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Curiosità

La Cannabis nella Cultura Pop

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La Cannabis nella cultura POP

La cultura pop è sempre stata ferocemente combattuta dagli outsiders, dalle controculture e da tutti quelli che si sono professati underground. Ma bisogna accettarlo, il mainstream ha vinto.

Qualsiasi concetto che poteva sembrare alternativo è stato divorato dalla massa, le avanguardie sono morte e anche quello che prima sembrava troppo scabroso (il sesso, le droghe) ora è perfettamente integrato nella nostra società. Insomma, nessuno si sconvolge più a parlare di cocaina ed ecstasy, figuriamoci per un grammo di hashish. Questo è stato possibile perché negli ultimi sessant’anni i media (cinema, televisione e soprattutto la musica) ci hanno ‘fatto abituare’.

Back to the origins: la Cannabis spirituale

Se la cannabis inizialmente era usata nelle cerimonie sacre, questa sua religiosità ritorna negli anni ’40 con il Movimento Rasta (o Rastafarianesimo), una religione monoteista che deriva qualcosa dal Cristianesimo – esiste un secondo Gesù ed è nero – e accetta la cannabis come veicolo di conoscenza interiore. Si è diffusa dalla Giamaica a partire dagli anni ’80 con il culto di Bob Marley e della musica Reggae, che veicola i contenuti Rasta.

Classica Iconografia di Bob Marley

Classica Iconografia di Bob Marley su sfondo Rastafariano

I poster di Bob Marley appesi nelle stanze di tutto il mondo sono un ottimo esempio di come la cultura pop si sia appropriata di qualcosa di altro e lo abbia fatto diventare mainstream.

Woodstock, la Cannabis e la Controcultura

Manifestazione musicale del 1969 trasformatasi, nel tempo, in un evento idealizzato come il massimo della libertà hippie: Nick Bownlee lo ha definito “the ultimate example of cannabis culture at work” – ma forse sarà scontato parlare di come la cultura hippie abbia sdoganato la cannabis, facendone il simbolo di una generazione libera, pacifica e rivoluzionaria.

Tanto che, quest’anno, in onore dei 50 anni passati dallo storico festival, nello Stato di New York si è deciso di un organizzare un Woodstock 50 – con tanto di marchio di erba registrato – in cui sarà possibile acquistare e consumare legalmente cannabis.

La Cannabis Culture come Genere di Consumo

Un po’ Woodstock e un po’ Rastafan, la cultura della Cannabis è stata socialmente accettata come sottocultura giovanile (ma neanche troppo: sono tantissimi gli estimatori over 60) ed ha sviluppato un suo linguaggio – l’espressione canonica 4/20, uno slang per indicare il consumo di cannabis – e un suo cinema – il genere degli stoner film – senza fare nessun rumore.

La musica è stata la prima ad aprirsi: dallo storico reggae, anche vari altri generi (tra cui il rap, la recentissima trap, il jazz ma anche la musica psichedelica: come fai ad ascoltarla davvero, se non sei un po’ fatto?). Sono moltissimi gli artisti che sostengono di ricevere ispirazione dalle droghe leggere, che ne incoraggiano l’uso liberatorio e favorevole all’introspezione; anzi, dicono che sia addirittura il modo migliore per godere dell’arte.

Gli stoner film sono un sottogenere della comedy, in cui la trama gira tutta intorno all’erba. Difficile trovare prodotti di vera qualità – non stiamo parlando di pellicole candidate agli oscar, ecco – ma rilassano, divertono e sdoganano la marijuana dalla sua radicale negatività. Anzi, recentemente sono stati istituiti gli stony awards in cui si celebrano i lungometraggi zeppi di riferimenti alla cannabis culture.

Ma attorno alla marijuana gravitano tantissimi prodotti degni di nota: dagli storici Easy Riders, quelli in cui non te l’aspetti come The Breakfast Club, i cult del livello di The Big Lebowsky e American Beauty ai più recenti The Savages & co: gli eroi e i villain fumano erba e lo fanno sembrare fighissimo.

E la Letteratura? Il Femminismo? L’Istruzione?

La Parigi di fine ottocento aveva molti segreti, tenuti nascosti da Napoleone ma poi emersi con prepotenza attraverso una brillante generazione di scrittori ed artisti. Le club de Hachichins (in italiano ‘il club dei mangiatori di Hashish’) era un circolo segreto in cui si riunivano personaggi come Baudelaire – da cui nascerà i Paradisi Artificiali – e Victor Hugo, tra gli altri.

Il Poema dell'Hashish di Charles Baudelaire

Il Poema dell’Hashish di Charles Baudelaire

Leggere un libro di ode alla marijuana non è più sconvolgente nel XXI secolo: come potrebbe, dato che la cannabis è così radicata nel nostro pensiero comune che sono nati addirittura dei corsi universitari per futuri growers & esperti del settore? Come la Cannabis Business School che mette in rilievo un aspetto fondamentale della marijuana nell’ultimo secolo: è in grado di far fare un sacco di soldi.

Robert De Niro che fuma un Bong di Cannabis in Jakie Brown

Robert De Niro che fuma un Bong di Cannabis in Jakie Brown

Lo Stoner Dude è il tipo dell’universo cinematografico, simpatico e tranquillo, protagonista del genere cinematografico omonimo e ormai radicato nel nostro immaginario collettivo. Il giornalismo femminile ha addirittura rilanciato la Stoner Babe: fino ad ora vista solo di sfuggita, negli angoli dei romanzi, la donna che fuma marijuana si sta imponendo ed è molto più figa di James Franco che usa il bong (insomma, una sorta di corrispettivo pop della ‘donna che capisce il fuorigioco’). Donna di successo, indipendente, che sa godersi un tiro in libertà senza che questo interferisca con la sua carriera: dalla Annie Hall di Woody Allen, passando per Sex and the City fino alle modernissime investitrici nel business della cannabis.

Curiosità

Mangiare Cannabis vs Fumarla: benefici ed effetti indesiderati

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L’uso di marijuana è universalmente associato al modo di consumarla più tipico, cioè attraverso l’inalazione di quelli che i nostri genitori chiamano – non senza una punta di imbarazzo – spinelli.

Solitamente, pensare al mangiare marijuana porta alla mente quei terribili lecca-lecca che si vedevano tanto in giro e agli indefiniti – quasi mitizzati – brownies della televisione americana. In realtà, il mondo dei cannabis edibles è vastissimo, poiché l’effetto che produce è completamente diverso da quello che si ha, appunto, dallo spinello.

Quali sono le differenze tra uno snack psicoattivo e l’old fashioned spinello

Ingerire la marijuana anziché inalarla rende l’effetto psicoattivo più forte e duraturo nel tempo: il TCH – noto principio attivo della cannabis – viene metabolizzato dal fegato e convertito in 11-OH-THC, un legame molecolare che produce un maggiore effetto psicotropo.

Il passare attraverso l’apparato digerente e il fegato – per poi finire direttamente su, nel cervello – sottopone la marijuana a tutto un altro processo metabolico, perciò gli effetti sul corpo sono totalmente diversi.

Piccola nota: l’effetto della marijuana mangiata può non arrivare subito, solitamente ci mette dai trenta minuti alle due ore per attivarsi – ma una volta iniziato l’effetto, può durare anche otto ore. L’effetto della cannabis inalata – oppure vaporizzata – invece arriva già nei primi dieci minuti, e dura solitamente meno di un ora.

La dose media di THC consigliata nel cibo è 10 milligrammi. Esagerare di certo non provoca la morte ma, probabilmente, vi farà passare una terribile giornata.

Mangiare la Marijuana come alternativa più salutare e sostenibile?

Fumare – e non solo i pacchetti interi di sigarette – di certo non fa bene alla salute, anzi. Neanche la vaporizzazione è un’alternativa valida, dato che non riduce drasticamente i pericoli né le dannose conseguenze del fumo. Mangiare, invece, può essere un metodo valido per poter smettere di fumare.

Ovviamente, quando parliamo di mangiare la marijuana non ci riferiamo solo ai brownies stereotipati delle confraternite americane, ma ad un intero universo culinario: il metodo migliore per cucinarla è scioglierla nell’olio oppure nel burro – di sicuro le ricette non mancano.

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Curiosità

In che modo la Cannabis influenza i nostri Sogni

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Lo sa bene ogni consumatore di cannabis – specialmente chi non ne fa uso quotidianamente: fumare prima di andare a dormire altera il sonno.

Molti studi hanno evidenziato uno stretto legame tra la cannabis e il ritmo sonno/veglia: è evidente che siano collegati – anche solo stando alla nostra semplice esperienza diretta.

La Cannabis altera i sogni durante le “pause di tolleranza”

La “Tollerance Break” è quel periodo di tempo – che può variare da una settimana a qualche mesetto – in cui un consumatore quotidiano di cannabis decide di smettere per un po’. Questa scelta può essere dettata da molte ragioni, ma soprattutto dal fatto che “disintossicarsi” può aumentare, una volta che si ricomincia, l’effetto psicotropo.

Molte ricerche hanno correlato il consumo di cannabis alla diminuzione dell’intensità – e della durata – della fase REM (per chi non lo sapesse, il sonno è costituito dall’alternarsi di fasi di sonno profondo e fasi REM, che possono durare anche pochi minuti, durante le quali sogniamo).

Ciò lascerebbe supporre che l’astinenza da cannabis può innescare un “REM rebound”, cioè un improvviso aumento del sonno e della durata della fase REM, quindi sogni più lunghi e intensi. L’effetto contrario, invece, molti lo hanno sperimentato una volta tornati a fumare dopo la pausa di tolleranza: il consumo di cannabis è quindi associato alla diminuzione della fase REM.

Smettere di fumare cannabis aiuterebbe a diminuire gli incubi

Molte (e ancora poco conosciute) sono le cause degli incubi, dalla semplice ansia alla sindrome da stress post-traumatico. Ma la Cannabis, con il suo effetto inibitore sui sogni, può aiutare a combattere i brutti sogni.

Che gli incubi siano o meno il tuo problema – ma anche se soffri di semplice insonnia – la cannabis può rivelarsi il tuo migliore alleato: è noto che fumare fa venire sonnolenza, accelera l’insorgenza del sonno e contribuisce a risolvere i problemi di respirazione mentre si dorme.

Qual è la correlazione tra uso di Cannabis, sogni e il nostro comportamento?

Abbiamo già detto che l’uso di cannabis sopprime la durata e l’intensità della fase REM, quindi influisce direttamente sui nostri sogni. Ma questo ha delle conseguenze anche sui nostri comportamenti?

In realtà, studi e ricerche hanno confermato che anche con il sonno REM ridotto al minimo, le conseguenze sui nostri comportamenti quotidiani sono bassissime.

Eppure, le fasi di sonno REM sono collegate alla conservazione delle informazioni e delle competenze, quindi una drastica diminuzione del sonno REM potrebbe portare ad alcuni disturbi cognitivi, soprattutto nei giovani cervelli in crescita – ma è ancora tutto da studiare.

Una cosa, però, è certa: la Cannabis può avere delle fantastiche proprietà curative per coloro che soffrono di disturbi del sonno profondo – a costo di perdere un po’ di tempo REM.

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Attualità

Ecosia: il Motore di Ricerca green friendly che pianta Alberi

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Ecosia, il motore di ricerca che pianta alberi ad ogni ricerca.

Quale motore di ricerca usi abitualmente?

Google è il grande classico: nel dubbio vai sul sicuro, funziona per tutto. Bing sembra già più alternativo, di chi sceglie per posizione presa, mentre Yahoo è ormai deceduto. E poi c’è Yandex, l’alternativa russa alle ricerche online.

Spesso quella del motore di ricerca è una scelta fatta senza neanche riflettere, poiché di certo non andrà a influire sulla nostra giornata. Eppure esiste un motore di ricerca – relativamente giovane ed europeo – che qualcosa promette di cambiare, anche (e soprattutto) nel nostro piccolo quotidiano: Ecosia. (Scopri di Più)

Ecosia: un click per la riforestazione

Fondato da Christian Kroll nel 2009 a Berlino, Ecosia afferma di voler essere la ‘buona coscienza della rete’. Ecosia è comunque un motore di ricerca con fini di lucro, cioè genera fatturato con i proventi pubblicitari che provengono dalle ricerche degli utenti (guadagna qualcosa per ogni click sul sito). Fin qui è tutto nella norma.

Nelle ricerche effettuate su Ecosia, però, appaiono dei link affiliati – chiamati Ecolinks – tramite i quali è possibile effettuare donazioni compiendo acquisti online: ogni azienda deve ad Ecosia il 5% degli acquisti effettuati sul proprio sito. Ecosia dichiara che almeno l’80% dei ricavati ottenuti grazie a questi Ecolinks è destinato alla riforestazione: il browser si è infatti legato a progetti come Plant a Billion Trees e WeForest.

Dalla sua fondazione, Ecosia ha ricavato almeno 3 milioni per i progetti di riforestazione

Il fondatore, Christian Kroll, ha dichiarato di voler raggiungere il miliardo di alberi piantati entro 2020: progetto ambizioso, ma non impossibile. Punta inoltre a neutralizzare il 100% delle emissioni di anidride carbonica causata da tutta l’impalcatura materiale per il funzionamento del motore di ricerca – server, uffici, dispositivi.

Qualcuno si è detto scettico su questo progetto: quale big corporation lascerebbe andare i propri introiti verso cause ambientali? Ma Ecosia ha ottenuto la certificazione della B-Corporation, ente no-profit che ne ha confermato le performance di sostenibilità ambientale e sociale, oltre che la trasparenza nel fornire i dati delle effettive donazioni.

All’inizio ha collaborato con il WWF, per finanziare la riforestazione della foresta pluviale in Brasile. Questo dal 2009, quando Ecosia è stata fondata in seguito alla Conferenza dell’ONU sui Cambiamenti Climatici tenutasi a Copenaghen, il cui tema è stato appunto la riduzione delle emissioni di CO2 (la diminuzione significativa delle foreste sul nostro pianeta è una delle maggiori cause dell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera).

Aderisci anche tu ad Ecosia!

Perché scegliere Ecosia, motore di ricerca con uno scopo: salvare l’ambiente

Dopo la conferenza del 2009, si sono tenuti svariati altri summit riguardanti il problema del Cambiamento Climatico. L’ultima eclatante conferenza è stato quella di Parigi 2015, a cui sono seguite delle COP (Conferenze delle Parti) a cui partecipano alcuni degli Stati firmatari.

Lo scopo di Parigi era quello di sancire una linea comune d’azione: limitare l’aumento delle temperature mondiali al di sotto 2 gradi e ridurre significativamente le emissioni di anidride carbonica. Ma alcuni Stati – tra cui spicca l’America di Trump, rinomato negazionista  – sono fuoriusciti dagli accordi, rifiutandosi di accettare l’esistenza del problema e la necessità di un’azione immediata.

Durante l’ultima COP-24 – svoltasi a Katowice, in Polonia, a dicembre – si è giunti alla drammatica conclusione che il limite dei 2 gradi non è più sufficiente, bisogna mantenersi al di sotto degli 1,5 gradi diminuendo il 45% delle emissioni di CO2 nell’aria entro il 2030. Una bella sfida, insomma.

Ecosia ci insegna che possiamo fare tanto, anche con un gesto casuale come la scelta di un motore di ricerca, addirittura con un click sulla tastiera. Diffondere una nuova consapevolezza – insieme, tutti quanti, possiamo farcela – è il primo grande passo per la soluzione del problema Climatico. Che, assieme alle altre emergenze – l’inquinamento provocato dalla plastica e l’esaurimento dell’acqua potabile, tra i tanti – ci fanno capire quanto ogni piccolo gesto conta.

 

 

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