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Coltivare Cannabis in Italia, tutto quello che devi sapere

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Tutto quello che c'è da sapere per coltivare Cannabis in Italia.

È possibile Coltivare Cannabis in Italia? La Cannabis presenta numerose genetiche, le quali hanno a loro volta diverse caratteristiche, che permettono la coltivazione della pianta in qualsiasi tipo di ambiente.

In Italia è possibile acquistare qualsiasi seme e coltivare ogni tipo di varietà, purché la pianta in fioritura non sviluppi una percentuale di THC superiore allo 0.2% – se si trattasse di un privato – e dello 0.6% – se si trattasse di un agricoltore. Superare questo limite renderebbe la pianta illegale e quindi non commercializzabile.

Le varietà che possono terminare il loro ciclo vitale nel nostro Stato sono elencate nella tabella delle semente certificate Europea. Sono genetiche con un basso potenziale di THC, che non superano il limite massimo dello 0,2%. Tuttavia, la legge italiana tollera una percentuale di THC non superiore allo 0.6%, perché non imputabile al coltivatore.

Accedi alla Lista Completa delle Sementi Certificate Europee

E’ possibile Coltivare Cannabis in casa?

Dopo l’approvazione della legge sulla Promozione della Filiera della Canapa, è possibile coltivare Cannabis senza alcuna autorizzazione anche in casa. Si può mettere la pianta sul balcone senza rischiare alcuna sanzione o ripercussioni legali. Tuttavia, le varietà dovranno essere certificate.

Gli unici obblighi da rispettare sono la conservazione del cartellino del seme per un periodo non inferiore ai 12 mesi e della fattura di acquisto. Inoltre, non sarà possibile la riproduzione della pianta per via agamica, anche se in possesso del cartellino della pianta madre.

Si può, però, terminare la fioritura della pianta in completa tranquillità e farne l’uso che si preferisce, salvo la cessione a terzi anche senza scopo di lucro.

È consigliabile, ma non obbligatorio, nel caso in cui si parla di coltivazione per fini di lucro, effettuare una auto-denuncia presso le forze dell’ordine locali.

Controlli e analisi

Eventuali controlli sulla pianta saranno eseguiti da un soggetto unico in presenza del coltivatore. Il controllo sarà eseguito tramite il prelievo di un campione dalla pianta. L’agricoltore potrà a sua volta ottenere una parte del campione prelevato per effettuare eventuali contro-verifiche.

Si ricorda che nel caso in cui la percentuale di THC superi la soglia dello 0,6%, il raccolto potrebbe essere sottoposto a sequestro da parte dalle autorità e distrutto, senza imputarne la colpa all’agricoltore.

Coltivare Cannabis Light in Italia, la guida pratica e Completa

Produzione e vendita di Canapa

“Nel momento in cui si sceglie di fare il passo della commercializzazione, bisogna fare riferimento a tutti quegli accorgimenti a livello societario e amministrativo, ad esempio relativi all’etichettatura o alla disponibilità di locali idonei, che consentono di svolgere l’attività in quello specifico settore, sia esso nell’ambito del florovivaismo, della bioedilizia, della cosmesi, dell’alimentare. Ognuno di questi settori ha una specifica normativa che deve essere rispettata. La 242 è una legge quadro, che va poi armonizzata con le normative di settore, questo vale per la canapa come per qualunque altro prodotto.”

Queste le parole dell’avvocato Giacomo Bulleri in merito al commercio di prodotti a base di canapa.

Per poter Coltivare Cannabis ed essere autorizzati alla vendita non occorrono autorizzazioni particolari, sarà necessario essere un coltivatore diretto oppure aprire una Partita Iva agricola. I semi potranno essere acquistati da qualsiasi rivenditore autorizzato, scegliendo le genetiche adatte alle proprie esigenze.

Quando si inizierà a piantare è meglio avvisare la forestale di competenza della zona in cui si trova la coltivazione, anche se non obbligatorio, in quanto nel caso in cui la polizia dovesse imbattersi nel campo non sarebbe in grado di distinguerlo da uno legale o meno. In questo modo gli eventuali controlli e le verifiche future che potrebbero essere effettuate diminuiranno sensibilmente.

Occorrerà avere sempre tutti i documenti necessari a portata di mano. Ciò che non deve mai mancare è:

  • Partita Iva o l’iscrizione come coltivatore diretto;
  • Documenti dei cartellini posti sui relativi sacchi;
  • Fattura di acquisto dei semi.

È consigliato disporre anche di una copia dei documenti, delle fatture di acquisto e vendita, nel caso in cui si necessiti di maggiori verifiche, per dimostrare che il prodotto è stato venduto ad una determinata società.

Coltivare Cannabis: un grower impegnato nella fase di travaso

Una volta finito il processo di lavorazione del prodotto ed effettua le analisi, sarà possibile procedere con la vendita nelle grandi aziende presenti sul mercato, che potrebbero acquistare interamente il raccolto. Si potrà anche decidere di aprire il proprio punto vendita in cui esporre e vendere il prodotto coltivato.

Per quanto riguarda la tracciabilità, invece, nel processo di compra-vendita di Cannabis fra produttore e distributore, la cosa migliore da fare è confezionare la merce direttamente sul luogo prima di un trasferimento, così come spiegato dall’avvocato Carlo Alberto Zaina

“Il distributore ha un suo brand, le sue buste e tutto il packaging. A quel punto prende il suo materiale e va dal coltivatore per impacchettare il prodotto sul luogo, attraverso delle etichette che devono essere conformi al codice del commercio del 2005. Esse recheranno le indicazioni su produttore, distributore, anno di produzione e destinazione d’uso e questo renderà più facile la tracciabilità del prodotto in caso di controllo delle forze dell’ordine durante le fasi di trasporto.”

Hai ancora dubbi su come Coltivare Cannabis in Italia? Contattaci e ti aiuteremo.

 

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Cannabis e Microdosi: I vantaggi di un consumo Moderato

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cannabis microdosing 5

Viviamo nell’epoca in cui la corsa allo strain più forte e alti contenuti di THC significano tutto. C’è però una crescente comunità di sostenitori della Cannabis che spinge per un consumo più moderato della sostanza. Questa tecnica è chiamata “microdosing” o micro dosi, una tendenza sempre più apprezzata soprattutto fra i più grandi.

Cos’è il Microdosing?

microdosing with cannabis 2

Chi utilizza questa tecnica la preferisce al normale consumo perché permette di apprezzare i benefici del THC senza però dover affrontare gli effetti psicoattivi che possono interferire con le esigenze della vita quotidiana.

Il Microdosing è una tecnica già utilizzata con altre sostanze come l’LSD, molti però credono che questa può funzionare efficacemente anche per la Cannabis con alti contenuti di THC.

“Quando si assume una dose elevata si ottengono minori benefici e talvolta si ottiene l’effetto contrario a quello ricercato. Un po’ di cannabis può aiutare a ridurre l’ansia, mentre troppa invece può causarla”

afferma un medico del Maine.

Cosa comporta il Microdosing in ambito Terapeutico?

Il Microdosing viene consigliato principalmente ai pazienti che vogliono trattare condizioni e patologie quali: ansia, depressione, stress, dolore, migliorare la concentrazione e favorire il sonno.

Anche se mancano ancora le prove empiriche, molte cliniche affermano che in ambito terapeutico è meglio assumere piccole dosi di THC.

Qual è il dosaggio ottimale per la Cannabis?

microdosing with cannabis 3

La risposta è semplice ed è: dipende. C’è una enorme differenza nella quantità di THC contenuta nei vari fiori e hash.

Il microdosing è quindi qualcosa di molto personale, ogni individuo dovrebbe essere consapevole della quantità minima necessaria per sentire un effetto, ma anche di quella massima per non andare ko. Alcuni studiosi consigliano di partire con 2,5mg (2% circa di THC) per poi aumentare progressivamente laddove necessario.

Per chi consuma cannabis abitualmente o sta sviluppando una certa tolleranza al principio attivo, si raccomanda un periodo di astinenza di 48 ore, sufficiente per poter ripristinare il sistema endocannabinoide.

Anche se può sembrare una finestra temporale relativamente breve dopo anni di utilizzo, uno studio basato sull’imaging celebrale dimostra che dopo solo 2 giorni i recettori del sistema tornano ai livelli basali.

Pertanto la tecnica del Micro Dosing o micro dosi potrebbe aiutarti ad apprezzare maggiormente la cannabis e i suoi benefici.

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Come Pulire l’Hashish dal Taglio

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HASHISH

Nonostante ciò, è assolutamente illegale venderlo, consumarlo e produrlo.

Parliamo di un’enorme industria illegale che guadagna 23milioni di dollari ogni anno

Eppure in Marocco, purtroppo, i coltivatori e i produttori sono i più poveri e i più sfruttati – anche se produrre la resina e lavorarla non è costoso, essendo le piante coltivate outdoor.

Ad essere costoso è trasportarla illegalmente da un paese all’altro: una volta arrivata in Europa, il prezzo della resina aumenta anche del 300-400%.

Dati i numeri, l’interesse ad adulterare il fumo sembra ovvio: con pochi grammi di taglio si possono raddoppiare gli introiti

Ma c’è anche interesse a non fare stare male i consumatori, altrimenti non ci sarebbe mercato. Per questo motivo l’industria marocchina ha trovato soluzioni fantasiose (e neanche troppo nocive) per adulterare il fumo, pur garantendo hashish di aspetto e consistenza uguali ai fumi di ottima qualità.

Partendo da resina di scarsa qualità, le panette vengono tagliate con qualcosa che le renda friabili e sabbioso, come la colofonia (resina di pino); gli ovuli invece vengono adulterati con paraffina grezza o olio di cannabis (non illudetevi: anche questo è di qualità bassissima), per farli sembrare più morbidi e malleabili.

In generale, dato il basso costo di produzione, il fumo non è tanto tagliato come siamo invece portati a pensare: in certi casi costa molto di più comprare chili di sostanze adulteranti che produrre hashish puro e di qualità. Tutto ciò non limita le organizzazioni mafiose, soprattutto chi rifornisce le grandi piazze europee, ad adulterare pesantemente il fumo rendendolo irriconoscibile, con poco principio attivo e duro visti i metodi di conservazione.

Quindi come si può pulire il fumo che si ritiene tagliato?

Mentre i prodotti di taglio sono solubili in acqua e fondono a temperature medio basse, la resina è composta da tricomi formati da una membrana esterna cerosa, che la rende insolubile in acqua.

Anche la cera di pino è insolubile (come altri adulteranti), ma rispetto alla resina di cannabis fonde facilmente a temperature non troppo elevate (60°-135°), come nel caso dell’acqua bollente.

In sostanza, basta mettere il fumo fatto a pezzettini in una pentola piena d’acqua che bolle a fiamma bassa (90°-100°). Dopo di ciò, aspettare qualche ora: il materiale di scarto si distaccherà dalla resina, lasciando l’acqua sporca e scura.

Una volta terminato il procedimento, è necessario filtrare l’acqua (anche con i filtri da caffè) per recuperare tutta la resina e metterla ad asciugare, prima all’aria aperta e poi in freezer, finché non recupera il suo aspetto originale. Per rendere più facile il recupero di tutto il materiale pulito si può usare una bustina da tè vuota dove mettere il fumo sbriciolato. Se l’hashish è particolarmente tagliato questo procedimento si dovrà fare più volte, fino a quando l’acqua non rimarrà quasi trasparente.

N.B. Non è un metodo sempre efficace, infatti va bene per certi tipi di tagli ma non per tutti. 

A volte il fumo che non ci sembra buono – o che sembra tagliato – potrebbe semplicemente essere una seconda o una terza battitura. Sapere con precisione quale adulterante è stato usato è possibile solo  tramite analisi di laboratorio.

Purtroppo fino a quando il mercato nero fa da sovrano non ci sarà nessun tipo di garanzia per i consumatori e l’unico modo per capire se ci stiamo avvelenando o no, è l’esperienza.

Fonti:

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2017/03/06/marocco-produzione-di-cannabis-2016-pari-al-23-del-pil_8374e109-2100-46c7-a220-e0d693d9354d.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Colofonia#Patologie_legate_alla_manipolazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Paraffina

https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-01048576/file/Chouvy_-_Afsahi_-_IJDP_-_Hashish_Revival_in_Morocco_-_Revised.pdf

https://www.tni.org/files/publication-downloads/dpb_49_eng_web.pdf

https://ukcia.org/activism/soapbar.php

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Guida alla Preparazione dell’Olio di Canapa al CBD

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preparazione olio di cbd

In questo tutorial vedremo come preparare a casa l’olio di CBD andando ad estrarre il principio attivo con l’alcol etilico.

In questo Tutorial abbiamo utilizzato infiorescenze di Canapa Industriale, tuttavia è possibile replicare questo metodo anche con le Genetiche predominanti THC e avere quindi un Olio di Canapa al THC piuttosto che CBD MA FATE ATTENZIONE PERCHÉ È ILLEGALE !
Ti ricordo che lavorare con l’alcol etilico potrebbe comportare dei rischi per la salute ed esplosivi vista la veloce evaporazione di questo nell’atmosfera circostante. Pertanto è consigliabile effettuare la procedura in una stanza ben ventilata o se possibile all’aperto, e preferibilmente con un piano di cottura ad induzione per evitare fiamme vive.

Il prodotto che andremo ad estrarre avrà un contenuto di CBD fino al 60%, questo vuol dire che in 1 litro di soluzione raffinata possiamo avere fino a 600 grammi di CBD puro.

È importante quindi, una volta finito il processo di estrazione, andare a diluire questo Concentrato all’interno di Oli alimentari.

Diluire l’Estratto di CBD per l’uso Orale

Il CBD così come il THC è una molecola Lipsolubile, e può diluirsi quindi solamente nei grassi e non nell’acqua (Idrosolubile). La scelta nella nostra guida è ricaduta su un altro prodotto estraibile dalla Cannabis Industriale, ovvero l’Olio di Semi di Canapa che ha delle qualità organolettiche più uniche che rare.

Difatti questo, per via delle grandi concentrazioni di Oli essenziali e Grassi Buoni (Omega-3, Omega-6 ecc) risulta essere uno degli alimenti più completi e nutrienti al mondo.

Uno dei difetti dell’Olio di Semi di Canapa è spesso il suo gusto poco convenzionale e molto corposo, molti infatti preferiscono diluire l’estrazione di CBD in oli vegetali più neutri, come: l’Olio EVO d’Oliva o l’Olio di Cocco (molto utilizzato per via della sua neutralità).

Calcolare la Quantità di CBD nell’Olio di Canapa

Consumare l’Estratto nella sua forma “pura” potrebbe non essere così piacevole, o meglio potrebbe non piacere a tutti per il suo gusto pungente !

Pertanto è importante, nel momento della diluizione in oli vegetali, capire quanto estratto aggiungere a questo.

Sul mercato si trovano spesso flaconi da 10ml al 4, 10 o 20 % di CBD. Per capire la quantità reale di CBD (si misura in grammi e non litri) presente nel flacone bisogna effettuare una semplice operazione aritmetica.

Il Contenuto di CBD è uguale al Contenuto Totale del Flacone fratto 100 e moltiplicato per la percentuale indicata sulla boccetta.

Quindi un Olio di CBD 10ml al 4% conterrà: CBD = 10 (ml) / 100 * 4 (percentuale) >  0,1 * 4 > 0,4 (400mg) grammi di CBD Puro.

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