convive pacificamente con le altre droghe leggere, decisamente perseguitate, che aveva soppiantato durante l’età moderna. La società dimentica, dunque, e demonizza.

Recentemente stiamo assistendo ad un ritorno di fiamma della guerra alla droga – complici i mass media che, attratti da facile audience, diffondono luoghi comuni senza però attaccare mai la prima vera droga: la sigaretta. Tutelata dallo Stato e tassata dallo Stato, uccide ogni tanto milioni di fumatori (ma non è una novità, giusto?) e nel frattempo in televisione continuiamo a sentirci dire che il male vero è altro, che la cannabis – sì, la stessa erba sacra raccontata da Erodoto – è velenosa, addirittura colpevole di stupri e tanti altri terribili delitti.

Ps. per dovere di coscienza dirò che, in verità, questo articolo è stato scritto da una fumatrice – una di quelle che ripetono ogni giorno ‘dalla prossima settimana smetto’ ma puntualmente non lo fa.

 

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Curiosità

Mangiare Cannabis vs Fumarla: benefici ed effetti indesiderati

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L’uso di marijuana è universalmente associato al modo di consumarla più tipico, cioè attraverso l’inalazione di quelli che i nostri genitori chiamano – non senza una punta di imbarazzo – spinelli.

Solitamente, pensare al mangiare marijuana porta alla mente quei terribili lecca-lecca che si vedevano tanto in giro e agli indefiniti – quasi mitizzati – brownies della televisione americana. In realtà, il mondo dei cannabis edibles è vastissimo, poiché l’effetto che produce è completamente diverso da quello che si ha, appunto, dallo spinello.

Quali sono le differenze tra uno snack psicoattivo e l’old fashioned spinello

Ingerire la marijuana anziché inalarla rende l’effetto psicoattivo più forte e duraturo nel tempo: il TCH – noto principio attivo della cannabis – viene metabolizzato dal fegato e convertito in 11-OH-THC, un legame molecolare che produce un maggiore effetto psicotropo.

Il passare attraverso l’apparato digerente e il fegato – per poi finire direttamente su, nel cervello – sottopone la marijuana a tutto un altro processo metabolico, perciò gli effetti sul corpo sono totalmente diversi.

Piccola nota: l’effetto della marijuana mangiata può non arrivare subito, solitamente ci mette dai trenta minuti alle due ore per attivarsi – ma una volta iniziato l’effetto, può durare anche otto ore. L’effetto della cannabis inalata – oppure vaporizzata – invece arriva già nei primi dieci minuti, e dura solitamente meno di un ora.

La dose media di THC consigliata nel cibo è 10 milligrammi. Esagerare di certo non provoca la morte ma, probabilmente, vi farà passare una terribile giornata.

Mangiare la Marijuana come alternativa più salutare e sostenibile?

Fumare – e non solo i pacchetti interi di sigarette – di certo non fa bene alla salute, anzi. Neanche la vaporizzazione è un’alternativa valida, dato che non riduce drasticamente i pericoli né le dannose conseguenze del fumo. Mangiare, invece, può essere un metodo valido per poter smettere di fumare.

Ovviamente, quando parliamo di mangiare la marijuana non ci riferiamo solo ai brownies stereotipati delle confraternite americane, ma ad un intero universo culinario: il metodo migliore per cucinarla è scioglierla nell’olio oppure nel burro – di sicuro le ricette non mancano.

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Curiosità

In che modo la Cannabis influenza i nostri Sogni

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Lo sa bene ogni consumatore di cannabis – specialmente chi non ne fa uso quotidianamente: fumare prima di andare a dormire altera il sonno.

Molti studi hanno evidenziato uno stretto legame tra la cannabis e il ritmo sonno/veglia: è evidente che siano collegati – anche solo stando alla nostra semplice esperienza diretta.

La Cannabis altera i sogni durante le “pause di tolleranza”

La “Tollerance Break” è quel periodo di tempo – che può variare da una settimana a qualche mesetto – in cui un consumatore quotidiano di cannabis decide di smettere per un po’. Questa scelta può essere dettata da molte ragioni, ma soprattutto dal fatto che “disintossicarsi” può aumentare, una volta che si ricomincia, l’effetto psicotropo.

Molte ricerche hanno correlato il consumo di cannabis alla diminuzione dell’intensità – e della durata – della fase REM (per chi non lo sapesse, il sonno è costituito dall’alternarsi di fasi di sonno profondo e fasi REM, che possono durare anche pochi minuti, durante le quali sogniamo).

Ciò lascerebbe supporre che l’astinenza da cannabis può innescare un “REM rebound”, cioè un improvviso aumento del sonno e della durata della fase REM, quindi sogni più lunghi e intensi. L’effetto contrario, invece, molti lo hanno sperimentato una volta tornati a fumare dopo la pausa di tolleranza: il consumo di cannabis è quindi associato alla diminuzione della fase REM.

Smettere di fumare cannabis aiuterebbe a diminuire gli incubi

Molte (e ancora poco conosciute) sono le cause degli incubi, dalla semplice ansia alla sindrome da stress post-traumatico. Ma la Cannabis, con il suo effetto inibitore sui sogni, può aiutare a combattere i brutti sogni.

Che gli incubi siano o meno il tuo problema – ma anche se soffri di semplice insonnia – la cannabis può rivelarsi il tuo migliore alleato: è noto che fumare fa venire sonnolenza, accelera l’insorgenza del sonno e contribuisce a risolvere i problemi di respirazione mentre si dorme.

Qual è la correlazione tra uso di Cannabis, sogni e il nostro comportamento?

Abbiamo già detto che l’uso di cannabis sopprime la durata e l’intensità della fase REM, quindi influisce direttamente sui nostri sogni. Ma questo ha delle conseguenze anche sui nostri comportamenti?

In realtà, studi e ricerche hanno confermato che anche con il sonno REM ridotto al minimo, le conseguenze sui nostri comportamenti quotidiani sono bassissime.

Eppure, le fasi di sonno REM sono collegate alla conservazione delle informazioni e delle competenze, quindi una drastica diminuzione del sonno REM potrebbe portare ad alcuni disturbi cognitivi, soprattutto nei giovani cervelli in crescita – ma è ancora tutto da studiare.

Una cosa, però, è certa: la Cannabis può avere delle fantastiche proprietà curative per coloro che soffrono di disturbi del sonno profondo – a costo di perdere un po’ di tempo REM.

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Attualità

Ecosia: il Motore di Ricerca green friendly che pianta Alberi

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Ecosia, il motore di ricerca che pianta alberi ad ogni ricerca.

Quale motore di ricerca usi abitualmente?

Google è il grande classico: nel dubbio vai sul sicuro, funziona per tutto. Bing sembra già più alternativo, di chi sceglie per posizione presa, mentre Yahoo è ormai deceduto. E poi c’è Yandex, l’alternativa russa alle ricerche online.

Spesso quella del motore di ricerca è una scelta fatta senza neanche riflettere, poiché di certo non andrà a influire sulla nostra giornata. Eppure esiste un motore di ricerca – relativamente giovane ed europeo – che qualcosa promette di cambiare, anche (e soprattutto) nel nostro piccolo quotidiano: Ecosia. (Scopri di Più)

Ecosia: un click per la riforestazione

Fondato da Christian Kroll nel 2009 a Berlino, Ecosia afferma di voler essere la ‘buona coscienza della rete’. Ecosia è comunque un motore di ricerca con fini di lucro, cioè genera fatturato con i proventi pubblicitari che provengono dalle ricerche degli utenti (guadagna qualcosa per ogni click sul sito). Fin qui è tutto nella norma.

Nelle ricerche effettuate su Ecosia, però, appaiono dei link affiliati – chiamati Ecolinks – tramite i quali è possibile effettuare donazioni compiendo acquisti online: ogni azienda deve ad Ecosia il 5% degli acquisti effettuati sul proprio sito. Ecosia dichiara che almeno l’80% dei ricavati ottenuti grazie a questi Ecolinks è destinato alla riforestazione: il browser si è infatti legato a progetti come Plant a Billion Trees e WeForest.

Dalla sua fondazione, Ecosia ha ricavato almeno 3 milioni per i progetti di riforestazione

Il fondatore, Christian Kroll, ha dichiarato di voler raggiungere il miliardo di alberi piantati entro 2020: progetto ambizioso, ma non impossibile. Punta inoltre a neutralizzare il 100% delle emissioni di anidride carbonica causata da tutta l’impalcatura materiale per il funzionamento del motore di ricerca – server, uffici, dispositivi.

Qualcuno si è detto scettico su questo progetto: quale big corporation lascerebbe andare i propri introiti verso cause ambientali? Ma Ecosia ha ottenuto la certificazione della B-Corporation, ente no-profit che ne ha confermato le performance di sostenibilità ambientale e sociale, oltre che la trasparenza nel fornire i dati delle effettive donazioni.

All’inizio ha collaborato con il WWF, per finanziare la riforestazione della foresta pluviale in Brasile. Questo dal 2009, quando Ecosia è stata fondata in seguito alla Conferenza dell’ONU sui Cambiamenti Climatici tenutasi a Copenaghen, il cui tema è stato appunto la riduzione delle emissioni di CO2 (la diminuzione significativa delle foreste sul nostro pianeta è una delle maggiori cause dell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera).

Aderisci anche tu ad Ecosia!

Perché scegliere Ecosia, motore di ricerca con uno scopo: salvare l’ambiente

Dopo la conferenza del 2009, si sono tenuti svariati altri summit riguardanti il problema del Cambiamento Climatico. L’ultima eclatante conferenza è stato quella di Parigi 2015, a cui sono seguite delle COP (Conferenze delle Parti) a cui partecipano alcuni degli Stati firmatari.

Lo scopo di Parigi era quello di sancire una linea comune d’azione: limitare l’aumento delle temperature mondiali al di sotto 2 gradi e ridurre significativamente le emissioni di anidride carbonica. Ma alcuni Stati – tra cui spicca l’America di Trump, rinomato negazionista  – sono fuoriusciti dagli accordi, rifiutandosi di accettare l’esistenza del problema e la necessità di un’azione immediata.

Durante l’ultima COP-24 – svoltasi a Katowice, in Polonia, a dicembre – si è giunti alla drammatica conclusione che il limite dei 2 gradi non è più sufficiente, bisogna mantenersi al di sotto degli 1,5 gradi diminuendo il 45% delle emissioni di CO2 nell’aria entro il 2030. Una bella sfida, insomma.

Ecosia ci insegna che possiamo fare tanto, anche con un gesto casuale come la scelta di un motore di ricerca, addirittura con un click sulla tastiera. Diffondere una nuova consapevolezza – insieme, tutti quanti, possiamo farcela – è il primo grande passo per la soluzione del problema Climatico. Che, assieme alle altre emergenze – l’inquinamento provocato dalla plastica e l’esaurimento dell’acqua potabile, tra i tanti – ci fanno capire quanto ogni piccolo gesto conta.

 

 

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