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Il Lussemburgo, la Legalizzazione della Cannabis e non solo

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Lussemburgo: primo stato europeo a legalizzare la produzione e l’uso di cannabis a scopo ricreativo.

Dopo aver rinnovato il secondo mandato come primo ministro nella giornata di ieri 5 dicembre 2018, il capo del governo lussemburghese Xavier Bettel in accordo con i partiti democratico (DS), socialista operaio lussemburghese (LSAP) ed ecologista (i Verdi, detti Déi Gréng) si prepara a far diventare il Lussemburgo il primo paese europeo a legalizzare la cannabis per uso ricreativo, consentendone quindi la produzione e l’uso per i residenti maggiorenni.

La legalizzazione della cannabis per scopo terapeutico era già stata approvata nel giugno 2018, ma l’uso era limitato a specifiche condizioni di salute e alla residenza.

Anche la legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo sarà limitata ai soli residenti lussemburghesi maggiorenni. Verranno applicate sanzioni per chi la distribuirà nelle scuole o ai minori.

Tuttavia, queste limitazioni spariranno presto: l’intenzione del primo ministro Xavier Bettel è infatti quella di ampliare la legalizzazione della cannabis per scopo ricreativo anche ai non residenti. Si ricorda, infatti, che il Lussemburgo è un piccolo stato che conta 600.000 abitanti, di cui 190.000 che vivono tra Francia, Belgio e Germania e sono costrette ad attraversare ogni giorno il confine per andarci a lavorare.

Perché questa decisione?

La risposta è solamente una: perché è intelligente. Col passare del tempo, si è visto come la proibizione della cannabis sia fallita e come sempre più paesi s’incamminano sulla strada della legalizzazione della cannabis sia per scopo terapeutico sia per scopo ricreativo.

Prima fra tutte l’Olanda, dove da più di quarant’anni vige un regime di tolleranza verso la vendita di piccole quantità di cannabis.

Non si dimentica il Portogallo, dove è stato decriminalizzato il consumo di tutte le sostanze – anche se non è stato ancora regolamentato legalmente il mercato della cannabis.

Situazione diversa la si ritrova nel Canada, in diversi stati degli USA e nell’Uruguay, nei quali si è già andati avanti verso la legalizzazione.

Il Lussemburgo potrebbe quindi aprire le porte, insieme con questi, ad un nuovo mercato sia europeo sia internazionale: sembra l’inizio della nascita di una vera industria (ricreativa e non) in Europa.

Che impatto avrà questa decisione nell’UE?

La prima conseguenza della legalizzazione della cannabis a Lussemburgo sarà la creazione di un mercato sia europeo sia internazionale che avrà come punti fermi la legalità e l’uso ricreativo. Questo potrebbe spingere stati che non hanno ancora legalizzato e stati che penalizzano la produzione e il consumo di cannabis a seguire la strada della legalizzazione. Fra questi, la Svizzera che, si ricorda, non fa parte dell’UE.

Questo porterà avanti la questione della riforma della cannabis in tutta Europa. I cambiamenti non saranno rapidi, ma sicuramente si sta percorrendo la strada giusta.

Inoltre, l’industria subirà dei miglioramenti: saranno aumentate le esportazioni e le importazioni per il momento per scopo terapeutico da parte di olandesi e tedeschi. Questo avrà come seconda conseguenza la fine di questioni europee: si sa che la borsa tedesca (la Deutsche Börse) ha sede a Lussemburgo e se questa regolamentasse la legalizzazione, vincerebbe la riluttanza di questa nel consentire la liquidazione di alcuni tipi di stock di cannabis a Francoforte e in altre borse tedesche.

Last but not the least, la legalizzazione della cannabis sarà una mossa vincente per la sconfitta della criminalità organizzata, che attualmente è l’unica a soddisfare le grandi richieste di cannabis della popolazione.

Per non parlare dei benefici ambientali…

Oltre la legalizzazione

Oltre alla legalizzazione della cannabis che sicuramente avrà degli impatti positivi sull’ambiente, il primo ministro Xavier Bettel vuole far diventare il Lussemburgo anche il primo paese europeo a rendere gratuiti i trasporti pubblici. Non esisteranno più i biglietti né dei treni né dei tram né di nessun altro trasporto pubblico.

Se quest’estate i trasporti pubblici erano gratuiti per ogni bambino e ragazzo di età inferiore ai vent’anni, nella prossima estate 2019 sarà gratuito ogni trasporto per ogni persona residente a Lussemburgo.

In questo modo, non solo si risparmierà sulla raccolta delle tariffe e sulla sorveglianza degli acquisti dei biglietti, ma verrà anche data maggiore priorità alla salvaguardia dell’ambiente – questione messa in primo piano nella recente campagna elettorale del primo ministro lussemburghese.

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Finalmente Legalizzata la Cannabis Light <0.5%

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Coltivare Cannabis Legale in Italia

Ebbene sì, dopo un anno di infiniti tira e molla nelle svariate commissioni, dopo le migliaia di commenti negativi e anche di supporto verso chi almeno ci ha provato, la fiducia ormai persa delle migliaia di persone che hanno investito, oggi 12 dicembre 2019 arriva finalmente una buona notizia per chi ha investito nel settore della Cannabis Light.

Il senatore Mantero, insieme a Francesco Mollame (M5S), Loredana De Petris e Paola Nugnes (LeU), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (PD) sono riusciti nell’ardua impresa. È passato infatti uno dei 2 emendamenti che permetterebbe al settore della Light di poter respirare, finalmente.

Molti all’inizio avevano urlato al MONOPOLIO e addirittura alla truffa, non mi dimentico di voi, anche perché siete gli stessi che oggi Gioiscono. ( la coerenza la lacisate sotto al tappeto o nella stagnola)

L’emendamento nel dettaglio

Matteo Mantero e Francesco Mollame
Matteo Mantero e Francesco Mollame (5S) in commissione bilancio durante l’approvazione dell’emendamento

In attesa di analizzare il testo completo, sappiamo che l’emendamento in questione, va a modificare la 242/16 e finalmente riconosce il fiore della pianta come tale.

Viene inoltre modificato il DPR in materia di stupefacenti e viene imposto il limite dello 0.5% di THC, al di sotto del quale non si può considerare sostanza stupefacente.

“… non è un punto d’arrivo, bensì un punto di partenza…” queste le prime dichiarazioni del senatore Mantero, che con entusiasmo comunica su facebook la notizia.

Per concludere con “I canapicoltori e negozianti potranno lavorare un po’ più tranquilli”.

Sicuramente non è una vittoria eclatante – e nè è conscio lo stesso Mantero -, ma da la libertà di poter lavorare a tutto il comparto cannabico italiano.

L’emendamento, o meglio il sub-emendamento è stato inserito nella legge di bilancio che dovrà essere discussa in parlamento, tuttavia questo non è modificabile (emendabile), pertanto se dovesse passare la legge di bilancio, passerà anche l’emendamento in tutta la sua integrità.

Capodanno coi fiocchi, e con i fiori

Indipendentemente da quello che è il personale giudizio politico, va riconosciuta a Mantero la tenacia e perseveranza che tra le altre cose vorrei vedere in più soggetti politici.

Nel giro dell’ultimo anno ne avrà lette di tutti i colori sul suo conto e sul suo operato, eppure è andato avanti per la sua strada, scontrandosi anche con i muri interni del 5S.

È vero che non è stata legalizzata la cannabis, però la possibilità di poter lavorare in modo libero e a testa alta per oltre 10000 persone è comunque un importante traguardo.

Sperando che il prossimo obiettivo, sia la Legalizzazione e Autoproduzione.

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Lego vuole usare la Bioplastica di Canapa

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Impossibile non conoscere Lego: la multinazionale leader nella produzione di mattoncini da costruzione per bambini (e adulti). La conosciamo tutti perché produce – praticamente da sempre – dei meravigliosi mattoncini realizzati in una plastica resistentissima, praticamente indistruttibile che, inevitabilmente, si trasformano in scarti non biodegradabili.

L’azienda lo sa bene – soprattutto, da multinazionale quale è, dovrebbe dare il buon esempio per quanto riguarda la sostenibilità. La produzione su larga scala dei mattoncini, a lungo andare, produrrà tonnellate di plastica inquinante: non di certo facile da gestire in un mondo sommerso dalla spazzatura. Sembra però che l’azienda stia lavorando da parecchi anni per trovare un sostituto sostenibile alla plastica.

Gli alberi dei set Lego costruiti in Bioplastica

Dal 2018 Lego – che ha aderito alla Bioplastic Feedstock Alliance (Bfa), un’organizzazione che promuove l’uso responsabile delle biomasse – si è impegnato nella produzione di alcuni componenti giocattolo in un materiale diverso: la bioplastica.

Tutti i componenti “verdi”: le piantine – foglie, alberi e cespugli – sono composte da polietilene ricavato da etanolo estratto dalla canna da zucchero: un biocarburante che, in futuro, potrebbe sostituire (almeno in parte) le plastiche da idrocarburi attualmente impiegate.

Per ora si parla ancora di una copertura massima di 1-2% sulla produzione totale. L’obiettivo è molto ambizioso, ma Lego spera di riuscire a rendere sostenibile la totalità dei materiali utilizzati entro il 2030.

Perché convertire materiali organici in bioplastica è così difficile?

Per il momento Lego produce soltanto una minuscola parte dei suoi mattoncini in bioplastica: i rimanenti 50 miliardi, che vende annualmente, sono ancora prodotti in plastica tradizionale.

Il problema principale è che la ricerca sulle bioplastiche è ancora agli albori – tanto che è difficile già definire che cosa sono le bioplastiche. Non se ne sa molto, anche se certamente sono un’alternativa ecosostenibile rispetto alla plastica tradizionale.

Lego finora ha testato oltre 200 materiali diversi e, attualmente, la base organica preferita è la canna da zucchero, ma nel prossimo futuro si dicono pronti a sperimentare.

Si spera che assieme a Lego, anche altri – come CocaCola, Nestle, McDonalds e molte altre big – investano nella ricerca: l’alternativa c’è, bisogna solo applicarla su scala globale.

Se Lego considerasse la bioplastica di canapa?

Ne avevamo già parlato – siamo dei grandi sostenitori della ricerca sostenibile alleata alla produzione su scala sempre maggiore di canapa industriale – e si vocifera che anche la Lego abbia pensato alla bioplastica realizzata con la fibra della pianta di cannabis.

I maggiori problemi (per un possibile uso applicato a tutta la produzione) riscontrati finora sono: la resistenza del materiale, la sua organicità e durata nel tempo. Inoltre, usare scarti di mais, grano e canna da zucchero garantisce la stessa resa.

“non possiamo dire che ispiriamo e sviluppiamo i costruttori di domani se stiamo rovinando il pianeta”

Questo secondo Tim Guy Brooks, capo del dipartimento per la sostenibilità ambientale di LEGO: la ricerca di nuovi materiali è la priorità, così che i mattoncini LEGO possano continuare a intrattenere – senza remore e sensi di colpa – anche le generazioni future.

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Il CBD può riabilitare l’immagine della cannabis?

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Che il mercato della cannabis sia in continua espansione è un dato difficilmente controvertibile. Vivien Azer, l’analista finanziaria di Wall Street che più da vicino segue il fenomeno, ha dichiarato infatti che, se il 2019 sarà un anno importante nello sviluppo di questo mercato, si prevede che il giro di affari negli Stati Uniti sia entro il 2030 di circa 80 miliardi di dollari; senza considerare il mercato canadese che punta a diventare decisamente più prospero dopo gli ultimi passi in materia di legalizzazione.

Premessa: distinguere il CBD dal THC

È indubbio che questa crescita passi anche e soprattutto da un rinnovamento dell’immagine e del brand della cannabis. Il fulcro di questa campagna, come spiega bene un’inchiesta di Quartz a firma Jenny Avins, è la rivalutazione del cannabidiolo, meglio conosciuto con la sigla CBD, e il suo smarcamento dal THC, terrore di grandi e piccini. Se quest’ultimo è responsabile ormai conosciuto e conclamato del tanto famigerato sballo, il CBD promette rilassamento e sollievo da stress, ansia, insonnia e addirittura dolori muscolari.

Immagine presa da https://www.skynaturalscbd.com/pages/guide-to-cbd

Per lungo tempo, però, nella narrazione ufficiale, i due principi sono sempre stati uniti sotto la comune etichetta di droga. Il vocabolario conservatore e proibizionista, si sa, è piuttosto limitato e punta a semplificare e banalizzare piuttosto che a far comprendere. E così la saldatura tra politiche repressive e stigma sociali ha portato a creare un’immagine totalmente fuorviante: il consumatore di queste sostanze è, nel migliore dei casi, un hippy perdigiorno, nel peggiore un tossico dipendente che vive alla giornata, meglio se immigrato o parte di una minoranza etnica (non a caso negli Stati Uniti la maggior parte degli arresti per questioni legate a sostanze stupefacenti è a carico di neri o ispanici).

Rebrandizzare il CBD è la soluzione?

Per questo dare un nuovo volto al CDB potrebbe aiutare la cannabis a smarcarsi dal suo pesante bagaglio storico-culturale. Per fare ciò, paradossalmente, la parola cannabis e tutto ciò che richiama quell’immaginario deve passare in secondo piano. È questo il pensiero di Paul Earle, esperto di brand e marketing che insegna alla Northwestern’s Kellogg school of marketing e che ha collaborato alla ristrutturazione di diversi brand, intervistato proprio nell’inchiesta sopracitata. il suo consiglio principale è quello di evitare riferimenti alla classica foglia stilizzata o “alla vecchia immagine del ragazzo con gli occhi di fuori”.

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Swipe! More from Kim’s CBD Baby Shower!

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Un endorsment in questo senso lo ha sicuramente dato una delle influencer più note al momento: Kim Kardashian. La star da 144 milioni di follower su Instgram ha infatti deciso di scandalizzare il pubblico borghese proponendo agli invitati del suo baby shower di fine aprile un’ampia scelta di creme e oli a base di CBD. Un’iniziativa che, ovviamente, non ha mancato di suscitare polemiche e confronti. Ma, rispetto al totale oscurantismo sull’argomento degli anni passati, l’apertura di un dibattito, anche che prenda spunto da un post sui social (ma qual è del resto la funzione degli influncer?) è un segnale positivo: in questo caso bene o male, l’importante è che se ne parli.

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