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La Cannabis non è una sostanza pericolosa, lo dice l’OMS

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L'OMS chiede all'ONU di legalizzare la cannabis

Lo status della Cannabis nel diritto internazionale viene finalmente aggiornato: la Cannabis non è una sostanza pericolosa. La proposta viene direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: non solo la Cannabis non deve essere più considerata una sostanza pericolosa, anzi l’OMS ne raccomanda l’uso terapeutico.

La nuova valutazione dell’OMS deriva da attenti studi in seguito ai quali sono state verificate le applicazioni mediche della Cannabis e dei cannabinoidi – dimostrazione che i dati scientifici hanno vinto sulla politica. Gli organismi di governo del mondo si sono effettivamente sbagliati sulla Cannabis per decenni ed ora l’OMS è pronto a dimostrarlo.

Il Think Tank FAAT ha avuto un ruolo centrale in questo processo. Sia Kenzi Riboulet-Zemouli sia Michael Krawitz, il primo Responsabile della ricerca e il secondo consulente per la politica globale, FAAT, dichiarano rispettivamente

Questo è il miglior risultato che l’OMS potesse esprimere. Questo è solo l’inizio per la politica internazionale sulla cannabis

E

Oggi l’OMS ha fatto passi da gigante nel mettere le cose in chiaro. È tempo per tutti noi di sostenere le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a garantire che la politica non superi la scienza. I sostenitori ringraziano gli esperti dell’OMS per il loro lavoro e la leadership dell’OMS per la difesa coerente dei bisogni medici del nostro mondo.

La decisione dell’OMS ha avuto come prima conseguenza la rivalutazione della sua stessa posizione che, fino al 1954, era orientata “verso l’abolizione della Cannabis da tutte le pratiche mediche legittime”.

Cosa prevede, nel dettaglio, la nuova proposta dell’OMS?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità chiede, per prima cosa, la rimozione della pianta intera di Marijuana e della resina di Cannabis dalle tabelle I e IV della Convezione Unica sulle Narcotic Drugs del 1961, ovvero la categoria più restrittiva, firmata dai paesi di tutto il mondo.

Chiede, poi, l’inserimento di determinate preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella tabella III della stessa Convenzione, riguardante le sostanze con valore terapeutico e con basso rischio di abuso.
Inoltre, il delta-9-tetraidrocannabinoide, conosciuto meglio come THC, viene rimosso dalla Convenzione del 1971 e inserito nella tabella I della suddetta Convenzione del 1961. In questo modo, le preparazioni di cannabidiolo puro con una percentuale inferiore allo 0.2% non devono essere sotto il controllo internazionale.
Già in occasione della 40esima sessione aperta del Comitato di Esperti in materia di Droga e Dipendenza nel giorno 4 giugno 2018 a Ginevra lo Statement scritto e presentato dall’Associazione Luca Coscioni all’OMS, insieme con  ​DRCNet Foundation, Forum Droghe e la Società della Ragione, voleva

contribuire in mosto sostanziale alla produzione di evidenze utilizzabili nel dibattito scientifico da inquadrarsi nel diritto internazionale, offrendo agli Stati Membri l’informazione necessaria per decidere dei passi futuri.

E l’OMS, attraverso il suo Comitato di Esperti, si era impegnato a promuovere politiche giuste e geograficamente equilibrate: se l’accesso alla cannabis terapeutica è ad oggi principalmente possibile per persone che vivono in paesi sviluppati, le stesse possibilità dovranno essere fornite ai quelli meno sviluppati.

La revisione sulla cannabis avviene in un momento in cui il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Economici, Sociali e Culturali sta lavorando all’elaborazione di un “Commento Generale” sul “diritto di ogni individuo a partecipare al progresso scientifico e dai suoi benefici” e “il diritto a godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni”, conosciuto anche  come Diritto alla Scienza – previsto dall’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e ulteriormente codificato dall’articolo 15 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Queste le parole di Luca Coscioni nello scorso 2018, che anticipavano già la situazione che ora è diventata norma.

Legalizzazione Cannabis: Notizie, Approfondimenti e Dettagli

Quale sarà la situazione internazionale?

La nuova posizione dell’OMS porterà una ventata d’aria nuova in tutto il mondo, aria che odora di Cannabis.

La nuova posizione dell’OMS potrebbe, quindi, sensibilizzare altri Stati a riformare le proprie politiche sulla Cannabis – quegli stessi Stati (come Russia e Cina) che storicamente si sono opposti alle riforme della politica sulle droghe, portando avanti un atteggiamento proibizionistico anche sulla Cannabis. Già 53 Stati delle Nazioni Unite in sede CND ora devono approvare le raccomandazioni dell’OMS, modificando gli effetti della Convenzione con un voto di maggioranza, vedremo cosa succederà negli altri Stati.

Ad aiutare gli orientamenti di quest’ultimi provvederanno organismi internazionali, come l’International Narcotics Control Board, che controlleranno anche l’accesso e la disponibilità di Cannabis e cannabinoidi nei nostri sistemi sanitari a livello globale.

Luca Coscioni, contento della decisione, dichiara

finalmente l’OMS ha preso in considerazione i benefici terapeutici della cannabis e dei suoi derivati. La decisione da parte dell’OMS rappresenta una vittoria dell’evidenza scientifica sulla politica dello struzzo praticata da tutto il mondo da oltre mezzo secolo. Una revisione radicale delle tabelle internazionali sarebbe un passo nella direzione di politiche di buon senso che tengono di conto il progresso scientifico nonché le buone pratiche di riduzione dei danni (spesso penali) imposti da decenni di proibizionismo. Adesso occorre che quei paesi, come l’Italia, che in parte hanno già rivisto le tabelle, sostengano questa storica raccomandazione per promuovere una più ampia decriminalizzazione, se non vera e propria legalizzazione della cannabis in molti paesi. Ciò beneficerà i cittadini, che potranno finalmente avere libero accesso ad una sostanza necessaria per uso medico, mentre non saranno più penalizzati se decideranno di usarla per fini personali.

In allegato, ALC statement ECDD e ECDD Cannabis Final Outcome

Fonte: http://faaat.net/blog/ecdd41-outcome/

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Finalmente Legalizzata la Cannabis Light <0.5%

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Coltivare Cannabis Legale in Italia

Ebbene sì, dopo un anno di infiniti tira e molla nelle svariate commissioni, dopo le migliaia di commenti negativi e anche di supporto verso chi almeno ci ha provato, la fiducia ormai persa delle migliaia di persone che hanno investito, oggi 12 dicembre 2019 arriva finalmente una buona notizia per chi ha investito nel settore della Cannabis Light.

Il senatore Mantero, insieme a Francesco Mollame (M5S), Loredana De Petris e Paola Nugnes (LeU), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (PD) sono riusciti nell’ardua impresa. È passato infatti uno dei 2 emendamenti che permetterebbe al settore della Light di poter respirare, finalmente.

Molti all’inizio avevano urlato al MONOPOLIO e addirittura alla truffa, non mi dimentico di voi, anche perché siete gli stessi che oggi Gioiscono. ( la coerenza la lacisate sotto al tappeto o nella stagnola)

L’emendamento nel dettaglio

Matteo Mantero e Francesco Mollame
Matteo Mantero e Francesco Mollame (5S) in commissione bilancio durante l’approvazione dell’emendamento

In attesa di analizzare il testo completo, sappiamo che l’emendamento in questione, va a modificare la 242/16 e finalmente riconosce il fiore della pianta come tale.

Viene inoltre modificato il DPR in materia di stupefacenti e viene imposto il limite dello 0.5% di THC, al di sotto del quale non si può considerare sostanza stupefacente.

“… non è un punto d’arrivo, bensì un punto di partenza…” queste le prime dichiarazioni del senatore Mantero, che con entusiasmo comunica su facebook la notizia.

Per concludere con “I canapicoltori e negozianti potranno lavorare un po’ più tranquilli”.

Sicuramente non è una vittoria eclatante – e nè è conscio lo stesso Mantero -, ma da la libertà di poter lavorare a tutto il comparto cannabico italiano.

L’emendamento, o meglio il sub-emendamento è stato inserito nella legge di bilancio che dovrà essere discussa in parlamento, tuttavia questo non è modificabile (emendabile), pertanto se dovesse passare la legge di bilancio, passerà anche l’emendamento in tutta la sua integrità.

Capodanno coi fiocchi, e con i fiori

Indipendentemente da quello che è il personale giudizio politico, va riconosciuta a Mantero la tenacia e perseveranza che tra le altre cose vorrei vedere in più soggetti politici.

Nel giro dell’ultimo anno ne avrà lette di tutti i colori sul suo conto e sul suo operato, eppure è andato avanti per la sua strada, scontrandosi anche con i muri interni del 5S.

È vero che non è stata legalizzata la cannabis, però la possibilità di poter lavorare in modo libero e a testa alta per oltre 10000 persone è comunque un importante traguardo.

Sperando che il prossimo obiettivo, sia la Legalizzazione e Autoproduzione.

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Lego vuole usare la Bioplastica di Canapa

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Impossibile non conoscere Lego: la multinazionale leader nella produzione di mattoncini da costruzione per bambini (e adulti). La conosciamo tutti perché produce – praticamente da sempre – dei meravigliosi mattoncini realizzati in una plastica resistentissima, praticamente indistruttibile che, inevitabilmente, si trasformano in scarti non biodegradabili.

L’azienda lo sa bene – soprattutto, da multinazionale quale è, dovrebbe dare il buon esempio per quanto riguarda la sostenibilità. La produzione su larga scala dei mattoncini, a lungo andare, produrrà tonnellate di plastica inquinante: non di certo facile da gestire in un mondo sommerso dalla spazzatura. Sembra però che l’azienda stia lavorando da parecchi anni per trovare un sostituto sostenibile alla plastica.

Gli alberi dei set Lego costruiti in Bioplastica

Dal 2018 Lego – che ha aderito alla Bioplastic Feedstock Alliance (Bfa), un’organizzazione che promuove l’uso responsabile delle biomasse – si è impegnato nella produzione di alcuni componenti giocattolo in un materiale diverso: la bioplastica.

Tutti i componenti “verdi”: le piantine – foglie, alberi e cespugli – sono composte da polietilene ricavato da etanolo estratto dalla canna da zucchero: un biocarburante che, in futuro, potrebbe sostituire (almeno in parte) le plastiche da idrocarburi attualmente impiegate.

Per ora si parla ancora di una copertura massima di 1-2% sulla produzione totale. L’obiettivo è molto ambizioso, ma Lego spera di riuscire a rendere sostenibile la totalità dei materiali utilizzati entro il 2030.

Perché convertire materiali organici in bioplastica è così difficile?

Per il momento Lego produce soltanto una minuscola parte dei suoi mattoncini in bioplastica: i rimanenti 50 miliardi, che vende annualmente, sono ancora prodotti in plastica tradizionale.

Il problema principale è che la ricerca sulle bioplastiche è ancora agli albori – tanto che è difficile già definire che cosa sono le bioplastiche. Non se ne sa molto, anche se certamente sono un’alternativa ecosostenibile rispetto alla plastica tradizionale.

Lego finora ha testato oltre 200 materiali diversi e, attualmente, la base organica preferita è la canna da zucchero, ma nel prossimo futuro si dicono pronti a sperimentare.

Si spera che assieme a Lego, anche altri – come CocaCola, Nestle, McDonalds e molte altre big – investano nella ricerca: l’alternativa c’è, bisogna solo applicarla su scala globale.

Se Lego considerasse la bioplastica di canapa?

Ne avevamo già parlato – siamo dei grandi sostenitori della ricerca sostenibile alleata alla produzione su scala sempre maggiore di canapa industriale – e si vocifera che anche la Lego abbia pensato alla bioplastica realizzata con la fibra della pianta di cannabis.

I maggiori problemi (per un possibile uso applicato a tutta la produzione) riscontrati finora sono: la resistenza del materiale, la sua organicità e durata nel tempo. Inoltre, usare scarti di mais, grano e canna da zucchero garantisce la stessa resa.

“non possiamo dire che ispiriamo e sviluppiamo i costruttori di domani se stiamo rovinando il pianeta”

Questo secondo Tim Guy Brooks, capo del dipartimento per la sostenibilità ambientale di LEGO: la ricerca di nuovi materiali è la priorità, così che i mattoncini LEGO possano continuare a intrattenere – senza remore e sensi di colpa – anche le generazioni future.

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Il CBD può riabilitare l’immagine della cannabis?

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Che il mercato della cannabis sia in continua espansione è un dato difficilmente controvertibile. Vivien Azer, l’analista finanziaria di Wall Street che più da vicino segue il fenomeno, ha dichiarato infatti che, se il 2019 sarà un anno importante nello sviluppo di questo mercato, si prevede che il giro di affari negli Stati Uniti sia entro il 2030 di circa 80 miliardi di dollari; senza considerare il mercato canadese che punta a diventare decisamente più prospero dopo gli ultimi passi in materia di legalizzazione.

Premessa: distinguere il CBD dal THC

È indubbio che questa crescita passi anche e soprattutto da un rinnovamento dell’immagine e del brand della cannabis. Il fulcro di questa campagna, come spiega bene un’inchiesta di Quartz a firma Jenny Avins, è la rivalutazione del cannabidiolo, meglio conosciuto con la sigla CBD, e il suo smarcamento dal THC, terrore di grandi e piccini. Se quest’ultimo è responsabile ormai conosciuto e conclamato del tanto famigerato sballo, il CBD promette rilassamento e sollievo da stress, ansia, insonnia e addirittura dolori muscolari.

Immagine presa da https://www.skynaturalscbd.com/pages/guide-to-cbd

Per lungo tempo, però, nella narrazione ufficiale, i due principi sono sempre stati uniti sotto la comune etichetta di droga. Il vocabolario conservatore e proibizionista, si sa, è piuttosto limitato e punta a semplificare e banalizzare piuttosto che a far comprendere. E così la saldatura tra politiche repressive e stigma sociali ha portato a creare un’immagine totalmente fuorviante: il consumatore di queste sostanze è, nel migliore dei casi, un hippy perdigiorno, nel peggiore un tossico dipendente che vive alla giornata, meglio se immigrato o parte di una minoranza etnica (non a caso negli Stati Uniti la maggior parte degli arresti per questioni legate a sostanze stupefacenti è a carico di neri o ispanici).

Rebrandizzare il CBD è la soluzione?

Per questo dare un nuovo volto al CDB potrebbe aiutare la cannabis a smarcarsi dal suo pesante bagaglio storico-culturale. Per fare ciò, paradossalmente, la parola cannabis e tutto ciò che richiama quell’immaginario deve passare in secondo piano. È questo il pensiero di Paul Earle, esperto di brand e marketing che insegna alla Northwestern’s Kellogg school of marketing e che ha collaborato alla ristrutturazione di diversi brand, intervistato proprio nell’inchiesta sopracitata. il suo consiglio principale è quello di evitare riferimenti alla classica foglia stilizzata o “alla vecchia immagine del ragazzo con gli occhi di fuori”.

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Swipe! More from Kim’s CBD Baby Shower!

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Un endorsment in questo senso lo ha sicuramente dato una delle influencer più note al momento: Kim Kardashian. La star da 144 milioni di follower su Instgram ha infatti deciso di scandalizzare il pubblico borghese proponendo agli invitati del suo baby shower di fine aprile un’ampia scelta di creme e oli a base di CBD. Un’iniziativa che, ovviamente, non ha mancato di suscitare polemiche e confronti. Ma, rispetto al totale oscurantismo sull’argomento degli anni passati, l’apertura di un dibattito, anche che prenda spunto da un post sui social (ma qual è del resto la funzione degli influncer?) è un segnale positivo: in questo caso bene o male, l’importante è che se ne parli.

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