Connettiti con la Community

Attualità

Ecosia: il Motore di Ricerca green friendly che pianta Alberi

Published

in

Ecosia, il motore di ricerca che pianta alberi ad ogni ricerca.

Quale motore di ricerca usi abitualmente?

Google è il grande classico: nel dubbio vai sul sicuro, funziona per tutto. Bing sembra già più alternativo, di chi sceglie per posizione presa, mentre Yahoo è ormai deceduto. E poi c’è Yandex, l’alternativa russa alle ricerche online.

Spesso quella del motore di ricerca è una scelta fatta senza neanche riflettere, poiché di certo non andrà a influire sulla nostra giornata. Eppure esiste un motore di ricerca – relativamente giovane ed europeo – che qualcosa promette di cambiare, anche (e soprattutto) nel nostro piccolo quotidiano: Ecosia. (Scopri di Più)

Ecosia: un click per la riforestazione

Fondato da Christian Kroll nel 2009 a Berlino, Ecosia afferma di voler essere la ‘buona coscienza della rete’. Ecosia è comunque un motore di ricerca con fini di lucro, cioè genera fatturato con i proventi pubblicitari che provengono dalle ricerche degli utenti (guadagna qualcosa per ogni click sul sito). Fin qui è tutto nella norma.

Nelle ricerche effettuate su Ecosia, però, appaiono dei link affiliati – chiamati Ecolinks – tramite i quali è possibile effettuare donazioni compiendo acquisti online: ogni azienda deve ad Ecosia il 5% degli acquisti effettuati sul proprio sito. Ecosia dichiara che almeno l’80% dei ricavati ottenuti grazie a questi Ecolinks è destinato alla riforestazione: il browser si è infatti legato a progetti come Plant a Billion Trees e WeForest.

Dalla sua fondazione, Ecosia ha ricavato almeno 3 milioni per i progetti di riforestazione

Il fondatore, Christian Kroll, ha dichiarato di voler raggiungere il miliardo di alberi piantati entro 2020: progetto ambizioso, ma non impossibile. Punta inoltre a neutralizzare il 100% delle emissioni di anidride carbonica causata da tutta l’impalcatura materiale per il funzionamento del motore di ricerca – server, uffici, dispositivi.

Qualcuno si è detto scettico su questo progetto: quale big corporation lascerebbe andare i propri introiti verso cause ambientali? Ma Ecosia ha ottenuto la certificazione della B-Corporation, ente no-profit che ne ha confermato le performance di sostenibilità ambientale e sociale, oltre che la trasparenza nel fornire i dati delle effettive donazioni.

All’inizio ha collaborato con il WWF, per finanziare la riforestazione della foresta pluviale in Brasile. Questo dal 2009, quando Ecosia è stata fondata in seguito alla Conferenza dell’ONU sui Cambiamenti Climatici tenutasi a Copenaghen, il cui tema è stato appunto la riduzione delle emissioni di CO2 (la diminuzione significativa delle foreste sul nostro pianeta è una delle maggiori cause dell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera).

Aderisci anche tu ad Ecosia!

Perché scegliere Ecosia, motore di ricerca con uno scopo: salvare l’ambiente

Dopo la conferenza del 2009, si sono tenuti svariati altri summit riguardanti il problema del Cambiamento Climatico. L’ultima eclatante conferenza è stato quella di Parigi 2015, a cui sono seguite delle COP (Conferenze delle Parti) a cui partecipano alcuni degli Stati firmatari.

Lo scopo di Parigi era quello di sancire una linea comune d’azione: limitare l’aumento delle temperature mondiali al di sotto 2 gradi e ridurre significativamente le emissioni di anidride carbonica. Ma alcuni Stati – tra cui spicca l’America di Trump, rinomato negazionista  – sono fuoriusciti dagli accordi, rifiutandosi di accettare l’esistenza del problema e la necessità di un’azione immediata.

Durante l’ultima COP-24 – svoltasi a Katowice, in Polonia, a dicembre – si è giunti alla drammatica conclusione che il limite dei 2 gradi non è più sufficiente, bisogna mantenersi al di sotto degli 1,5 gradi diminuendo il 45% delle emissioni di CO2 nell’aria entro il 2030. Una bella sfida, insomma.

Ecosia ci insegna che possiamo fare tanto, anche con un gesto casuale come la scelta di un motore di ricerca, addirittura con un click sulla tastiera. Diffondere una nuova consapevolezza – insieme, tutti quanti, possiamo farcela – è il primo grande passo per la soluzione del problema Climatico. Che, assieme alle altre emergenze – l’inquinamento provocato dalla plastica e l’esaurimento dell’acqua potabile, tra i tanti – ci fanno capire quanto ogni piccolo gesto conta.

 

 

Continua la Lettura
Click to comment

Devi effettuare l'accesso per poter commentare. Login

Lascia un Commento

Attualità

Finalmente Legalizzata la Cannabis Light <0.5%

Published

in

Coltivare Cannabis Legale in Italia

Ebbene sì, dopo un anno di infiniti tira e molla nelle svariate commissioni, dopo le migliaia di commenti negativi e anche di supporto verso chi almeno ci ha provato, la fiducia ormai persa delle migliaia di persone che hanno investito, oggi 12 dicembre 2019 arriva finalmente una buona notizia per chi ha investito nel settore della Cannabis Light.

Il senatore Mantero, insieme a Francesco Mollame (M5S), Loredana De Petris e Paola Nugnes (LeU), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (PD) sono riusciti nell’ardua impresa. È passato infatti uno dei 2 emendamenti che permetterebbe al settore della Light di poter respirare, finalmente.

Molti all’inizio avevano urlato al MONOPOLIO e addirittura alla truffa, non mi dimentico di voi, anche perché siete gli stessi che oggi Gioiscono. ( la coerenza la lacisate sotto al tappeto o nella stagnola)

L’emendamento nel dettaglio

Matteo Mantero e Francesco Mollame
Matteo Mantero e Francesco Mollame (5S) in commissione bilancio durante l’approvazione dell’emendamento

In attesa di analizzare il testo completo, sappiamo che l’emendamento in questione, va a modificare la 242/16 e finalmente riconosce il fiore della pianta come tale.

Viene inoltre modificato il DPR in materia di stupefacenti e viene imposto il limite dello 0.5% di THC, al di sotto del quale non si può considerare sostanza stupefacente.

“… non è un punto d’arrivo, bensì un punto di partenza…” queste le prime dichiarazioni del senatore Mantero, che con entusiasmo comunica su facebook la notizia.

Per concludere con “I canapicoltori e negozianti potranno lavorare un po’ più tranquilli”.

Sicuramente non è una vittoria eclatante – e nè è conscio lo stesso Mantero -, ma da la libertà di poter lavorare a tutto il comparto cannabico italiano.

L’emendamento, o meglio il sub-emendamento è stato inserito nella legge di bilancio che dovrà essere discussa in parlamento, tuttavia questo non è modificabile (emendabile), pertanto se dovesse passare la legge di bilancio, passerà anche l’emendamento in tutta la sua integrità.

Capodanno coi fiocchi, e con i fiori

Indipendentemente da quello che è il personale giudizio politico, va riconosciuta a Mantero la tenacia e perseveranza che tra le altre cose vorrei vedere in più soggetti politici.

Nel giro dell’ultimo anno ne avrà lette di tutti i colori sul suo conto e sul suo operato, eppure è andato avanti per la sua strada, scontrandosi anche con i muri interni del 5S.

È vero che non è stata legalizzata la cannabis, però la possibilità di poter lavorare in modo libero e a testa alta per oltre 10000 persone è comunque un importante traguardo.

Sperando che il prossimo obiettivo, sia la Legalizzazione e Autoproduzione.

Continua la Lettura

Attualità

Lego vuole usare la Bioplastica di Canapa

Published

in

Impossibile non conoscere Lego: la multinazionale leader nella produzione di mattoncini da costruzione per bambini (e adulti). La conosciamo tutti perché produce – praticamente da sempre – dei meravigliosi mattoncini realizzati in una plastica resistentissima, praticamente indistruttibile che, inevitabilmente, si trasformano in scarti non biodegradabili.

L’azienda lo sa bene – soprattutto, da multinazionale quale è, dovrebbe dare il buon esempio per quanto riguarda la sostenibilità. La produzione su larga scala dei mattoncini, a lungo andare, produrrà tonnellate di plastica inquinante: non di certo facile da gestire in un mondo sommerso dalla spazzatura. Sembra però che l’azienda stia lavorando da parecchi anni per trovare un sostituto sostenibile alla plastica.

Gli alberi dei set Lego costruiti in Bioplastica

Dal 2018 Lego – che ha aderito alla Bioplastic Feedstock Alliance (Bfa), un’organizzazione che promuove l’uso responsabile delle biomasse – si è impegnato nella produzione di alcuni componenti giocattolo in un materiale diverso: la bioplastica.

Tutti i componenti “verdi”: le piantine – foglie, alberi e cespugli – sono composte da polietilene ricavato da etanolo estratto dalla canna da zucchero: un biocarburante che, in futuro, potrebbe sostituire (almeno in parte) le plastiche da idrocarburi attualmente impiegate.

Per ora si parla ancora di una copertura massima di 1-2% sulla produzione totale. L’obiettivo è molto ambizioso, ma Lego spera di riuscire a rendere sostenibile la totalità dei materiali utilizzati entro il 2030.

Perché convertire materiali organici in bioplastica è così difficile?

Per il momento Lego produce soltanto una minuscola parte dei suoi mattoncini in bioplastica: i rimanenti 50 miliardi, che vende annualmente, sono ancora prodotti in plastica tradizionale.

Il problema principale è che la ricerca sulle bioplastiche è ancora agli albori – tanto che è difficile già definire che cosa sono le bioplastiche. Non se ne sa molto, anche se certamente sono un’alternativa ecosostenibile rispetto alla plastica tradizionale.

Lego finora ha testato oltre 200 materiali diversi e, attualmente, la base organica preferita è la canna da zucchero, ma nel prossimo futuro si dicono pronti a sperimentare.

Si spera che assieme a Lego, anche altri – come CocaCola, Nestle, McDonalds e molte altre big – investano nella ricerca: l’alternativa c’è, bisogna solo applicarla su scala globale.

Se Lego considerasse la bioplastica di canapa?

Ne avevamo già parlato – siamo dei grandi sostenitori della ricerca sostenibile alleata alla produzione su scala sempre maggiore di canapa industriale – e si vocifera che anche la Lego abbia pensato alla bioplastica realizzata con la fibra della pianta di cannabis.

I maggiori problemi (per un possibile uso applicato a tutta la produzione) riscontrati finora sono: la resistenza del materiale, la sua organicità e durata nel tempo. Inoltre, usare scarti di mais, grano e canna da zucchero garantisce la stessa resa.

“non possiamo dire che ispiriamo e sviluppiamo i costruttori di domani se stiamo rovinando il pianeta”

Questo secondo Tim Guy Brooks, capo del dipartimento per la sostenibilità ambientale di LEGO: la ricerca di nuovi materiali è la priorità, così che i mattoncini LEGO possano continuare a intrattenere – senza remore e sensi di colpa – anche le generazioni future.

Continua la Lettura

Attualità

Il CBD può riabilitare l’immagine della cannabis?

Published

in

Che il mercato della cannabis sia in continua espansione è un dato difficilmente controvertibile. Vivien Azer, l’analista finanziaria di Wall Street che più da vicino segue il fenomeno, ha dichiarato infatti che, se il 2019 sarà un anno importante nello sviluppo di questo mercato, si prevede che il giro di affari negli Stati Uniti sia entro il 2030 di circa 80 miliardi di dollari; senza considerare il mercato canadese che punta a diventare decisamente più prospero dopo gli ultimi passi in materia di legalizzazione.

Premessa: distinguere il CBD dal THC

È indubbio che questa crescita passi anche e soprattutto da un rinnovamento dell’immagine e del brand della cannabis. Il fulcro di questa campagna, come spiega bene un’inchiesta di Quartz a firma Jenny Avins, è la rivalutazione del cannabidiolo, meglio conosciuto con la sigla CBD, e il suo smarcamento dal THC, terrore di grandi e piccini. Se quest’ultimo è responsabile ormai conosciuto e conclamato del tanto famigerato sballo, il CBD promette rilassamento e sollievo da stress, ansia, insonnia e addirittura dolori muscolari.

Immagine presa da https://www.skynaturalscbd.com/pages/guide-to-cbd

Per lungo tempo, però, nella narrazione ufficiale, i due principi sono sempre stati uniti sotto la comune etichetta di droga. Il vocabolario conservatore e proibizionista, si sa, è piuttosto limitato e punta a semplificare e banalizzare piuttosto che a far comprendere. E così la saldatura tra politiche repressive e stigma sociali ha portato a creare un’immagine totalmente fuorviante: il consumatore di queste sostanze è, nel migliore dei casi, un hippy perdigiorno, nel peggiore un tossico dipendente che vive alla giornata, meglio se immigrato o parte di una minoranza etnica (non a caso negli Stati Uniti la maggior parte degli arresti per questioni legate a sostanze stupefacenti è a carico di neri o ispanici).

Rebrandizzare il CBD è la soluzione?

Per questo dare un nuovo volto al CDB potrebbe aiutare la cannabis a smarcarsi dal suo pesante bagaglio storico-culturale. Per fare ciò, paradossalmente, la parola cannabis e tutto ciò che richiama quell’immaginario deve passare in secondo piano. È questo il pensiero di Paul Earle, esperto di brand e marketing che insegna alla Northwestern’s Kellogg school of marketing e che ha collaborato alla ristrutturazione di diversi brand, intervistato proprio nell’inchiesta sopracitata. il suo consiglio principale è quello di evitare riferimenti alla classica foglia stilizzata o “alla vecchia immagine del ragazzo con gli occhi di fuori”.

View this post on Instagram

Swipe! More from Kim’s CBD Baby Shower!

A post shared by Kim Kardashian Snapchat (@kimkardashiansnap) on

Un endorsment in questo senso lo ha sicuramente dato una delle influencer più note al momento: Kim Kardashian. La star da 144 milioni di follower su Instgram ha infatti deciso di scandalizzare il pubblico borghese proponendo agli invitati del suo baby shower di fine aprile un’ampia scelta di creme e oli a base di CBD. Un’iniziativa che, ovviamente, non ha mancato di suscitare polemiche e confronti. Ma, rispetto al totale oscurantismo sull’argomento degli anni passati, l’apertura di un dibattito, anche che prenda spunto da un post sui social (ma qual è del resto la funzione degli influncer?) è un segnale positivo: in questo caso bene o male, l’importante è che se ne parli.

Continua la Lettura

Seguici

Trending

Iscriviti
Telegram