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Curiosità

Bioplastica: La Canapa ci salverà dalla plastica?

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Dagli anni trenta (era il periodo del Proibizionismo) parlare di Cannabis è diventato un tabù. Per via dei suoi usi psicoattivi, ovviamente. Ma anche a causa dell’ingresso nel mercato globale di altre materie prime meno costose e più facilmente reperibili, che l’hanno scavalcata negli impieghi industriali.

canapa

Purtroppo, usare quantità massicce di plastica ha condannato il pianeta ad esserne sommerso e inquinato. L’abuso e la crescente necessità di petrolio hanno imposto alla nostra società di prendere une decisione epocale, inevitabile: trovare altre fonti d’energia, pulite ed economiche e puntare su nuovi materiali per continuare a vivere sulla Terra.

Bioplastica di Canapa, la risposta all’inquinamento petrolifero

La “bioplastica” – ossimorico gioco di parole, ma esiste – è una potenziale sostituta della normale plastica chimica: non inquina, è totalmente biodegradabile, proviene da materie prime organiche e la produzione non ha costi elevati.

Se ne parla da pochissimo, ma i primi risultati già si sono visti: in Italia c’è una startup giovanissima che si muove nel settore (che ha anche ricevuto parecchi riconoscimenti, lanciato un crowfunding ed è stata scelta tra i “New Heroes” dell’anno).

Si chiama ‘Kanèsis’ e il loro scopo è produrre materiali plastici ecosostenibili da prodotti di scarto industriale della Canapa, tra gli altri. Sono indirizzati soprattutto alla stampa 3D, ma la resistenza e l’elasticità delle fibre della pianta permettono un utilizzo industriale, su larga scala (e per il futuro si parla anche di Biocombustibili).

Il Parlamento Europeo ha sancito la fine, a partire dal 2021, della plastica monouso, incentivando la ricerca di una soluzione alternativa a basso impatto ambientale – e che soprattutto non uccida la vita sul nostro pianeta.

La fibra, la cellulosa e addirittura gli scarti di piante come la Cannabis sono una miniera d’oro. E la sua coltivazione non richiede – al contrario del cotone – elevati costi idrici e l’uso massiccio di diserbanti chimici.

kanesis

La svolta verso una civiltà occidentale equosolidale che riesca (confidiamo nella nostra generazione) a scongiurare l’imminente catastrofe provocata dal cambiamento climatico – e dalla nostra noncuranza –  è possibile.

Oltre la plastica – oltre il petrolio – c’è tutto un mondo sommerso, altri prodotti che vengono usati nelle nostre terre da tempi remoti (i Fenici costruivano le vele delle loro barche con la canapa) la cui diffusione invece che danneggiare, aiuterebbero il pianeta.

Gli articoli a proposito dei mille usi della canapa spopolano su internet – grazie anche ad una recente politica di secolarizzazione, che ha superato l’obsoleta visione decisamente negativa della cannabis – da fonti decisamente affidabili.

Chi li leggerà sarà sorpreso di sapere che Ford fece costruire un’automobile “ecologica” alimentata a canapa, che la prima Bibbia mai stampata fu realizzata in carta di canapa, come anche la Costituzione Americana.

E che in Italia esistevano centinaia di migliaia di ettari di coltivazioni, prima del proibizionismo.

Allora perché utilizziamo ancora la Plastica?

L’unico ostacolo al dilemma di una svolta verde – pensate ad imballaggi industriali, automobili, buste e contenitori per il cibo, prodotti alimentari, parti di edifici e altre costruzioni che si disperdono nell’ambiente senza inquinare – è l’ignoranza di una sua soluzione rapida ed economica.

Anni di censure, mancata menzione e semplice disinteresse mediatico hanno contribuito a rendere particolarmente difficile il ritorno di grandi investimenti nel settore. Ora però le cose si stanno muovendo, la coltivazione è stata riconosciuta legalmente e non ci sono più blocchi giuridici o penali.

E soprattutto non possiamo più avere la scusa del pudore nazionale, sconvolto di fronte la rivelazione che l’unico utilizzo della Cannabis sia quello ricreativo, ma anche davvero pigro nel prendere l’automobile a benzina ogni giorno e così duramente indignato per lo scoraggiamento nell’uso delle buste di plastica nei supermercati.

Curiosità

Mangiare Cannabis vs Fumarla: benefici ed effetti indesiderati

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L’uso di marijuana è universalmente associato al modo di consumarla più tipico, cioè attraverso l’inalazione di quelli che i nostri genitori chiamano – non senza una punta di imbarazzo – spinelli.

Solitamente, pensare al mangiare marijuana porta alla mente quei terribili lecca-lecca che si vedevano tanto in giro e agli indefiniti – quasi mitizzati – brownies della televisione americana. In realtà, il mondo dei cannabis edibles è vastissimo, poiché l’effetto che produce è completamente diverso da quello che si ha, appunto, dallo spinello.

Quali sono le differenze tra uno snack psicoattivo e l’old fashioned spinello

Ingerire la marijuana anziché inalarla rende l’effetto psicoattivo più forte e duraturo nel tempo: il TCH – noto principio attivo della cannabis – viene metabolizzato dal fegato e convertito in 11-OH-THC, un legame molecolare che produce un maggiore effetto psicotropo.

Il passare attraverso l’apparato digerente e il fegato – per poi finire direttamente su, nel cervello – sottopone la marijuana a tutto un altro processo metabolico, perciò gli effetti sul corpo sono totalmente diversi.

Piccola nota: l’effetto della marijuana mangiata può non arrivare subito, solitamente ci mette dai trenta minuti alle due ore per attivarsi – ma una volta iniziato l’effetto, può durare anche otto ore. L’effetto della cannabis inalata – oppure vaporizzata – invece arriva già nei primi dieci minuti, e dura solitamente meno di un ora.

La dose media di THC consigliata nel cibo è 10 milligrammi. Esagerare di certo non provoca la morte ma, probabilmente, vi farà passare una terribile giornata.

Mangiare la Marijuana come alternativa più salutare e sostenibile?

Fumare – e non solo i pacchetti interi di sigarette – di certo non fa bene alla salute, anzi. Neanche la vaporizzazione è un’alternativa valida, dato che non riduce drasticamente i pericoli né le dannose conseguenze del fumo. Mangiare, invece, può essere un metodo valido per poter smettere di fumare.

Ovviamente, quando parliamo di mangiare la marijuana non ci riferiamo solo ai brownies stereotipati delle confraternite americane, ma ad un intero universo culinario: il metodo migliore per cucinarla è scioglierla nell’olio oppure nel burro – di sicuro le ricette non mancano.

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Curiosità

In che modo la Cannabis influenza i nostri Sogni

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Lo sa bene ogni consumatore di cannabis – specialmente chi non ne fa uso quotidianamente: fumare prima di andare a dormire altera il sonno.

Molti studi hanno evidenziato uno stretto legame tra la cannabis e il ritmo sonno/veglia: è evidente che siano collegati – anche solo stando alla nostra semplice esperienza diretta.

La Cannabis altera i sogni durante le “pause di tolleranza”

La “Tollerance Break” è quel periodo di tempo – che può variare da una settimana a qualche mesetto – in cui un consumatore quotidiano di cannabis decide di smettere per un po’. Questa scelta può essere dettata da molte ragioni, ma soprattutto dal fatto che “disintossicarsi” può aumentare, una volta che si ricomincia, l’effetto psicotropo.

Molte ricerche hanno correlato il consumo di cannabis alla diminuzione dell’intensità – e della durata – della fase REM (per chi non lo sapesse, il sonno è costituito dall’alternarsi di fasi di sonno profondo e fasi REM, che possono durare anche pochi minuti, durante le quali sogniamo).

Ciò lascerebbe supporre che l’astinenza da cannabis può innescare un “REM rebound”, cioè un improvviso aumento del sonno e della durata della fase REM, quindi sogni più lunghi e intensi. L’effetto contrario, invece, molti lo hanno sperimentato una volta tornati a fumare dopo la pausa di tolleranza: il consumo di cannabis è quindi associato alla diminuzione della fase REM.

Smettere di fumare cannabis aiuterebbe a diminuire gli incubi

Molte (e ancora poco conosciute) sono le cause degli incubi, dalla semplice ansia alla sindrome da stress post-traumatico. Ma la Cannabis, con il suo effetto inibitore sui sogni, può aiutare a combattere i brutti sogni.

Che gli incubi siano o meno il tuo problema – ma anche se soffri di semplice insonnia – la cannabis può rivelarsi il tuo migliore alleato: è noto che fumare fa venire sonnolenza, accelera l’insorgenza del sonno e contribuisce a risolvere i problemi di respirazione mentre si dorme.

Qual è la correlazione tra uso di Cannabis, sogni e il nostro comportamento?

Abbiamo già detto che l’uso di cannabis sopprime la durata e l’intensità della fase REM, quindi influisce direttamente sui nostri sogni. Ma questo ha delle conseguenze anche sui nostri comportamenti?

In realtà, studi e ricerche hanno confermato che anche con il sonno REM ridotto al minimo, le conseguenze sui nostri comportamenti quotidiani sono bassissime.

Eppure, le fasi di sonno REM sono collegate alla conservazione delle informazioni e delle competenze, quindi una drastica diminuzione del sonno REM potrebbe portare ad alcuni disturbi cognitivi, soprattutto nei giovani cervelli in crescita – ma è ancora tutto da studiare.

Una cosa, però, è certa: la Cannabis può avere delle fantastiche proprietà curative per coloro che soffrono di disturbi del sonno profondo – a costo di perdere un po’ di tempo REM.

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Attualità

Ecosia: il Motore di Ricerca green friendly che pianta Alberi

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Ecosia, il motore di ricerca che pianta alberi ad ogni ricerca.

Quale motore di ricerca usi abitualmente?

Google è il grande classico: nel dubbio vai sul sicuro, funziona per tutto. Bing sembra già più alternativo, di chi sceglie per posizione presa, mentre Yahoo è ormai deceduto. E poi c’è Yandex, l’alternativa russa alle ricerche online.

Spesso quella del motore di ricerca è una scelta fatta senza neanche riflettere, poiché di certo non andrà a influire sulla nostra giornata. Eppure esiste un motore di ricerca – relativamente giovane ed europeo – che qualcosa promette di cambiare, anche (e soprattutto) nel nostro piccolo quotidiano: Ecosia. (Scopri di Più)

Ecosia: un click per la riforestazione

Fondato da Christian Kroll nel 2009 a Berlino, Ecosia afferma di voler essere la ‘buona coscienza della rete’. Ecosia è comunque un motore di ricerca con fini di lucro, cioè genera fatturato con i proventi pubblicitari che provengono dalle ricerche degli utenti (guadagna qualcosa per ogni click sul sito). Fin qui è tutto nella norma.

Nelle ricerche effettuate su Ecosia, però, appaiono dei link affiliati – chiamati Ecolinks – tramite i quali è possibile effettuare donazioni compiendo acquisti online: ogni azienda deve ad Ecosia il 5% degli acquisti effettuati sul proprio sito. Ecosia dichiara che almeno l’80% dei ricavati ottenuti grazie a questi Ecolinks è destinato alla riforestazione: il browser si è infatti legato a progetti come Plant a Billion Trees e WeForest.

Dalla sua fondazione, Ecosia ha ricavato almeno 3 milioni per i progetti di riforestazione

Il fondatore, Christian Kroll, ha dichiarato di voler raggiungere il miliardo di alberi piantati entro 2020: progetto ambizioso, ma non impossibile. Punta inoltre a neutralizzare il 100% delle emissioni di anidride carbonica causata da tutta l’impalcatura materiale per il funzionamento del motore di ricerca – server, uffici, dispositivi.

Qualcuno si è detto scettico su questo progetto: quale big corporation lascerebbe andare i propri introiti verso cause ambientali? Ma Ecosia ha ottenuto la certificazione della B-Corporation, ente no-profit che ne ha confermato le performance di sostenibilità ambientale e sociale, oltre che la trasparenza nel fornire i dati delle effettive donazioni.

All’inizio ha collaborato con il WWF, per finanziare la riforestazione della foresta pluviale in Brasile. Questo dal 2009, quando Ecosia è stata fondata in seguito alla Conferenza dell’ONU sui Cambiamenti Climatici tenutasi a Copenaghen, il cui tema è stato appunto la riduzione delle emissioni di CO2 (la diminuzione significativa delle foreste sul nostro pianeta è una delle maggiori cause dell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera).

Aderisci anche tu ad Ecosia!

Perché scegliere Ecosia, motore di ricerca con uno scopo: salvare l’ambiente

Dopo la conferenza del 2009, si sono tenuti svariati altri summit riguardanti il problema del Cambiamento Climatico. L’ultima eclatante conferenza è stato quella di Parigi 2015, a cui sono seguite delle COP (Conferenze delle Parti) a cui partecipano alcuni degli Stati firmatari.

Lo scopo di Parigi era quello di sancire una linea comune d’azione: limitare l’aumento delle temperature mondiali al di sotto 2 gradi e ridurre significativamente le emissioni di anidride carbonica. Ma alcuni Stati – tra cui spicca l’America di Trump, rinomato negazionista  – sono fuoriusciti dagli accordi, rifiutandosi di accettare l’esistenza del problema e la necessità di un’azione immediata.

Durante l’ultima COP-24 – svoltasi a Katowice, in Polonia, a dicembre – si è giunti alla drammatica conclusione che il limite dei 2 gradi non è più sufficiente, bisogna mantenersi al di sotto degli 1,5 gradi diminuendo il 45% delle emissioni di CO2 nell’aria entro il 2030. Una bella sfida, insomma.

Ecosia ci insegna che possiamo fare tanto, anche con un gesto casuale come la scelta di un motore di ricerca, addirittura con un click sulla tastiera. Diffondere una nuova consapevolezza – insieme, tutti quanti, possiamo farcela – è il primo grande passo per la soluzione del problema Climatico. Che, assieme alle altre emergenze – l’inquinamento provocato dalla plastica e l’esaurimento dell’acqua potabile, tra i tanti – ci fanno capire quanto ogni piccolo gesto conta.

 

 

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