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E tu Come ti Comporteresti ad un Posto di Blocco?

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Sequestro di Cannabis Light nella provincia di Taranto

 Know your rights (conosci i tuoi diritti) è un documento, sottoscritto dalla Coalizione Italiana per la Libertà e i Diritti Civili e l’Associazione Antigone, che intende illustrare ad ogni cittadino cosa fare nel caso in cui un agente ufficiale o in borghese voglia fermarlo.

Lo scopo di questa guida è ridurre il panico e l’impreparazione di qualsiasi cittadino che, trovandosi davanti ad un Ufficiale di Polizia, potrebbero indurlo ad avere comportamenti sbagliati anche non essendo reo.

Il bisogno di questa guida nasce dalla mancanza in Italia di una giusta conoscenza dei propri diritti dinnanzi a situazioni di questo genere. Non esisteva fino a qualche anno fa una normativa atta a fornire informazioni sui propri diritti al cittadino in stato di fermo o arresto. Solo nel 2014 la situazione è cambiata: sulla scorta della situazione europea, è stato chiesto agli Stati Membri di uniformare gli obblighi di informazione per qualunque cittadino si trovasse in situazione di libertà restrittiva. Da questa decisione è nata la Letters of Rights, da cui in seguito scaturirà il Know your rights,

che è un elenco di diritti che dovrebbe essere consegnato immediatamente in forma scritta e chiara alla persona che viene sottoposta a una misura cautelare, ad arresto o a fermo.

Dice l’avvocato Gennaro Santoro, compartecipante anche alla stesura del Know your rights.

Cosa fare quando un agente di polizia ti ferma

La prima cosa da fare quando un agente di polizia ti ferma, nel caso in cui l’agente fosse in borghese, è chiedergli di identificarsi, attraverso l’apposito tesserino di riconoscimento. Nel caso in cui l’agente si rifiutasse di dare le sue generalità, non sei obbligato a eseguire i suoi ordini.

Posto di Blocco, come comportarsi e quali sono i nostri diritti

Ma, nel caso in cui l’agente sia in divisa o decidesse di identificarsi essendo in borghese, toccherà anche a te identificarti dicendogli le tue generalità e mostrando un documento di riconoscimento valido.

Nel caso in cui non sei in possesso di un documento di riconoscimento valido o le generalità che hai fornito o lo stesso documento siano considerate dubbie, sarai portato in commissariato per un accertamento riguardo la tua identità. Lì, l’agente che ti ha accompagnato dovrà informare il Procuratore della Repubblica e trattenerti il tempo necessario per la tua identificazione.

Tuttavia, passate le 24 ore dalla comunicazione del fermo al Procuratore della Repubblica, dovrai essere rilasciato.

Cosa succede se non sei rilasciato?

Nel caso in cui gli agenti avessero dei dubbi circa il tuo rilascio, potrebbero procedere a ispezioni personali e perquisizioni.

Queste possono essere effettuate senza l’autorizzazione di un magistrato in due casi: se sei colto in flagranza di reato o se nei tuoi confronti c’è un’ordinanza cautelare, un ordine di carcerazione o un fermo di indiziato di delitto; e se valutano fondata la possibilità che potresti possedere armi o sostanze stupefacenti. La perquisizione, in questo caso, potrebbe ampliarsi anche al luogo in cui ti trovi.

Se questi due casi non vengono soddisfatti, la polizia non può perquisirti né procedere ad ispezioni personali nella tua casa o nella tua macchina senza un mandato del giudice.

Cosa fare se l’agente decide di perquisirti?

La perquisizione dovrà essere effettuata nel rispetto della tua dignità e della tua riservatezza, in quanto persona; non minacciare l’autodeterminazione delle persone; e nel caso in cui si dovesse procedere alla perquisizione su una donna, bisognerà avvalersi solamente di personale femminile.

Cosa succede se ti trovano in possesso di sostanze stupefacenti legali?

Essere in possesso di sostanze stupefacenti legali non è reato, a meno che queste non superino la quantità minima e la percentuale di THC consentita dalla legge – si ricorda che la percentuale di THC è limitata alla totalità della sostanza.

Cannabis Light: La Cassazione conferma il limite di 0.2% THC

Se questo non dovesse accadere, sono previste le medesime sanzioni date a coloro che vengono ritrovati in possesso di sostanze stupefacenti leggere.

Cosa succede se ti trovano in possesso di sostanze stupefacenti leggere?

Nel caso in cui venissi trovato in possesso di droghe leggere – marijuana e hashish – sono previsti, secondo il DRP 309 del 09/10/1990, una sanzione amministrativa.

La sanzione amministrativa prevede la convocazione presso la Prefettura di residenza e presso il Ser.T per un colloquio. A questo punto le conseguenze possono essere due: si è sottoposti ad un lungo ammonimento a non fare più uso della sostanza o viene sospeso e ritirato un documento – patente, porto d’armi o permesso di soggiorno per uno straniero – per un periodo che va dall’1 ai 3 mesi.

La materia è regolamentata da suddetto DRP secondo l’art. 75, che punisce, con sanzioni amministrative, le condotte dell’acquisto, importazione e detenzione di sostanze stupefacenti, per uso personale. Il principio fondamentale del suddetto DRP è, infatti,

relativo al divieto di far uso personale di sostanze stupefacenti anche in quantità minima, a dispetto della vecchia normativa, legge 685/1975, che non puniva il semplice possesso di stupefacenti in modica quantità per uso personale.

La legge, inoltre, non fa differenze se la quantità ritrovata sia di lieve entità. Quest’ultima viene riconosciuta solo se l’accaduto è considerato occasionale, dopo che gli agenti abbiano appurato che la quantità trovata sia minima.

Cosa succede se ti trovano in possesso di sostanze stupefacenti pesanti?

Nel caso in cui le sostanze stupefacenti ritrovate siano pesanti, oltre all’attuazione del già citato art. 75, gli agenti dovranno redigere un verbale di sequestro e chiederne la convalida al PM entro 48 ore.

In questo caso, hai diritto a chiedere un avvocato difensore, che abbia non solo il compito di difenderti ma anche quello di essere presente ad ogni procedura effettuata dagli agenti nei tuoi confronti, nonché di ottenere una copia dei verbali di perquisizione e sequestro (nel caso in cui avvenga anche il secondo), nei quali vengono indicati i nomi e la qualifica degli agenti, le operazioni fatte e i motivi– nel caso in cui non fosse reperibile un avvocato, potrai chiamare una persona di fiducia che faccia da testimone.

Il tuo compito sarà quello di leggere il verbale, verificarne le operazioni e firmarlo. Se ti rendi conto che qualcosa è stato fatto nel modo sbagliato, hai diritto a non firmarlo.

Nel caso in cui tu fossi un cittadino straniero, hai diritto ad un interprete.

Se la quantità di sostanze ritrovate venga considerata con finalità di cessione a terzi, la legge prevede un periodo di reclusione dagli 8 ai 20 anni.

 

Quando viene considerato spaccio?

Strumenti utilizzati per la pesa e la divisione di cannabis

Oltre al ritrovamento di una sostanza stupefacente, legale o non, leggera o pesante, maggiore del limite consentito, ad influire sulla sua decisione del Giudice intervengono altri fattori come il ritrovamento di arnesi da taglio, bilancini di precisione, materiali da confezionamento e quantità ingiustificabili di denaro.

La differenza tra detenzione e spaccio non è operata nettamente dalla legge, ma dal Giudice.

Anche in questo caso, la materia è regolamentata dal suddetto DRP secondo l’art.73, che

persegue le forme illecite di produzione e traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope. Da tenere in considerazione anche l’art. 74 che Sanziona molto più severamente del Codice Penale l’ipotesi di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Punisce con pene non inferiori a 20 anni di reclusione, chi dirige, organizza, promuove o finanzia una associazione di 3 o più persone per commettere i reati previsti dall’art. 73. La semplice partecipazione all’associazione è punita con la reclusione non inferiore a 10 anni.

Inoltre, nel DM nr°186 del 1990 sono presentate le pene previste per lo spaccio, che possono arrivare fino ai 20 anni per le cosiddette droghe pesanti e fino a 6 qualora si tratti di droghe leggere.

Per di più, anche la cessione a terzi gratuita viene considerata spaccio e punita con le suddette pene.

Più che la detenzione di sostanze stupefacenti legali e non, ciò che è veramente punita è la detenzione con finalità di cessione a terzi.

 

 

 

 

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Svolta sostenibile di Lego: usare la Bioplastica di Canapa?

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Impossibile non conoscere Lego, la multinazionale leader nella produzione di mattoncini da costruzione per bambini (e adulti). Probabilmente è una delle aziende che vende di più nel settore: questo vuol dire che la quantità di mattoncini – realizzata in una plastica resistentissima, praticamente indistruttibile – è molto alta, così come lo sono gli scarti non biodegradabili che vengono inevitabilmente prodotti.

L’azienda lo sa bene – ma soprattutto, da multinazionale quale è, deve dare il buon esempio per quanto riguarda la sostenibilità. La produzione su larga scala dei mattoncini e di altri componenti delle scatole da costruzione non può andare avanti ancora a lungo, perciò l’azienda sta lavorando da parecchi anni per trovare un sostituto sostenibile alla plastica.

Gli elementi “vegetali” dei set Lego saranno costruiti in Bioplastica

Dal 2018 Lego – che ha aderito alla Bioplastic Feedstock Alliance (Bfa), un’organizzazione che promuove l’uso responsabile delle biomasse – ha iniziato a produrre alcuni componenti delle famose scatole-giocattolo in bioplastica.

Per la precisione, tutti i componenti “verdi”: le piantine – foglie, alberi e cespugli – sono composte da polietilene ricavato da etanolo estratto dalla canna da zucchero: un biocarburante che sostituisce (almeno in parte) le plastiche da idrocarburi attualmente impiegate.

Per ora si parla, per quanto riguarda la produzione in bioplastica, dell’1-2 per cento del totale. L’obiettivo è molto ambizioso, ma Lego spera di riuscire a rendere sostenibile la totalità dei materiali utilizzati entro il 2030.

Perché convertire materiali organici in bioplastica è così difficile?

Per il momento Lego produce soltanto una minuscola parte dei suoi mattoncini in bioplastica – i rimanenti 50 miliardi, che vende annualmente, sono ancora prodotti in plastica tradizionale.

La ricerca sulle bioplastiche è ancora agli albori – tanto che è difficile già definire che cosa sono le bioplastiche: generalmente considerate un’alternativa molto più ecosostenibile della plastica tradizionale, non sono però un materiale propriamente a basso impatto. Inoltre, la qualità della resa non è certamente paragonabile a quella della plastica da petrolio.

Lego finora ha testato oltre 200 materiali diversi, ma soltanto il 2 per cento dei suoi prodotti è di origine vegetale: attualmente, la base organica preferita è la canna da zucchero, ma nel prossimo futuro si dicono pronti a sperimentare. Assieme a CocaCola, Nestle, McDonalds – e molte altre big – sta investendo molto nella ricerca, nella speranza di trovare un modo per rendere l’utilizzo di polimeri biologici sostenibile.

Se Lego considerasse la bioplastica di canapa?

Ne avevamo già parlato – siamo dei grandi sostenitori della ricerca sostenibile alleata alla produzione su scala sempre maggiore di canapa industriale – e si vocifera che anche la Lego abbia pensato alla bioplastica realizzata con la fibra della pianta di cannabis.

I maggiori problemi riscontrati finora – che hanno impedito la produzione in massa dei mattoncini di bioplastica – sono la resistenza del materiale, la sua organicità e durata nel tempo. Usare scarti di mais, grano e canna da zucchero non si è rivelata la soluzione perfetta per questo problema ingombrante che è, per un colosso dei giocattoli, di importanza primaria.

“non possiamo dire che ispiriamo e sviluppiamo i costruttori di domani se stiamo rovinando il pianeta”

Questo secondo Tim Guy Brooks, capo del dipartimento per la sostenibilità ambientale di LEGO: la ricerca di nuovi materiali è la priorità, così che i mattoncini LEGO possano continuare a intrattenere – senza remore e sensi di colpa – anche le generazioni future.

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Il CBD può riabilitare l’immagine della cannabis?

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Che il mercato della cannabis sia in continua espansione è un dato difficilmente controvertibile. Vivien Azer, l’analista finanziaria di Wall Street che più da vicino segue il fenomeno, ha dichiarato infatti che, se il 2019 sarà un anno importante nello sviluppo di questo mercato, si prevede che il giro di affari negli Stati Uniti sia entro il 2030 di circa 80 miliardi di dollari; senza considerare il mercato canadese che punta a diventare decisamente più prospero dopo gli ultimi passi in materia di legalizzazione.

Premessa: distinguere il CBD dal THC

È indubbio che questa crescita passi anche e soprattutto da un rinnovamento dell’immagine e del brand della cannabis. Il fulcro di questa campagna, come spiega bene un’inchiesta di Quartz a firma Jenny Avins, è la rivalutazione del cannabidiolo, meglio conosciuto con la sigla CBD, e il suo smarcamento dal THC, terrore di grandi e piccini. Se quest’ultimo è responsabile ormai conosciuto e conclamato del tanto famigerato sballo, il CBD promette rilassamento e sollievo da stress, ansia, insonnia e addirittura dolori muscolari.

Immagine presa da https://www.skynaturalscbd.com/pages/guide-to-cbd

Per lungo tempo, però, nella narrazione ufficiale, i due principi sono sempre stati uniti sotto la comune etichetta di droga. Il vocabolario conservatore e proibizionista, si sa, è piuttosto limitato e punta a semplificare e banalizzare piuttosto che a far comprendere. E così la saldatura tra politiche repressive e stigma sociali ha portato a creare un’immagine totalmente fuorviante: il consumatore di queste sostanze è, nel migliore dei casi, un hippy perdigiorno, nel peggiore un tossico dipendente che vive alla giornata, meglio se immigrato o parte di una minoranza etnica (non a caso negli Stati Uniti la maggior parte degli arresti per questioni legate a sostanze stupefacenti è a carico di neri o ispanici).

Rebrandizzare il CBD è la soluzione?

Per questo dare un nuovo volto al CDB potrebbe aiutare la cannabis a smarcarsi dal suo pesante bagaglio storico-culturale. Per fare ciò, paradossalmente, la parola cannabis e tutto ciò che richiama quell’immaginario deve passare in secondo piano. È questo il pensiero di Paul Earle, esperto di brand e marketing che insegna alla Northwestern’s Kellogg school of marketing e che ha collaborato alla ristrutturazione di diversi brand, intervistato proprio nell’inchiesta sopracitata. il suo consiglio principale è quello di evitare riferimenti alla classica foglia stilizzata o “alla vecchia immagine del ragazzo con gli occhi di fuori”.

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Swipe! More from Kim’s CBD Baby Shower!

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Un endorsment in questo senso lo ha sicuramente dato una delle influencer più note al momento: Kim Kardashian. La star da 144 milioni di follower su Instgram ha infatti deciso di scandalizzare il pubblico borghese proponendo agli invitati del suo baby shower di fine aprile un’ampia scelta di creme e oli a base di CBD. Un’iniziativa che, ovviamente, non ha mancato di suscitare polemiche e confronti. Ma, rispetto al totale oscurantismo sull’argomento degli anni passati, l’apertura di un dibattito, anche che prenda spunto da un post sui social (ma qual è del resto la funzione degli influncer?) è un segnale positivo: in questo caso bene o male, l’importante è che se ne parli.

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La Cassazione Vieta la Light, Mantero Risponde [DDL Allegato]

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Pochi giorni fa, la Corte Suprema di Cassazione ha depositato le Motivazioni che hanno portato al divieto di Vendita della Cannabis Light con effetto drogante.

Ebbene, se qualcuno pensava che le motivazioni potessero in un certo senso dare un po’ d’aria a chi lavora nel settore, mi spiace dire che non è stato così.

Infatti da quanto emerge dalle 19 pagine, la Vendita di Cannabis Light è stata praticamente resa illegale, o meglio, non è stato dato un valore numerico a questa – santa – efficacia drogante.

La cassazione in pratica rimanda la questione ai vari tribunali di turno che di volta in volta dovranno decidere se quello specifico lotto è o meno drogante (?).

In pratica è peggio di prima.

Mantero all’Attacco per salvare la Cannabis Light

Non tarda ad arrivare un primo post di Mantero (M5S) a tutela del mercato creatosi, andando a fare un elogio ai tantissimi – soprattutto giovani – che si sono buttati in questo Business, nonostante le tante zone grige.

È ancor più importante però il secondo post pubblicato sempre da Mantero nella giornata odierna, che comunica agli addetti ai lavori che:

E’ pubblicata e sottoscritta da tanti altri colleghi, la mia proposta di modifica della legge n. 242 del 2016 

Il Disegno di legge infatti è stato presentato il 5 giugno e solo oggi, a distanza di più di un mese, è arrivata la notizia della pubblicazione ufficiale.

L’iter è ovviamente lunghissimo come al solito, ma il solo fatto che alcuni esponenti del governo si schierino al fianco della Cannabis Light, fa ben sperare.

Non è ancora nota la data della calendarizzazione del DDL, anche se Mantero assicura e spera in una discussione il prima possibile.

Cosa prevede il Disegno di Legge?

Viene consentita la vendita di derivati della Cannabis Light per ben 2 categorie merceologiche: uso alimentare e uso erboristico.

Si garantisce – finalmente – la tutela dei consumatori dato che le confezioni dovranno mostrare il contenuto di THC – che non dovrà superare lo 0,6% -, il contenuto di CBD e dovrà essere garantita l’assenza di inquinanti come metalli pesanti e patogeni.

Inoltre dovrà essere indicata la provenienza della produzione, e ovviamente dovranno essere rispettati tutti gli altri parametri relativi alle categorie merceologiche.

Si permetterà la possibilità di poter fare taleaggio e addirittura una parte del fondo dell’agricoltura potrà essere dato agli agricoltori che voglio sviluppare nuove genetiche per il mercato.

Insomma a distanza di 3 anni dall’approvazione delle 242/16 arriva finalmente l’upgrade necessario e mai fatto.

Molti si lamenteranno del fatto che si sta pensando troppo alla light e poco alla legalizzazione, tuttavia i temi vanno trattati separatamente, dato che dalla light, oggi, dipendono +3000 realtà aziendali.

P.S. Qui trovi l’iter del DDL e il relativo Testo completo

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