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Anche il Michigan Legalizza la Cannabis Ricreativa, come funziona?

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Il Michigan sarà il decimo stato Americano a Legalizzare la Cannabis per fini terapeutici

Continua a crescere davvero velocemente la lista degli stati USA che decidono di legalizzare la Cannabis per uso Ricreativo. La totalità di questi 10 stati aveva già legalizzato l’uso per scopi terapeutici da almeno 5 anni.

I cittadini -aventi diritto al voto- del piccolo Michigan il 6 Novembre sono stati chiamati alle urne per pronunciarsi in merito al Referendum di iniziativa popolare per legalizzare o meno l’uso della Cannabis per i cittadini di maggior età (21 Anni). Questo ha ovviamente avuto esito positivo, viste le precedenti esperienze negli stati dove era già legale. I risultato sulla base di 4,212,994 di votanti è stato:

  • Si il 55,89% (2,354,640)
  • No il 44.11% (1,858,354)

L’uso e il possesso diventeranno legali del tutto il 6 Dicembre ( un mese dopo il risultato ), mentre la vendita e il rilascio delle Licenze avverrà a distanza di 1 anno, quindi il 6 Dicembre 2019. Questo per avere il tempo necessario per poter stilare un testo normativo per la vendita e la commercializzazione.

Quanta Cannabis si potrà trasportare?

Tutti gli abitanti che hanno raggiunto la maggiore età, quindi 21 anni, potranno trasportare o possedere fino a 2,5 once ( 70 grammi circa ) di cannabis. Sarà possibile inoltre coltivare fino a 12 Piante per uso personale, anche se queste devono essere coltivate in un ambiente non esposto. Sarà inoltre possibile cedere fino a 2,5 once a terzi, senza però avere uno scambio monetario.

Dove sarà possibile consumare Marijuana

Sarà possibile consumare la Marijuana solo nei luoghi privati come Case o Attività Commerciali di vario genere, anche se i proprietari di queste o i datori di lavoro potranno vietarla a piacimento. Non sarà quindi possibile fumarla in giro per le strade del Paese, o qualsiasi altro luogo di pubblico accesso. Per quanto riguarda i College e le Università, queste hanno tenuto a precisare come le politiche antidroga resteranno inalterate. I datori potranno continuare a licenziare i dipendenti per uso di droghe.

Dove potrà essere Acquistata e Quando

Come già detto all’inizio di questo articolo, il discorso della vendita tramite dispensari o comunque negozi non è ancora normata, anche se è legale l’uso e la coltivazione. Quindi chi è interessato ad intraprendere questo business dovrà attendere almeno fino Dicembre 2019. Recentemente proprio nel Michigan erano state rilasciate le prime licenze per la coltivazione per scopi medici, quindi siamo ancora in alto mare. Si prevede una riscossione di circa 10 milioni di dollari annui dalla tassazione della sostanza, che verranno reinvestiti nella scuola e nella sanità.

La Situazione Legislativa Locale

La situazione legislativa del Michigan potrebbe sembrare strana per noi abitanti del vecchio continente, questo perché ogni singola Contea, Comunità e Cittadina ha la possibilità di poter vietare o meno l’apertura, quindi la vendita di cannabis a piacimento. Questo accade perché negli USA e in particolar modo in Michigan, queste comunità dispongono di poteri legislativi locali molto larghi. Per ovviare marginalmente a questo problema, le comunità che non parteciperanno all’iniziativa non potranno riscuotere, o comunque accedere ai fondi generati dalla vendita di Cannabis.

La Giustizia, gli Amministratori e le Forze dell’Ordine

Subito dopo l’approvazione del provvedimento, molti PM hanno dichiarato che archivieranno tutti i casi di infrazione per Possesso per piccole quantità di marijuana, vista la neo-legalità. Il capo della Polizia tiene comunque a sottolineare che la guida sotto effetto resterà illegale: “Questa legge non cambierà le norme in merito alla guida sotto effetto”.

E quindi è un bene o un male?

Il Michigan legalizza dopo aver osservato attentamente l’evoluzione di quest’industria negli altri strati. Il cambio sostanziale sta nella possibilità di poter coltivare addirittura il doppio delle piante previste negli altri stati, parliamo di 12 piante/Casa capaci di poter soddisfare appieno le esigenze di un consumatore. Il Michigan quindi dimostrerà per l’ennesima volta che la strada da seguire -per debellare la criminalità organizzata e il sovraffollamento delle carceri- è quella di una libera e completa legalizzazione.

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Finalmente Legalizzata la Cannabis Light <0.5%

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Coltivare Cannabis Legale in Italia

Ebbene sì, dopo un anno di infiniti tira e molla nelle svariate commissioni, dopo le migliaia di commenti negativi e anche di supporto verso chi almeno ci ha provato, la fiducia ormai persa delle migliaia di persone che hanno investito, oggi 12 dicembre 2019 arriva finalmente una buona notizia per chi ha investito nel settore della Cannabis Light.

Il senatore Mantero, insieme a Francesco Mollame (M5S), Loredana De Petris e Paola Nugnes (LeU), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (PD) sono riusciti nell’ardua impresa. È passato infatti uno dei 2 emendamenti che permetterebbe al settore della Light di poter respirare, finalmente.

Molti all’inizio avevano urlato al MONOPOLIO e addirittura alla truffa, non mi dimentico di voi, anche perché siete gli stessi che oggi Gioiscono. ( la coerenza la lacisate sotto al tappeto o nella stagnola)

L’emendamento nel dettaglio

Matteo Mantero e Francesco Mollame
Matteo Mantero e Francesco Mollame (5S) in commissione bilancio durante l’approvazione dell’emendamento

In attesa di analizzare il testo completo, sappiamo che l’emendamento in questione, va a modificare la 242/16 e finalmente riconosce il fiore della pianta come tale.

Viene inoltre modificato il DPR in materia di stupefacenti e viene imposto il limite dello 0.5% di THC, al di sotto del quale non si può considerare sostanza stupefacente.

“… non è un punto d’arrivo, bensì un punto di partenza…” queste le prime dichiarazioni del senatore Mantero, che con entusiasmo comunica su facebook la notizia.

Per concludere con “I canapicoltori e negozianti potranno lavorare un po’ più tranquilli”.

Sicuramente non è una vittoria eclatante – e nè è conscio lo stesso Mantero -, ma da la libertà di poter lavorare a tutto il comparto cannabico italiano.

L’emendamento, o meglio il sub-emendamento è stato inserito nella legge di bilancio che dovrà essere discussa in parlamento, tuttavia questo non è modificabile (emendabile), pertanto se dovesse passare la legge di bilancio, passerà anche l’emendamento in tutta la sua integrità.

Capodanno coi fiocchi, e con i fiori

Indipendentemente da quello che è il personale giudizio politico, va riconosciuta a Mantero la tenacia e perseveranza che tra le altre cose vorrei vedere in più soggetti politici.

Nel giro dell’ultimo anno ne avrà lette di tutti i colori sul suo conto e sul suo operato, eppure è andato avanti per la sua strada, scontrandosi anche con i muri interni del 5S.

È vero che non è stata legalizzata la cannabis, però la possibilità di poter lavorare in modo libero e a testa alta per oltre 10000 persone è comunque un importante traguardo.

Sperando che il prossimo obiettivo, sia la Legalizzazione e Autoproduzione.

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Lego vuole usare la Bioplastica di Canapa

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Impossibile non conoscere Lego: la multinazionale leader nella produzione di mattoncini da costruzione per bambini (e adulti). La conosciamo tutti perché produce – praticamente da sempre – dei meravigliosi mattoncini realizzati in una plastica resistentissima, praticamente indistruttibile che, inevitabilmente, si trasformano in scarti non biodegradabili.

L’azienda lo sa bene – soprattutto, da multinazionale quale è, dovrebbe dare il buon esempio per quanto riguarda la sostenibilità. La produzione su larga scala dei mattoncini, a lungo andare, produrrà tonnellate di plastica inquinante: non di certo facile da gestire in un mondo sommerso dalla spazzatura. Sembra però che l’azienda stia lavorando da parecchi anni per trovare un sostituto sostenibile alla plastica.

Gli alberi dei set Lego costruiti in Bioplastica

Dal 2018 Lego – che ha aderito alla Bioplastic Feedstock Alliance (Bfa), un’organizzazione che promuove l’uso responsabile delle biomasse – si è impegnato nella produzione di alcuni componenti giocattolo in un materiale diverso: la bioplastica.

Tutti i componenti “verdi”: le piantine – foglie, alberi e cespugli – sono composte da polietilene ricavato da etanolo estratto dalla canna da zucchero: un biocarburante che, in futuro, potrebbe sostituire (almeno in parte) le plastiche da idrocarburi attualmente impiegate.

Per ora si parla ancora di una copertura massima di 1-2% sulla produzione totale. L’obiettivo è molto ambizioso, ma Lego spera di riuscire a rendere sostenibile la totalità dei materiali utilizzati entro il 2030.

Perché convertire materiali organici in bioplastica è così difficile?

Per il momento Lego produce soltanto una minuscola parte dei suoi mattoncini in bioplastica: i rimanenti 50 miliardi, che vende annualmente, sono ancora prodotti in plastica tradizionale.

Il problema principale è che la ricerca sulle bioplastiche è ancora agli albori – tanto che è difficile già definire che cosa sono le bioplastiche. Non se ne sa molto, anche se certamente sono un’alternativa ecosostenibile rispetto alla plastica tradizionale.

Lego finora ha testato oltre 200 materiali diversi e, attualmente, la base organica preferita è la canna da zucchero, ma nel prossimo futuro si dicono pronti a sperimentare.

Si spera che assieme a Lego, anche altri – come CocaCola, Nestle, McDonalds e molte altre big – investano nella ricerca: l’alternativa c’è, bisogna solo applicarla su scala globale.

Se Lego considerasse la bioplastica di canapa?

Ne avevamo già parlato – siamo dei grandi sostenitori della ricerca sostenibile alleata alla produzione su scala sempre maggiore di canapa industriale – e si vocifera che anche la Lego abbia pensato alla bioplastica realizzata con la fibra della pianta di cannabis.

I maggiori problemi (per un possibile uso applicato a tutta la produzione) riscontrati finora sono: la resistenza del materiale, la sua organicità e durata nel tempo. Inoltre, usare scarti di mais, grano e canna da zucchero garantisce la stessa resa.

“non possiamo dire che ispiriamo e sviluppiamo i costruttori di domani se stiamo rovinando il pianeta”

Questo secondo Tim Guy Brooks, capo del dipartimento per la sostenibilità ambientale di LEGO: la ricerca di nuovi materiali è la priorità, così che i mattoncini LEGO possano continuare a intrattenere – senza remore e sensi di colpa – anche le generazioni future.

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Il CBD può riabilitare l’immagine della cannabis?

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Che il mercato della cannabis sia in continua espansione è un dato difficilmente controvertibile. Vivien Azer, l’analista finanziaria di Wall Street che più da vicino segue il fenomeno, ha dichiarato infatti che, se il 2019 sarà un anno importante nello sviluppo di questo mercato, si prevede che il giro di affari negli Stati Uniti sia entro il 2030 di circa 80 miliardi di dollari; senza considerare il mercato canadese che punta a diventare decisamente più prospero dopo gli ultimi passi in materia di legalizzazione.

Premessa: distinguere il CBD dal THC

È indubbio che questa crescita passi anche e soprattutto da un rinnovamento dell’immagine e del brand della cannabis. Il fulcro di questa campagna, come spiega bene un’inchiesta di Quartz a firma Jenny Avins, è la rivalutazione del cannabidiolo, meglio conosciuto con la sigla CBD, e il suo smarcamento dal THC, terrore di grandi e piccini. Se quest’ultimo è responsabile ormai conosciuto e conclamato del tanto famigerato sballo, il CBD promette rilassamento e sollievo da stress, ansia, insonnia e addirittura dolori muscolari.

Immagine presa da https://www.skynaturalscbd.com/pages/guide-to-cbd

Per lungo tempo, però, nella narrazione ufficiale, i due principi sono sempre stati uniti sotto la comune etichetta di droga. Il vocabolario conservatore e proibizionista, si sa, è piuttosto limitato e punta a semplificare e banalizzare piuttosto che a far comprendere. E così la saldatura tra politiche repressive e stigma sociali ha portato a creare un’immagine totalmente fuorviante: il consumatore di queste sostanze è, nel migliore dei casi, un hippy perdigiorno, nel peggiore un tossico dipendente che vive alla giornata, meglio se immigrato o parte di una minoranza etnica (non a caso negli Stati Uniti la maggior parte degli arresti per questioni legate a sostanze stupefacenti è a carico di neri o ispanici).

Rebrandizzare il CBD è la soluzione?

Per questo dare un nuovo volto al CDB potrebbe aiutare la cannabis a smarcarsi dal suo pesante bagaglio storico-culturale. Per fare ciò, paradossalmente, la parola cannabis e tutto ciò che richiama quell’immaginario deve passare in secondo piano. È questo il pensiero di Paul Earle, esperto di brand e marketing che insegna alla Northwestern’s Kellogg school of marketing e che ha collaborato alla ristrutturazione di diversi brand, intervistato proprio nell’inchiesta sopracitata. il suo consiglio principale è quello di evitare riferimenti alla classica foglia stilizzata o “alla vecchia immagine del ragazzo con gli occhi di fuori”.

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Swipe! More from Kim’s CBD Baby Shower!

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Un endorsment in questo senso lo ha sicuramente dato una delle influencer più note al momento: Kim Kardashian. La star da 144 milioni di follower su Instgram ha infatti deciso di scandalizzare il pubblico borghese proponendo agli invitati del suo baby shower di fine aprile un’ampia scelta di creme e oli a base di CBD. Un’iniziativa che, ovviamente, non ha mancato di suscitare polemiche e confronti. Ma, rispetto al totale oscurantismo sull’argomento degli anni passati, l’apertura di un dibattito, anche che prenda spunto da un post sui social (ma qual è del resto la funzione degli influncer?) è un segnale positivo: in questo caso bene o male, l’importante è che se ne parli.

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