Connettiti con la Community

Estero

New York: Legalizzare la Cannabis per finanziare la Metropolitana

Published

in

New York, Legalizzazione della Cannabis per finanziare la Metropolitana

Per la prima volta da dieci anni i Democratici sono al potere nello Stato di New York: già dai tempi di Obama questo gruppo politico si è rivelato favorevole agli sperimentalismi.

La questione delle infrastrutture (soprattutto il sistema della metropolitana, seguito da quello degli autobus) è all’ordine del giorno, dato che sono moltissimi coloro che lamentano i disservizi dei mezzi pubblici. Il problema più grande, però, sta proprio nel reperire i fondi necessari per intraprendere la modernizzazione; recentemente l’attuale governatore Andrew M. Cuomo si è ritrovato a dover cambiare idea su quella che prima definiva la Gateaway Drug, cioè la Cannabis.

Dalla California al Maine, dieci stati hanno legalizzato la Marijuana per uso ricreativo

In Coloradocapofila della legalizzazione – il mercato della cannabis ha fatturato più di 1,5 miliardi lo scorso anno e generato 247 milioni di dollari in tasse. Questi soldi sono stati riutilizzati per favorire le iniziative pubbliche nell’istruzione e nei trasporti.

Anche il Michigan Legalizza la Cannabis Ricreativa, come funziona?

Il Dipartimento statale della Salute ha stimato che, annualmente e solo nello Stato di New York, il mercato illegale della marijuana riesce a produrre profitti superiori ai 3.5 miliardi – secondo un’inchiesta dello scorso Giugno – perciò ne raccomanda la legalizzazione (e se lo dicono loro).

Più del 62% degli americani è favorevole: il mercato dell’erba è un’opportunità proficua per trovare finanziamenti da riversare sull’incremento delle infrastrutture – piuttosto che ripiegare sull’aumento delle tasse, oppure deviare i fondi da altri servizi pubblici – e si vocifera che un documento per la legalizzazione potrebbe essere discusso durante la prossima sessione legislativa, cioè a Gennaio.

New York, la legalizzazione porta ricchezze, riduce la criminalità e…

Maybe you don’t get so grumpy when the subway doesn’t come” ha detto Mitchell L. Moss, esperto dei trasporti alla New York University; lui e il suo team stanno attualmente lavorando ad una nuova indagine per supportare l’idea che legalizzazione e incremento delle infrastrutture possano darsi una mano a vicenda.

New York è una città che sopravvive proprio grazie alla metropolitana, essendo il mezzo più utilizzato dai newyorkesi per muoversi. La sua importanza perciò allarma lo Stato intero sulle pessime condizioni in cui versa, che non può certamente essere arginato imponendo un aumento dei prezzi di abbonamenti e biglietti.

Metodi alternativi per sovvenzionare la metropolitana: anche Istanbul diventa Verde

Dallo scorso ottobre, infatti, nella città turca è possibile pagare il biglietto grazie al riciclaggio: in cambio di una bottiglia di plastica o lattine di alluminio si può ricaricare la propria Istanbul Card.

Questa iniziativa rientra nel piano volto alla sensibilizzazione e all’incremento del riciclo, priorità mondiale che quest’anno sta trovando riscontro in parecchie capitali e che riuscirà, a lungo termine, a diventare una prassi abitudinaria. La Turchia, dopo Francia e Germania, è leader europea nel riciclaggio.

Abbiamo già parlato di Decoupling e di come la crescita economica ed energia rinnovabile possano andare di pari passo: bastano le giuste idee, una mentalità aperta e si può salvare il mondo partendo dalle cose (all’apparenza) più semplici: Il mercato della Marijuana è una fonte preziosa di ricchezze e gli americani lo sanno bene.

Soprattutto permette di reinvestire miliardi nei trasporti pubblici – contribuendo alla riduzione delle emissioni di Co2 – velocizzando e migliorando la qualità delle reti metropolitane dello Stato. Un ottimo modo per democratizzare la questione ambientale, soprattutto ora che il populismo anti-ecologico sta diventando sempre più trasversale, influenzato dalle politiche dei leader mondiali (da Trump alla stessa Italia).

Attualità

Il Regno Unito è pronto a Legalizzare la Cannabis

Published

in

regno unito legalizzazione cannabis

Nell’UK si inizia a sentire il profumo della Cannabis, infatti secondo quanto mostra un sondaggio rilasciato dall’Evening Standard rivela che -almeno tra i lettori- il 63% delle persone è favorevole ad una Legalizzazione piena.

Da poco nel Regno Unito è possibile curare alcune patologie con la cannabis terapeutica, anche se resta comunque utilizzabile in modo limitato.

La possibilità che venga Legalizzata la Cannabis nel Regno Unito non è poi così remota, da qualche anno infatti i media parlano di questa come un tema quotidiano.

Andando soprattutto a prendere come esempio le esperienze brillanti dei cugini canadesi, che in meno di un decennio sono diventati Leader Mondiali per quanto concerne la Cannabis Terapeutica.

Saranno quindi loro i primi a legalizzare la Cannabis in Europa, almeno quella geografica?

Continua la Lettura

Attualità

Il più Grande Investimento privato per la Ricerca sulla Cannabis

Published

in

9 Milioni di Dollari Ricerca sulla Cannabis al MIT

Il merito di ciò va a Charles R. Broderick, fondatore di Uji Capital LLC, un fondo d’investimento – che si occupa dei mercati dei capitali azionari globali – per erogare l’intero importo.

Un grande investimento per finanziarie nuove ricerche indipendenti                   

La donazione consentirà agli esperti di neuroscienza e biomedicina del MIT e della Harvard Medical School (HMS) di condurre ricerche specifiche sui cannabinoidi. Gli studi serviranno a comprendere meglio gli effetti sul cervello e sul comportamento umano, a catalizzare i trattamenti e stilare delle linee guida: tutto questo per favorire nuove politiche sociali e la regolamentazione della cannabis.

“Il nostro desiderio è di riempire il vuoto di ricerca che esiste attualmente nella scienza della Cannabis”

Queste le parole di Broderick – già un investitore precoce nel mercato della marijuana medica in Canada.

Nonostante il legame dell’investitore con entrambe le strutture accademiche, sia il MIT che Harvard hanno affermato che Broderick non avrà voce in capitolo nel processo finale; inoltre, tutte le ricerche saranno rese pubbliche, indipendentemente dai risultati.

Il suo investimento prevede 4,5 milioni di dollari da destinare all’HMS, distruibuiti tra i dipartimenti di neurobiologia, immunologia, psichiatria e neurologia, sfruttando la conoscenza combinata di circa 30 esperti sia interni che di istituti affiliati – includendo anche gli ospedali.

Il team di Harvard progetta di costruire una migliore comprensione dei cannabinoidi. Inoltre, si concentrerà sullo studio della biologia di base del sistema cannabinoide, approfondendo in quali casi e come essi influenzino la comunicazione cellula-cellula nel cervello. Da tenere a mente che i cannabinoidi attivano una varietà di recettori cerebrali che hanno sul nostro corpo effetti biologici incredibilmente complessi – che variano per età, sesso e sono influenzati dalle condizioni fisiologiche e dalla salute generale di una persona.

harvard

L’Università Harvard è un’università privata statunitense situata a Cambridge, nel Massachusetts, nell’area metropolitana della città di Boston

Al MIT verranno donati 4,5 milioni di dollari in tre anni per sostenere la ricerca indipendente di quattro scienziati

John Gabrieli, Professore di Scienze e Tecnologie della Salute, di Scienze Cerebrali e Cognitive e membro del McGovern Institute for Brain Research del MIT, analizzerà la relazione tra Cannabis e schizofrenia, integrando anche campi come il cognitivismo ed il comportamentismo, grazie ai quali potrà essere meglio monitorato qualsiasi potenziale valore terapeutico – soprattutto per i disturbi dello spettro autistico.

Myriam Heiman, neuroscienziato molecolare nonché professore associato di Neuroscienze al Picower Institute, analizzerà come l’esposizione cronica alle molecole di fitocannabinoidi THC e CBD possa alterare le traiettorie molecolari dello sviluppo di cellule implicate nella schizofrenia e se vi può essere un valore terapeutico contro la malattia di Huntington.

Ann Graybiel, professoressa del MIT Institute, ha proposto di studiare il recettore cannabinoide 1 (CB1), che media molti degli effetti dei cannabinoidi. Recentemente ha scoperto che i recettori CB1 sono strettamente collegati alla dopamina, un neurotrasmettitore che colpisce sia l’umore che la motivazione. Questi studi con relativi risultati saranno importanti per comprendere meglio gli effetti della cannabis sugli utenti occasionali, così come la sua relazione con gli stati di dipendenza e i disturbi neuropsichiatrici. 

Earl Miller, professore di Neuroscienze presso il Picower Institute, valuterà gli effetti dei cannabinoidi sia sull’attenzione che sulla memoria di lavoro. Osserverà come i ritmi cerebrali dettati dai neuroni possano essere influenzati dall’uso di cannabis, potendo far luce su varie casistiche, come ad esempio la guida, in cui il mantenimento dell’attenzione è particolarmente cruciale.

MIT

L’Istituto di tecnologia del Massachusetts (in breve, MIT)

“La mancanza di una ricerca scientifica di base permette alle persone di fare affermazioni nel vuoto che sono aneddotiche o basate su vecchie scienze”

Così ha detto al Boston Globe Broderick, e ancora:

“Per generazioni non siamo stati in grado di studiare questa cosa per vari motivi sociali, che dovrebbero finire ora, così come i divieti che stanno cadendo in tutto il mondo”.

Tale ricerca deve sempre più venirci incontro, perché il solo impegno sociale, purtroppo, oggi porta a poco e nulla. Continuo e lecito è continuare a chiedersi come mai vi siano, tra i vari Stati, delle visioni cosi differenti su questo tema. Tante sono state le giustificazioni ormai note a tutti, che non riportiamo per evitare di apparire tristemente sterili.

Quello di Broderick nasce grazie alla sua società d’investimento ma è un impegno sociale che vede al futuro

Leggere che due dei più grandi e rinomati poli di studi e di ricerca (non solo considerando i confini americani) perseverino nello studio della Cannabis facendo sempre più chiarezza, volendo assestare questa cultura sociale sballata, da speranza per il futuro.

Sapere che tutto questo sarà possibile grazie al più grande investimento privato mai registrato finora per la ricerca indipendente sulla Cannabis e che dietro a tutto ciò c’è un giovane come noi, ne damolta di più.

Continua la Lettura

Attualità

Legalizzazione: Il silenzio efficace della Nuova Zelanda

Published

in

La Nuova Zelanda vuole legalizzare la Cannabis nel 2020 con un Referendum

I dettagli sui piani legislativi per legalizzare e regolare la marijuana in Nuova Zelanda sono stati rilasciati martedì.

I partiti politici – che fanno parte di una coalizione di governo di minoranza – hanno concordato gli elementi di base di un referendum che consentirebbe l’uso, il possesso, la vendita e la coltivazione di cannabis per chi abbia compiuto la maggiore età.

La proposta consentirà la coltivazione domestica limitata in aree autorizzate dove le persone potranno consumare marijuana socialmente.


Comprenderà anche restrizioni di marketing ed un divieto di consumo pubblico, nonché possibili limiti di THC.

Il ministro della Giustizia Andrew Little ha confermato in un comunicato stampa che la misura sarà vincolante: questo significa che se gli elettori opteranno per il sì, il governo sarà obbligato a seguire la volontà degli elettori. 

“I funzionari hanno ora il potere di redigere la legislazione con il contributo delle parti interessate, e la Commissione elettorale redigerà la domanda referendaria per apparire nel ballottaggio” – ha detto Little in un comunicato stampa – “La scelta degli elettori sarà vincolante perché tutte le parti che compongono l’attuale governo si sono impegnate a rispettare l’esito”.

“Speriamo e aspettiamo che il Partito Nazionale si impegni anche a rispettare la decisione degli elettori” ha aggiunto, riferendosi al principale partito di opposizione che non fa parte della coalizione di governo.

Quali sono gli obiettivi primari e secondari del referendum proposto

Obiettivi primari

  1. Garantire il benessere sociale dei neozelandesi, ovviamente. Inoltre, il modello dovrebbe minimizzare i danni associati alla cannabis (come danni alla salute, danni sociali e danni ai giovani);
  2. Ridurre l’uso complessivo della cannabis nel tempo, con particolare attenzione alla riduzione dell’uso tra i giovani aumentando l’età del primo utilizzo;
  3. I proventi derivanti dalla regolamentazione della cannabis dovranno contribuire a misure attinenti alla salute.

Obiettivi secondari

  1. Depotenziare le organizzazioni criminali, abbassare la popolazione carceraria e il commercio illegale di cannabis;
  2. Garantire la sicurezza dei prodotti e il controllo dei livelli di THC attraverso la legislazione e la regolamentazione;
  3. Essere coerenti con lo stato di diritto: il modello dovrebbe sostenere la costituzione della Nuova Zelanda, ridurre al minimo le opportunità per il mercato illecito ed essere chiaro e facile da seguire;
  4. Favorire la sostenibilità fiscale: il modello dovrebbe cercare di finanziare meccanismi che affrontino direttamente i danni legati alla cannabis, puntando anche a ridurre l’uso nel tempo.

Un sondaggio pubblicato a gennaio ha rivelato che il 60% dei residenti della Nuova Zelanda approverebbe un referendum per legalizzare la cannabis. 

Solo il 24 percento degli intervistati ha espresso opposizione alla politica e il 16 percento è rimasto indeciso.

Se il paese decidesse di legalizzare e regolare la marijuana, seguirebbe l’esempio di Canada e Uruguay, che lo hanno già fatto

La Nuova Zelanda ha precedentemente dimostrato di essere interessata a perseguire un approccio alla politica in materia di droga orientato a favore della salute pubblica.

I funzionari hanno incaricato le forze dell’ordine di non criminalizzare il possesso e il consumo di droghe sintetiche – enfatizzando una ipotetica crisi della droga nel paese – ma di trattare invece la questione come un problema di salute pubblica.

Ed è questa visione sociale che ha la Nuova Zelanda ad evidenziare l’enorme distacco culturale che vi è tra noi e loro.

Continua la Lettura

Seguici

Trending

    Iscriviti
    Telegram

    Copyright © 2020 | YouWeed.it - La redazione di YouWeed e i suoi collaboratori non intendono e non vogliono in alcun modo incentivare e/o promuovere condotte vietate dalle attuali leggi vigenti in Italia e in tutti i Paesi dove la rivista è distribuita. Tutte le informazioni contenute nella rivista e sul sito web (YouWeed.it) sono da intendersi esclusivamente ai fini di una più completa informazione personale e di cultura generale.