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Cannabis Terapeutica: Sì alla Produzione in Lombardia

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La regione Lombardia vuole dare il via alla produzione di Cannabis Terapeutica. Infatti, lo scorso 4 dicembre 2018 il consiglio regionale con il consenso di tutti i gruppi politici ha accolto la mozione presentata da Michele Usuelli (+Europa).

La volontà non è solo quella di interrompere il monopolio della produzione, esclusiva dello stabilimento chimico-farmaceutico pubblico di Firenze, ma includere anche una formazione specifica per i medici e un resoconto annuale dettagliato sui pazienti in cura.

Ce n’è per tutti?

Aumenta sempre di più la richiesta di farmaci a base di Cannabis, richiesta che tuttavia non è soddisfatta a causa delle scarse forniture di Cannabis Terapeutica del Paese. Questo ha già portato innumerevoli persone all’abbandono delle cure, come nel caso ligure, ostacolando così il diritto alla saluta di migliaia di pazienti, causando una vera emergenza sanitaria.

La maggior parte della Cannabis presente in Italia è importata dall’Olanda (700 kg per il 2018/2019), la quale importazione comporta un aumento dei prezzi e tempi di consegna più lunghi. La produzione fiorentina è di circa 100 kg l’anno (si punta ai 300 kg): un quantitativo molto ridotto rispetto alla richiesta italiana che ha un potenziale di circa 20 milioni di pazienti, stima calcolata dal dottor Giampaolo Grassi.

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“I derivati della cannabis non sono solo farmaci di comprovata efficacia, ma la canapa è anche un’opportunità economica importante per la Regione. Attendere ulteriormente con la sperimentazione sarebbe un grave danno per i cittadini lombardi e per il sistema economico regionale”

Luigi Piccirillo

Obiettivi e vantaggi del progetto

Attraverso il testo approvato, si chiede una formazione dei medici, un monitoraggio del fabbisogno di Cannabis a uso terapeutico e il miglioramento dello studio e della produzione di questo medicinale. Lo scopo è quello di aumentare la disponibilità di un prodotto made in Italy cercando di andare incontro ad una domanda in continua crescita.

Questo progetto, oltre ad essere un beneficio per quei pazienti che trovano difficoltà nell’accesso alle cure, è anche un’opportunità per creare nuovi posti di lavoro. La Coldiretti, infatti, ha stimato che se la produzione nazionale fosse sufficiente per soddisfare i bisogni del Paese, si andrebbe a generare un mercato di circa 1,4 miliardi di euro con conseguenti 10 mila nuovi posti di lavoro.

“Se il governo autorizzasse la coltivazione controllata della cannabis terapeutica da una parte si soddisferebbe la domanda proveniente da malati gravi e dall’altra parte si creerebbero posti di lavoro e profitti utili a preservare il patrimonio delle cascine milanesi per cui manca la disponibilità di fondi pubblici necessari per le urgenti ristrutturazioni”

Alessandro De Chirico

Cannabis Terapeutica: Esempi dal Mondo

La Lombardia produrrà la cannabis terapeutica internamente

La Lombardia produrrà la cannabis terapeutica internamente

C’è speranza, dunque, per quei pazienti che nel nostro Paese hanno avuto non poche difficoltà ad accedere a cure che spetterebbero loro di diritto.

Negli Stati Uniti la corsa alla legalizzazione va avanti da anni, sia per scopi terapeutici che ricreativi. Sono ben 10 gli Stati in cui è possibile farne uso, fra gli ultimi arrivati c’è il Michigan.

In Israele, uno dei Paese maggiormente avanzati riguardo l’uso della Cannabis e del suo studio scientifico, il governo ha stanziato 2 milioni di euro per la ricerca e l’innovazione di metodi di produzione e di genetiche di Cannabis.

Nel 2016 sono state anche dispensate circa 11,5 tonnellate di cannabis in Israele in un territorio composto da 8 milioni di abitanti ed oltre 30mila pazienti.

Inoltre, questo stato permette ai propri militari l’utilizzo di questa pianta, dati gli ottimi risultati nella cura del PTSD, cioè la sindrome da stress post traumatico.

Un'ulteriore soluzione a quella prevista dallo Stabilimento Militare di Firenze.

Un’ulteriore soluzione a quella prevista dallo Stabilimento Militare di Firenze.

Un’altra nazione che continua a darci l’esempio è il Canada, dove già dal 2001 è possibile usufruire della Cannabis per uso medico. Grazie ad una licenza statale, il paziente può recarsi nei dispensari per acquistare i prodotti necessari, oppure farsi consigliare la genetica migliore per le proprie esigenze e coltivarla liberamente in casa.

Infatti, nel 2016 sono state distribuite oltre 9 tonnellate di cannabis – senza considerare quella auto-prodotta dai pazienti.

Tuttavia, nel caso in cui un paziente presenti patologie che non permettono la coltivazione, può nominare una persona a sua scelta che la coltivi.

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Principi Attivi e Acidi della Cannabis: THC, CBD, CBG, CBN e CBC

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Principi Attivi della Cannabis

La pianta della cannabis contiene centinaia di sostanze chimiche tra cui cannabinoidi, terpenoidi e flavonoidi. I cannabinoidi sono le sostanze chimiche presenti nella pianta di cannabis che intenderemo trattare in questo articolo. La pianta di Cannabis, infatti, riesce a produrne più di 100. Una volta introdotti nell’organismo, agiscono sui recettori dei cannabinoidi nelle cellule del sistema nervoso e immunitario umano.

Interessante in questo caso è l’analogia tra i cannabinoidi presenti nella Cannabis e i recettori cannabinoidi CB-1 e CB-2 associati al nostro sistema endocannabinoide.

Alcuni cenni storici

Gli studi sulla pianta della Cannabis e sui suoi componenti, in particolare su quelli psicoattivi, iniziarono relativamente tardi. Il primo di questi inizia con il chimico americano Roger Adams negli anni ’40 del ventesimo secolo. A seguito di numerosi studi sulla cannabis, Adams scoprì e isolò i cannabinoidi THC, CBD e CBN.

Seguì, intorno agli anni ‘60, la determinazione più completa della composizione chimica del THC, del CBD e di altri cannabinoidi grazie un gruppo di scienziati guidati dal professor Raphael Mechoulam presso il Weizmann Institute of Science in Israele.

Solitamente si ritiene che gli effetti fisiologici del consumo di cannabis siano principalmente causati dal THC e CBD, che rappresentano rispettivamente il primo ed il secondo dei cannabinoidi nonché principi attivi più abbondanti nella cannabis.

La Cannabis nella Scienza Moderna

Sebbene quest’ultima sia stata usata come terapia per migliaia di anni, solo recentemente gli scienziati hanno iniziato a ricercare e comprendere a livello chimico e biologico come essa interagisca con il corpo umano. Continui sono, infatti, gli approfondimenti per quanto riguarda l’applicazione dei cannabinoidi ad una vasta gamma di patologie o anche semplici disturbi.

Pur essendo la ricerca medica nascente, sempre più luce viene fatta sul rapporto cannabinoidi-condizioni mediche, questo grazie anche ad una sempre maggiore e positiva percezione del singolo. Non a caso se ci chiedessero di indicare alcuni casi di buona applicabilità le risposte sarebbero già di base molteplici: insonnia, depressione, ansia, nausea, epilessia, schizofrenia comprendendo anche il dolore – nel senso più generico del termine.

Non esiste un effetto negativo della marijuana che, ancorché grave per chi lo presenta, sia generalizzabile a chiunque ne faccia uso sia cronico che saltuario. L’immensa variabilità interindividuale alla base di questo fenomeno diviene un’arma efficacissima nell’attenuare il valore di deterrente di qualsiasi dato sulla tossicità di questa sostanza.

I Principi Attivi della Cannabis

THC – Principio Attivo Psicoattivo

THC o Tetraidrocannabinolo: derivato dal cannabinoide CBD, ci si riferisce al delta-9-tetraidrocannabinolo. Come già introdotto, il THC è il più abbondante e rappresenta il cannabinoide psicoattivo della cannabis.

In ambito terapeutico il THC viene usato per trattare casi come spasticità secondaria associata a Sclerosi Multipla e ad altre gravi malattie neurologiche, dolore oncologico, dolore cronico di origine neurologica, nausea, anoressia da AIDS, fibromialgia, dolore post-operatorio, emicrania.

Qualificabile quindi come:

  • antidepressivo,
  • antiemetico,
  • antibatterico,
  • antinfiammatorio,
  • antinausea,
  • antispasmodico,

si ritiene, inoltre, che abbia applicazioni terapeutiche come la stimolazione dell’appetito (nei casi ad esempio di pazienti soggetti a chemioterapia), la neuroprotezione e il sollievo dal dolore.

CBD – Principio Attivo Compensante

Cannabidiolo CBD: il CBD è considerato il secondo cannabinoide più abbondante nella cannabis. Il Cannabidiolo si produce dal cannabinoide CBG ed è il precursore chimico del THC. Non è psicoattivo, ma è in grado di compensare l’azione/effetto del THC prolungandone gli effetti terapeutici e limitandone quelli collaterali.

Anche il CBD presenta un raggio d’azione molto ampio in quanto apporta numerosi benefici medicinali essendo classificato come:

  • analgesico,
  • antiansiatico,
  • antibatterico,
  • antitumorale,
  • anticonvulsivo,
  • antidepressivo,
  • antiemetico,
  • antinfiammatorio,
  • anti-insonnia,
  • anti-ischemico,
  • antipsicotico,
  • antispasmodico.

Altre applicazioni terapeutiche note sono la stimolazione dell’appetito, la stimolazione della crescita ossea, l’immunosoppressione e la neuroprotezione. Il CBD può essere derivato da molti ceppi di cannabis, compresi i ceppi a basso tenore di THC normalmente coltivati ​​per produrre prodotti industriali di canapa.

CBC – Principio Attivo in Ascesa

CBC Cannabichromene: Classificatosi come terzo per abbondanza, non psicoattivo, ci troviamo ancora una volta di fronte ad un cannabinoide che presenta diversi benefici in ambito medico, tra cui l’essere:

  • analgesico,
  • antibatterico,
  • antitumorale,
  • antidepressivo,
  • antifungino,
  • antinfiammatorio,
  • anti-insonnia.

Ultimamente la medicina cerca di spostare l’attenzione sul ruolo che tale cannabinoide ha nel ridurre un’infiammazione di tipo gastrointestinale. Si può parlare di CBC anche nell’ambito della gestione del dolore visto che, legandosi ai recettori degli endocannabinoidi CB1 e CB2, è stato dimostrato che interagisca con alcuni recettori del dolore umani.

CBG – Il Padre dei Principi Attivi

CBG Cannabigerolo: con un effetto prevalentemente soporifero, il Cannabigerolo è il primo cannabinoide non psicoattivo prodotto dalla pianta di Cannabis nonchè precursore dei cannabinoidi THC e CBD.

Il CBG è presente soprattutto durante le prime fasi del ciclo di crescita tanto che solo piccole quantità possono essere estratte dalla pianta durante la sua fase di fioritura (sebbene alcuni ceppi di cannabis siano stati recentemente “allevati” per avere alti livelli di CBG).

Si ritiene che inoltre che neutralizzi parzialmente gli effetti psicoattivi del THC e diminuisca l’ansia e la tensione muscolare.

CBN – Il Principio Attivo Degradato

Cannabinolo CBN: il Cannabinolo viene prodotto dal cannabinoide THC. E’ particolarmente presente nelle piante di Cannabis raccolte in stadi avanzati della fioritura o nelle infiorescenze conservata male. Il suo effetto è leggermente psicoattivo ed agisce come un leggero sedativo.

A differenza quindi di molti altri cannabinoidi, il CBN non deriva direttamente dalla decarbossilasi CBGA, ma deriva dalla degradazione del THC. Il livello di CBN di una pianta di cannabis viene talvolta utilizzato come misura della qualità generale della pianta per il consumo.

Importante non confondere THC con CBN: Il CBN è solo lo stadio degradato del THC.

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THC-A – Il THC in forma Acida e non Psicoattiva

Acido THCA Delta-9-Tetraidrocannabinolico: il THCA si trova abbondantemente nel fiore crudo di cannabis ed è il precursore del THC.

Il THCA non è psicoattivo e si ritiene abbia diversi benefici medicinali, inclusi antitumorale, antinfiammatorio e antispasmodico.

CBD-A – Il CBD in forma Acida

Acido cannabidiolico CBDA: il CBDA, il precursore del CBD, non è psicoattivo e si ritiene abbia diversi benefici medicinali – antitumorali, antiemetici e antinfiammatori – nonché applicazioni terapeutiche.

Generalmente, questo cannabinoide è presente nella pianta di cannabis a bassi livelli, anche se recentemente alcuni ceppi sono stati coltivati con livelli di CBDA paragonabili ai livelli tipici di THC.

CBG-A – Il CBG in forma Acida

Acido cannabigerico CBGA: il CBGA è un precursore non psicoattivo di tutti gli altri cannabinoidi, inclusi THC, CBD, CBC e CBG.

Gran parte del CBGA di una pianta di cannabis si trasforma infine in altri cannabinoidi attraverso il processo chimico della decarbossilazione. Il CBGA è usato per applicazioni analgesiche e anti-infiammatorie.

Si ritiene che alcuni ceppi di cannabis coltivati ​​per produrre prodotti industriali di canapa contengano alti livelli di CBG rispetto ad altre genetiche. Tutti i cannabinoidi presenti nella cannabis iniziano come acido cannabigerolico o CBGA. Il CBGA viene infine trasformato in vari altri cannabinoidi attraverso la decarbossilazione, un processo mediante il quale la struttura chimica di un composto cambia a causa di luce, calore, condizioni alcaline o altre forze chimiche.

I due principali catalizzatori per la decarbossilazione di CBGA e di altri cannabinoidi sono il calore e il tempo (il processo di invecchiamento).

 

Fonti:

https://www.pathos-journal.com

https://www.ackrell.com

https://www.cannabis-med.org

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Fame Chimica: Cosa è e Come Funziona

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Cos'è la Fame Chimica e Come funziona?

Capita a tutti, e che ti piaccia o meno è uno degli effetti più conosciuti e -se vogliamo – controversi derivante dal consumo di CannabisHashish, parliamo della famosa Fame Chimica o Munchies.

La Fame Chimica è la sensazione di appetito che sopraggiung dopo aver assunto Cannabis, Hashish o qualsiasi prodotto contenente THC.

Non sempre viene affrontata seriamente dalla comunità scientifica e solo ultimamente alcuni atenei come lo Yale School of Medicine l’hanno presa in considerazione.

I risultati portati alla luce dai ricercatori americani dimostrano come la Cannabis riesca a manipolare i neuroni che gestiscono la soppressione dell’appetito e favorisce quindi la naturale stimolazione della fame.

Come Funziona la Fame Chimica

I POMC sono degli enzimi presenti nel nostro corpo che garantiscono il senso di sazietà. Quando viene assunta della Cannabis alto contenuto di THC, vengono inibiti e provocano, la fame chimica – un senso di appetito.

“È come se il sistema che controlla la fame venisse ingannato”

Il  THC – principio attivo presente in massive quantità nella cannabis – è il principale Cannabinoide che va a scatenare la Fame Chimica. Uno dei suoi effetti infatti è proprio quello di agire sui recettori predisposti alla gestione dell’alimentazione.

La Fame Chimica – o comunque il processo che porta all’inibizione del senso dell’appetito – può essere usato per alleviare gli effetti collaterali che si manifestano durante le terapie intraprese dai malati di Cancro che seguono un ciclo di chemioterapia o radioterapia. Uno degli effetti collaterali di questa terapia è infatti la quasi totale soppressione d’appetito nei pazienti, condizione che non migliora con l’assunzione di farmaci anti-tumorali e terapie di supporto.

La Cannabis, o meglio la Fame Chimica, svolge quindi un ruolo terapeuticamente fondamentale, nel creare nei malati di cancro un senso d’appetito quasi ingiustificato.

È molto efficacie anche contro malattie o disturbi che provocano perdita dell’appetito e anoressia.

In passato alcuni studi avevano dimostroato che il THC aumenta il rilascio di grelina, uno ormone che stimola la appetito.

Perché Fumiamo Tabacco, anche se sappiamo quanto fa male?

La Fame Chimica in laboratorio

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Neuroscience, condotto su dei topi da laboratorio, ha osservato il comportamento di quest’ultimi una volta somministrato il THC, confrontandoli con i quelli non “trattati”.

La fame chimica nel mondo dei cartoni animatiI ricercatori hanno lavorato per accertare una correlazione tra il THC e il recettore CB1, una molecola presente nei neuroni del bulbo olfattivo.

Ebbene, hanno scoperto che nei primi – i topi che assumevano THC- vi era una maggiore sensibilità agli odori, e questa andava a stimolare fortemente l’appetito. Per certificare ulteriormente il ruolo della molecola CB1, sono stati studiati gruppi di roditori con DNA modificato in modo da non rendere funzionante il recettore CB1. Si è scoperto che questi animali, anche se assumevano THC, non avevano nessun effetto o stimolo dell’appetito.

La Fame chimica ingrassa?

Mangiare dopo aver fumato e quindi in fame chimica fa ingrassare? La risposta è abbastanza scontata perché assimilare altro cibo quando il corpo realmente non le richiede porta inevitabilmente ad un aumento del peso.

Tuttavia uno studio americano dimostra come la cannnabis aiuti a ridurre sensibilmente il rischio d’obesità, andando a migliorare la funzione insulinica e prevenendo efficacemente il diabete.

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Il 78% dei Consumatori di Cannabis la usa per problemi Medici

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Il 78% dei Consumatori di Cannabis la utilizzano come medicinale.

Proprio cosi, stando a quanto riportano i risultati di un recentissimo studio condotto dall’Istituto per la ricerca sociale dell’Università del Michigan, il tutto sotto forma di sondaggi con infine un’analisi riguardante solo quelli completati (oltre l’85%).

Il 58% di questi è stato terminato da uomini, il 40% da donne con un range d’età che andava dai 18 ai 71 anni.  Dallo studio emerge che il 44 % di consumatori di cannabis medica ha dichiarato di aver smesso di prendere definitivamente un farmaco da prescrizione, specificando però di essere stati sempre consumatori di cannabis ricreativa. Se tali pratiche siano state avviate su consiglio dei fornitori di assistenza sanitaria non è stato, però, determinato. Ben il 78% degli utenti, invece, ne fa uso per curare alcuni problemi fisici.

I Consumatori di Cannabis utilizzano il bedrocan come medicinale.

Importante sottolineare che quattro dei cinque più comunemente trattati – dolore, problemi alla schiena, depressione, disturbo bipolare, mal di testa o emicrania – non sono attualmente specificati nelle condizioni di qualifica del Michigan per la Cannabis Medica, sebbene non siano rari i casi in cui questi problemi sfocino in vere e proprie condizioni mediche. Nonostante ciò, la normativa statale relativa a ciò ha all’interno una clausola che può essere interpretata includendo altre condizioni di salute per cui la cannabis medica fornisce qualche beneficio.

La Cannabis Terapeutica come alternativa ai Farmaci Convenzionali

Grazie alla cannabis, quindi, alcuni soggetti possono o potrebbero bloccare l’assunzione di altri farmaci, ma ciò non sorprende: la marijuana non ha tanti effetti collaterali estremi come i farmaci da prescrizione ed è meno probabile che venga abusata rispetto ad altri.

Precedenti ricerche hanno dimostrato che, quando gli utilizzatori di oppiacei hanno accesso alla cannabis, prendono meno o smettono completamente di assumere antidolorifici. Ultimo, ma non meno importante, è un dato che fa storcere il naso: dei soggetti analizzati, il 30% ha dichiarato, per via di una mancata ma consapevole comunicazione, che il proprio medico non sapeva dell’utilizzo di cannabis medica.

Cannabis Terapeutica: Si all’aumento dei quantitativi per il 2019

Attenzione Noi di YouWeed prendiamo atto delle interpretazioni varie e differenziali sull’uso della cannabis come sostituto medicinale. Nell’attuale sistema sanitario, le riduzioni auto-iniziate o le interruzioni dei farmaci prescritti sono interpretate come non conformità. Il fatto che così tanti partecipanti allo studio non abbiano discusso del consumo di cannabis medica con il proprio medico fa capire come ci sia ancora mancanza di integrazione tra questi tipi di trattamento, è vero. Tuttavia, vivere in uno stato civile significa essere civili e questo comporta anche dover informare il proprio medico in caso si decidesse di sostituire un farmaco con un altro o, in casi estremi, bloccarne l’assunzione a prescindere dal consumo di Cannabis

Le decisioni, nel caso specifico, sono state prese in base alla superiorità percepita verso i benefici derivanti dalla cannabis rispetto ai classici farmaci. Si possono estrapolare, quindi, interessanti informazioni sulla visione che i consumatori di cannabis medica hanno sulla comparabilità di quest’ultima con l’assistenza, sanitaria e farmaceutica, tradizionale.

Inutile dire che saranno necessari confronti sistematici e completi per generare effetti politici e pratiche aventi come obiettivi relazioni su trattamenti convenzionali, comprendendo sia i prodotti farmaceutici convenzionali che la cannabis medica.

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