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Guida al Training: LST, Low Stress Training o Legatura

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L’LST, acronimo Inglese di Low Stress Traing, largamente conosciuto in Italia come Legatura, è una delle tante tecniche di Stress che possiamo effettuare su una pianta di Cannabis.

Come lascia intuire il nome, l’LST è una tecnica che applica poco Stress alla pianta, risultando davvero utile nell’ottimizzazione di set-up indoor di piccole dimensioni. Il Low Stress Training è inoltre l’unica pratica di stress consigliata nella coltura di piante nate da Semi Autofiorenti.

Una pianta Autofiorente ha un ciclo di vita dettato da un “orologio interno”, pertanto vista la loro natura è sconsigliato l’utilizzo di tecniche che applicano uno stress eccessivo che la pianta non riuscirà a smaltire nella fase di vegetativa.

Perche il Low Stress Training?

Nella maggior parte dei casi, le coltivazioni dei Growers si trovano in spazi dalle dimensioni ridotte, che sia in altezza o lunghezza. Ottimizzare il proprio spazio di crescita diventa quindi fondamentale, e l’LST è l’alleato ideale.

Relativamente facile da applicare – basta un po’ di manualità – è adatto a tutte le tipologie di Growers, potrai quindi fare un po’ di LST sulla tuo Auto e vedere da te i risultati. Senza contare il fatto che dare una forma alla propria pianta è davvero divertente!

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Requisiti per effettuare l’LST

L’LST non può essere applicato sempre, quindi prima di partire verifichiamo i seguenti requisiti e poi procediamo:

  • La Pianta deve già essere nella fase vegetativa. Fare LST su una pianta con meno di 10 giorni di vita è sempre sconsigliato,
  • Una volta avviato il processo di “Legnificazione” dei vari rami, nel tentativo di legarli potreste spezzarli o lesionarli,
  • L’LST va applicato progressivamente, è importante quindi seguire costantemente l’evoluzione della pianta,
  • Assicurarsi che la pianta sia stabilmente ancorata al terriccio,
  • Assicurarsi che la pianta sia in buona Salute, in una fase di Vegetativa Vigorosa. Se così non fosse, potreste farla morire.

Scegliere il Miglior Terreno per la Pianta di Cannabis

La Legatura dei Rami tramite LST

Quello che dovremo andare a fare è legare i vari che partono dall’Apicale (il ramo principale) anzi tutto verso il basso, poi nella posizione che più ci fa comodo. Lo scopo dell’LST, oltre quello di far rilasciare alla pianta l’oromone delle xxxxx, è quello di ottimizzare lo spazio a nostra disposizione. Spostandoci e abbassando a piacere i vari rami, apicale compreso.

I Rami vanno sempre trattati delicatamente, prima di procedere alla legatura è buona norma provare a spostarlo manualmente, cercando di trovare la giusta collocazione senza esagerare troppo con la piegatura.

Trovata la posizione sicura, prendiamo un cavo da giardinaggio, (o comunque tessili, quelli plastici non vanno bene, vista la loro natura elastica), tagliamo quindi una porzione necessariamente lunga da poter fare comodamente i nodi e coprire la distanza che va dal punto di ancoraggio fino alla pianta.

Se il vaso che abbiamo ha un bordo necessariamente spesso, possiamo tranquillamente bucarne la parte superiore, e fare quindi un nodo scorsoio, è un nodo che si presenta con un occhiello scorrevole che ha la caratteristica di serrarsi in risposta della tensione della corda.

Possiamo quindi procedere alla legatura del ramo, andando ad effettuare un secondo nodo scorsoio nel pen’ultimo internodo. Andando a scegliere un punto flessibile, ma allo stesso tempo capace di resistere allo stress.

RICORDATI DI NON STRINGERE AL MASSIMO IL NODO. LASCIA SEMPRE UN DITO DI SPESSORE, NON SOFFOCARE IL RAMO.

Il nodo scorsoio ritorna utile nel tiraggio dei rami, andando ad allargare o stringere il singolo nodo, potremo andare a modificare dinamicamente la lunghezza. Questo ci permetterà di tendere la pianta nel momento in cui fa sua la posizione precedente, o dargli maggiore “liberta” quando la vediamo in difficoltà.

Usi tipici del Low Stress Training

Come già detto in precedenza, l’LST può quindi essere davvero utile nella risoluzione di più problemi.

Possiamo piegare l’apicale nel caso in cui l’altezza del nostro setup sia limitata, forzando la crescita parallela a quella del terreno. Possiamo utilizzarla anche nelle coltivazioni Outdoor con piante Regolari, nel tentativo di nascondere la loro altezza.

Un ramo con maggiore spazio vitale, e a diretto contatto con la nostra fonte luminosa crescerà più vigoroso, quindi spostando i vari rami e organizzandoli a dovere potremo aumentare significativamente la grandezza dei nostri Bud.

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Cannabis

Cannabis e Microdosi: I vantaggi di un consumo Moderato

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Viviamo nell’epoca in cui la corsa allo strain più forte e alti contenuti di THC significano tutto. C’è però una crescente comunità di sostenitori della Cannabis che spinge per un consumo più moderato della sostanza. Questa tecnica è chiamata “microdosing” o micro dosi, una tendenza sempre più apprezzata soprattutto fra i più grandi.

Cos’è il Microdosing?

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Chi utilizza questa tecnica la preferisce al normale consumo perché permette di apprezzare i benefici del THC senza però dover affrontare gli effetti psicoattivi che possono interferire con le esigenze della vita quotidiana.

Il Microdosing è una tecnica già utilizzata con altre sostanze come l’LSD, molti però credono che questa può funzionare efficacemente anche per la Cannabis con alti contenuti di THC.

“Quando si assume una dose elevata si ottengono minori benefici e talvolta si ottiene l’effetto contrario a quello ricercato. Un po’ di cannabis può aiutare a ridurre l’ansia, mentre troppa invece può causarla”

afferma un medico del Maine.

Cosa comporta il Microdosing in ambito Terapeutico?

Il Microdosing viene consigliato principalmente ai pazienti che vogliono trattare condizioni e patologie quali: ansia, depressione, stress, dolore, migliorare la concentrazione e favorire il sonno.

Anche se mancano ancora le prove empiriche, molte cliniche affermano che in ambito terapeutico è meglio assumere piccole dosi di THC.

Qual è il dosaggio ottimale per la Cannabis?

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La risposta è semplice ed è: dipende. C’è una enorme differenza nella quantità di THC contenuta nei vari fiori e hash.

Il microdosing è quindi qualcosa di molto personale, ogni individuo dovrebbe essere consapevole della quantità minima necessaria per sentire un effetto, ma anche di quella massima per non andare ko. Alcuni studiosi consigliano di partire con 2,5mg (2% circa di THC) per poi aumentare progressivamente laddove necessario.

Per chi consuma cannabis abitualmente o sta sviluppando una certa tolleranza al principio attivo, si raccomanda un periodo di astinenza di 48 ore, sufficiente per poter ripristinare il sistema endocannabinoide.

Anche se può sembrare una finestra temporale relativamente breve dopo anni di utilizzo, uno studio basato sull’imaging celebrale dimostra che dopo solo 2 giorni i recettori del sistema tornano ai livelli basali.

Pertanto la tecnica del Micro Dosing o micro dosi potrebbe aiutarti ad apprezzare maggiormente la cannabis e i suoi benefici.

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Cannabis

Come Pulire l’Hashish dal Taglio

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HASHISH

Nonostante ciò, è assolutamente illegale venderlo, consumarlo e produrlo.

Parliamo di un’enorme industria illegale che guadagna 23milioni di dollari ogni anno

Eppure in Marocco, purtroppo, i coltivatori e i produttori sono i più poveri e i più sfruttati – anche se produrre la resina e lavorarla non è costoso, essendo le piante coltivate outdoor.

Ad essere costoso è trasportarla illegalmente da un paese all’altro: una volta arrivata in Europa, il prezzo della resina aumenta anche del 300-400%.

Dati i numeri, l’interesse ad adulterare il fumo sembra ovvio: con pochi grammi di taglio si possono raddoppiare gli introiti

Ma c’è anche interesse a non fare stare male i consumatori, altrimenti non ci sarebbe mercato. Per questo motivo l’industria marocchina ha trovato soluzioni fantasiose (e neanche troppo nocive) per adulterare il fumo, pur garantendo hashish di aspetto e consistenza uguali ai fumi di ottima qualità.

Partendo da resina di scarsa qualità, le panette vengono tagliate con qualcosa che le renda friabili e sabbioso, come la colofonia (resina di pino); gli ovuli invece vengono adulterati con paraffina grezza o olio di cannabis (non illudetevi: anche questo è di qualità bassissima), per farli sembrare più morbidi e malleabili.

In generale, dato il basso costo di produzione, il fumo non è tanto tagliato come siamo invece portati a pensare: in certi casi costa molto di più comprare chili di sostanze adulteranti che produrre hashish puro e di qualità. Tutto ciò non limita le organizzazioni mafiose, soprattutto chi rifornisce le grandi piazze europee, ad adulterare pesantemente il fumo rendendolo irriconoscibile, con poco principio attivo e duro visti i metodi di conservazione.

Quindi come si può pulire il fumo che si ritiene tagliato?

Mentre i prodotti di taglio sono solubili in acqua e fondono a temperature medio basse, la resina è composta da tricomi formati da una membrana esterna cerosa, che la rende insolubile in acqua.

Anche la cera di pino è insolubile (come altri adulteranti), ma rispetto alla resina di cannabis fonde facilmente a temperature non troppo elevate (60°-135°), come nel caso dell’acqua bollente.

In sostanza, basta mettere il fumo fatto a pezzettini in una pentola piena d’acqua che bolle a fiamma bassa (90°-100°). Dopo di ciò, aspettare qualche ora: il materiale di scarto si distaccherà dalla resina, lasciando l’acqua sporca e scura.

Una volta terminato il procedimento, è necessario filtrare l’acqua (anche con i filtri da caffè) per recuperare tutta la resina e metterla ad asciugare, prima all’aria aperta e poi in freezer, finché non recupera il suo aspetto originale. Per rendere più facile il recupero di tutto il materiale pulito si può usare una bustina da tè vuota dove mettere il fumo sbriciolato. Se l’hashish è particolarmente tagliato questo procedimento si dovrà fare più volte, fino a quando l’acqua non rimarrà quasi trasparente.

N.B. Non è un metodo sempre efficace, infatti va bene per certi tipi di tagli ma non per tutti. 

A volte il fumo che non ci sembra buono – o che sembra tagliato – potrebbe semplicemente essere una seconda o una terza battitura. Sapere con precisione quale adulterante è stato usato è possibile solo  tramite analisi di laboratorio.

Purtroppo fino a quando il mercato nero fa da sovrano non ci sarà nessun tipo di garanzia per i consumatori e l’unico modo per capire se ci stiamo avvelenando o no, è l’esperienza.

Fonti:

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2017/03/06/marocco-produzione-di-cannabis-2016-pari-al-23-del-pil_8374e109-2100-46c7-a220-e0d693d9354d.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Colofonia#Patologie_legate_alla_manipolazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Paraffina

https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-01048576/file/Chouvy_-_Afsahi_-_IJDP_-_Hashish_Revival_in_Morocco_-_Revised.pdf

https://www.tni.org/files/publication-downloads/dpb_49_eng_web.pdf

https://ukcia.org/activism/soapbar.php

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Guida alla Preparazione dell’Olio di Canapa al CBD

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preparazione olio di cbd

In questo tutorial vedremo come preparare a casa l’olio di CBD andando ad estrarre il principio attivo con l’alcol etilico.

In questo Tutorial abbiamo utilizzato infiorescenze di Canapa Industriale, tuttavia è possibile replicare questo metodo anche con le Genetiche predominanti THC e avere quindi un Olio di Canapa al THC piuttosto che CBD MA FATE ATTENZIONE PERCHÉ È ILLEGALE !
Ti ricordo che lavorare con l’alcol etilico potrebbe comportare dei rischi per la salute ed esplosivi vista la veloce evaporazione di questo nell’atmosfera circostante. Pertanto è consigliabile effettuare la procedura in una stanza ben ventilata o se possibile all’aperto, e preferibilmente con un piano di cottura ad induzione per evitare fiamme vive.

Il prodotto che andremo ad estrarre avrà un contenuto di CBD fino al 60%, questo vuol dire che in 1 litro di soluzione raffinata possiamo avere fino a 600 grammi di CBD puro.

È importante quindi, una volta finito il processo di estrazione, andare a diluire questo Concentrato all’interno di Oli alimentari.

Diluire l’Estratto di CBD per l’uso Orale

Il CBD così come il THC è una molecola Lipsolubile, e può diluirsi quindi solamente nei grassi e non nell’acqua (Idrosolubile). La scelta nella nostra guida è ricaduta su un altro prodotto estraibile dalla Cannabis Industriale, ovvero l’Olio di Semi di Canapa che ha delle qualità organolettiche più uniche che rare.

Difatti questo, per via delle grandi concentrazioni di Oli essenziali e Grassi Buoni (Omega-3, Omega-6 ecc) risulta essere uno degli alimenti più completi e nutrienti al mondo.

Uno dei difetti dell’Olio di Semi di Canapa è spesso il suo gusto poco convenzionale e molto corposo, molti infatti preferiscono diluire l’estrazione di CBD in oli vegetali più neutri, come: l’Olio EVO d’Oliva o l’Olio di Cocco (molto utilizzato per via della sua neutralità).

Calcolare la Quantità di CBD nell’Olio di Canapa

Consumare l’Estratto nella sua forma “pura” potrebbe non essere così piacevole, o meglio potrebbe non piacere a tutti per il suo gusto pungente !

Pertanto è importante, nel momento della diluizione in oli vegetali, capire quanto estratto aggiungere a questo.

Sul mercato si trovano spesso flaconi da 10ml al 4, 10 o 20 % di CBD. Per capire la quantità reale di CBD (si misura in grammi e non litri) presente nel flacone bisogna effettuare una semplice operazione aritmetica.

Il Contenuto di CBD è uguale al Contenuto Totale del Flacone fratto 100 e moltiplicato per la percentuale indicata sulla boccetta.

Quindi un Olio di CBD 10ml al 4% conterrà: CBD = 10 (ml) / 100 * 4 (percentuale) >  0,1 * 4 > 0,4 (400mg) grammi di CBD Puro.

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