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COB LED Grow Fai da Te: Consumi Bassi, Prestazioni Elevate

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30 Day 60 Day 90 Day Plans 1

In modo del tutto parallelo alla legalizzazione della Cannabis in molti stati degli USA, sono nate tantissime aziende che producono e commercializzano lampade composte da LED o COB LED.

Negli ultimi 5 anni, il mercato dei LED sviluppati per la Coltivazione ha subito una crescita esponenziale, ma perché? A differenza delle dirette concorrenti (le lampade a Ioduri o HPS) i LED risultano avere:

  • un minor impatto energetico a fronte dLED COB fai da tei una maggiore emissione di luce,
  • una minore dispersione di calore, quindi di energia,
  • una maggiore durabilità nel tempo, quasi 10 volte maggiore.

Inoltre è possibile assemblare pannelli modulari senza dover

si preoccupare di raggiungere temperature impossibili, il tutto in spazi ridotti. Questo principalmente grazie ai COB. Per poter parlare di COB dobbiamo prima di tutto comprendere cos’è un LED.

Il LED (sigla inglese di Light Emitting Diode) o diodo ad emissione di luce, è un dispositivo elettronico composto da semiconduttori capaci di produrre luce.

Cosa sono i LED COB

Il COB, acronimo di  Chip on Board, è appunto un CHIP elettronico di dimensioni davvero ridotte ( circa 3 x 3 cm ) sopra il quale sono installate decine, o centinaia di LED microscopici. Averemo quindi centinaia di led raggruppati in uno spazio minuscolo, capaci di poter rilasciare flussi luminosi intensissimi, con diversi spettri.

Il vantaggio di questa tecnologia è la possibilità di avere Schede minuscole e facili da raffreddare, con una percentuale di dispersione energetica vicina allo zero e quindi energeticamente efficienti.

Assemblare il proprio COB LED

Online possiamo trovare centinaia di diverse Lampade pre-assemblate, magari anche su siti Cinesi o lo stesso Amazon, che offrono “PRESTAZIONI ECCEZIONALI” a prezzi bassissimi. La verità è che molte di queste Lampade sono assemblate con componenti di basso costo e bassa qualità.

È necessario quindi anzitutto capire quali LED acquistare, di quale produttore e quale modello. Dopo una ricerca estenuante e consigli di amici, ho deciso di optare per i COB LED della CREE, nello specifico i CXB3590 3500K, capaci di riprodurre in modo soddisfacente lo spettro luminoso solare. Ognuno di questi ha un consumo effettivo di 50W, quindi avremo un pannello di COB LED da 200W.

Nel mio progetto DIY ho utilizzato:

  • LED COB 36V CREE CXB3590 3500K da 50W ( Qui trovi un Kit Modulare in base alle esigenze )
  • 4 Supporti per i CXB3590 ( selezionando la variante With Stell Holder riceverai anche i supporti metallici)
  • 1 Driver LED Meanwell a 36V da 200W o controparte per Wattaggi minori
  • 4Dissipatori in alluminio per CPU con Ventola a 12V o dissipatori passivi ( aggratis nel Garage di casa )
  • 1 Alimentatore con Output 12V 0.5A ( uno di quelli che alimentano i modem, telefoni ecc per alimentare le ventole dei dissipatori )

I dissipatori compatibili con i supporti dei CXB3590 sono di tipo Passivo (quindi senza ventola) e vengono venduti a prezzi decisamente elevati (circa 20€ l’uno). Io ho optato per dei comuni dissipatori per CPU o GPU con ventola inclusa, ma funzionano bene anche senza, l’importante è la Pasta Termica utilizzata o i Pad termo conduttivi.

Preparazione del Dissipatore per CXB3590

Dovremo procurarci delle Viti compatibili con i 2 fori presenti sui supporti, quindi un Trapano/Avvitatore elettrico con punta adatta alle 2 viti e un pennarello o matita.

Posizioniamo quindi il supporto sul Dissipatore, una volta trovata la giusta posizione facciamo dei segni con il nostro pennarello nella posizione dei 2 fori e procediamo alla foratura del dissipatore.

Puliamo con cura il tutto, utilizzando anche dell’alcol etilico. Per un Setup efficiente e aumentare la vita dei LED sarebbe consono utilizzare anche della Pasta Termica per microprocessori o dei pad termo conduttivi, capaci di trasferire il calore dal COB LED al dissipatore, tuttavia non sono strettamente necessari.

Installazione del COB sul Supporto e Dissipatore

Supporto per COB LED CREE CXB3590Adesso andremo a posizionare il COB all’interno del supporto, prestate attenzione alla possibile presenza di una + [cerchio in rosso] (che sta ad indicare la posizione del polo positivo) sia sul COB che sul Supporto, facendole combaciare. Sul bordo interno sarà presente una sorta di Linguetta metallica [cerchio verde] che dobbiamo spingere per far entrare in modo corretto il COB. Fatto ciò, possiamo finalmente installare il Supporto con COB sul nostro Dissipatore. Facciamo combaciare i fori di entrambi i componenti e procediamo all’avvitamento.

Cablaggio del Driver e LED

Procuriamo 2 cavi di colore diverso di medio spessore, preferibilmente Rosso (Positivo,+) e Nero (Negativo,-), e andiamo a collegarli al Driver che alimenterà il nostro LED. Non è strettamente necessario avere 2 cavi rossi e neri, in quel caso però sarebbe consono etichettare uno dei 2 con + o – per riconoscerli.

Colleghiamo quindi il Rosso con il Rosso e il Nero con il Nero, utilizzando del nastro isolante o dei mammoth per isolare il tutto. Per collegare i nostri cavi al COB dovremo “arrotolare” le 2 estremità in modo da ottenere un capo di rame sufficientemente solido.

Questo verrà inserito nei forellini presenti nei connettori bianchi del Supporto [cerchio arancio]. Spingetelo con forza all’interno di questo fin quando non sentite una sorta di “Clip”, se tutto è andato come previsto, provando a tirare leggermente il cavo, questo non dovrebbe uscire.

Fate attenzione nel collegare i due cavi in corrispondenza del + presente sul supporto del CXB3590.

Il Driver dei led viene venduto sprovvisto della presa necessaria per ricevere la corrente dalla rete domestica, sarà quindi necessario trovare anzitutto una spina ( sacrificabile ) dalla quale ricavare il nostro attacco, preferibilmente con un connettore per la Terra.

Colleghiamola quindi al nostro driver led e assicuriamoci di isolare le connessioni correttamente. Procediamo quindi alla connessione dei cavi che partono dai COB Led al driver.

Nel prossimo articolo, finiremo il collegamento necessario per alimentare il tutto, proveremo a collegare 2 COB sullo stesso driver e posizioneremo il tutto all’interno della nostra Postazione.

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Cannabis

Cannabis e Microdosi: I vantaggi di un consumo Moderato

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cannabis microdosing 5

Viviamo nell’epoca in cui la corsa allo strain più forte e alti contenuti di THC significano tutto. C’è però una crescente comunità di sostenitori della Cannabis che spinge per un consumo più moderato della sostanza. Questa tecnica è chiamata “microdosing” o micro dosi, una tendenza sempre più apprezzata soprattutto fra i più grandi.

Cos’è il Microdosing?

microdosing with cannabis 2

Chi utilizza questa tecnica la preferisce al normale consumo perché permette di apprezzare i benefici del THC senza però dover affrontare gli effetti psicoattivi che possono interferire con le esigenze della vita quotidiana.

Il Microdosing è una tecnica già utilizzata con altre sostanze come l’LSD, molti però credono che questa può funzionare efficacemente anche per la Cannabis con alti contenuti di THC.

“Quando si assume una dose elevata si ottengono minori benefici e talvolta si ottiene l’effetto contrario a quello ricercato. Un po’ di cannabis può aiutare a ridurre l’ansia, mentre troppa invece può causarla”

afferma un medico del Maine.

Cosa comporta il Microdosing in ambito Terapeutico?

Il Microdosing viene consigliato principalmente ai pazienti che vogliono trattare condizioni e patologie quali: ansia, depressione, stress, dolore, migliorare la concentrazione e favorire il sonno.

Anche se mancano ancora le prove empiriche, molte cliniche affermano che in ambito terapeutico è meglio assumere piccole dosi di THC.

Qual è il dosaggio ottimale per la Cannabis?

microdosing with cannabis 3

La risposta è semplice ed è: dipende. C’è una enorme differenza nella quantità di THC contenuta nei vari fiori e hash.

Il microdosing è quindi qualcosa di molto personale, ogni individuo dovrebbe essere consapevole della quantità minima necessaria per sentire un effetto, ma anche di quella massima per non andare ko. Alcuni studiosi consigliano di partire con 2,5mg (2% circa di THC) per poi aumentare progressivamente laddove necessario.

Per chi consuma cannabis abitualmente o sta sviluppando una certa tolleranza al principio attivo, si raccomanda un periodo di astinenza di 48 ore, sufficiente per poter ripristinare il sistema endocannabinoide.

Anche se può sembrare una finestra temporale relativamente breve dopo anni di utilizzo, uno studio basato sull’imaging celebrale dimostra che dopo solo 2 giorni i recettori del sistema tornano ai livelli basali.

Pertanto la tecnica del Micro Dosing o micro dosi potrebbe aiutarti ad apprezzare maggiormente la cannabis e i suoi benefici.

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Cannabis

Come Pulire l’Hashish dal Taglio

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HASHISH

Nonostante ciò, è assolutamente illegale venderlo, consumarlo e produrlo.

Parliamo di un’enorme industria illegale che guadagna 23milioni di dollari ogni anno

Eppure in Marocco, purtroppo, i coltivatori e i produttori sono i più poveri e i più sfruttati – anche se produrre la resina e lavorarla non è costoso, essendo le piante coltivate outdoor.

Ad essere costoso è trasportarla illegalmente da un paese all’altro: una volta arrivata in Europa, il prezzo della resina aumenta anche del 300-400%.

Dati i numeri, l’interesse ad adulterare il fumo sembra ovvio: con pochi grammi di taglio si possono raddoppiare gli introiti

Ma c’è anche interesse a non fare stare male i consumatori, altrimenti non ci sarebbe mercato. Per questo motivo l’industria marocchina ha trovato soluzioni fantasiose (e neanche troppo nocive) per adulterare il fumo, pur garantendo hashish di aspetto e consistenza uguali ai fumi di ottima qualità.

Partendo da resina di scarsa qualità, le panette vengono tagliate con qualcosa che le renda friabili e sabbioso, come la colofonia (resina di pino); gli ovuli invece vengono adulterati con paraffina grezza o olio di cannabis (non illudetevi: anche questo è di qualità bassissima), per farli sembrare più morbidi e malleabili.

In generale, dato il basso costo di produzione, il fumo non è tanto tagliato come siamo invece portati a pensare: in certi casi costa molto di più comprare chili di sostanze adulteranti che produrre hashish puro e di qualità. Tutto ciò non limita le organizzazioni mafiose, soprattutto chi rifornisce le grandi piazze europee, ad adulterare pesantemente il fumo rendendolo irriconoscibile, con poco principio attivo e duro visti i metodi di conservazione.

Quindi come si può pulire il fumo che si ritiene tagliato?

Mentre i prodotti di taglio sono solubili in acqua e fondono a temperature medio basse, la resina è composta da tricomi formati da una membrana esterna cerosa, che la rende insolubile in acqua.

Anche la cera di pino è insolubile (come altri adulteranti), ma rispetto alla resina di cannabis fonde facilmente a temperature non troppo elevate (60°-135°), come nel caso dell’acqua bollente.

In sostanza, basta mettere il fumo fatto a pezzettini in una pentola piena d’acqua che bolle a fiamma bassa (90°-100°). Dopo di ciò, aspettare qualche ora: il materiale di scarto si distaccherà dalla resina, lasciando l’acqua sporca e scura.

Una volta terminato il procedimento, è necessario filtrare l’acqua (anche con i filtri da caffè) per recuperare tutta la resina e metterla ad asciugare, prima all’aria aperta e poi in freezer, finché non recupera il suo aspetto originale. Per rendere più facile il recupero di tutto il materiale pulito si può usare una bustina da tè vuota dove mettere il fumo sbriciolato. Se l’hashish è particolarmente tagliato questo procedimento si dovrà fare più volte, fino a quando l’acqua non rimarrà quasi trasparente.

N.B. Non è un metodo sempre efficace, infatti va bene per certi tipi di tagli ma non per tutti. 

A volte il fumo che non ci sembra buono – o che sembra tagliato – potrebbe semplicemente essere una seconda o una terza battitura. Sapere con precisione quale adulterante è stato usato è possibile solo  tramite analisi di laboratorio.

Purtroppo fino a quando il mercato nero fa da sovrano non ci sarà nessun tipo di garanzia per i consumatori e l’unico modo per capire se ci stiamo avvelenando o no, è l’esperienza.

Fonti:

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2017/03/06/marocco-produzione-di-cannabis-2016-pari-al-23-del-pil_8374e109-2100-46c7-a220-e0d693d9354d.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Colofonia#Patologie_legate_alla_manipolazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Paraffina

https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-01048576/file/Chouvy_-_Afsahi_-_IJDP_-_Hashish_Revival_in_Morocco_-_Revised.pdf

https://www.tni.org/files/publication-downloads/dpb_49_eng_web.pdf

https://ukcia.org/activism/soapbar.php

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Guida alla Preparazione dell’Olio di Canapa al CBD

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preparazione olio di cbd

In questo tutorial vedremo come preparare a casa l’olio di CBD andando ad estrarre il principio attivo con l’alcol etilico.

In questo Tutorial abbiamo utilizzato infiorescenze di Canapa Industriale, tuttavia è possibile replicare questo metodo anche con le Genetiche predominanti THC e avere quindi un Olio di Canapa al THC piuttosto che CBD MA FATE ATTENZIONE PERCHÉ È ILLEGALE !
Ti ricordo che lavorare con l’alcol etilico potrebbe comportare dei rischi per la salute ed esplosivi vista la veloce evaporazione di questo nell’atmosfera circostante. Pertanto è consigliabile effettuare la procedura in una stanza ben ventilata o se possibile all’aperto, e preferibilmente con un piano di cottura ad induzione per evitare fiamme vive.

Il prodotto che andremo ad estrarre avrà un contenuto di CBD fino al 60%, questo vuol dire che in 1 litro di soluzione raffinata possiamo avere fino a 600 grammi di CBD puro.

È importante quindi, una volta finito il processo di estrazione, andare a diluire questo Concentrato all’interno di Oli alimentari.

Diluire l’Estratto di CBD per l’uso Orale

Il CBD così come il THC è una molecola Lipsolubile, e può diluirsi quindi solamente nei grassi e non nell’acqua (Idrosolubile). La scelta nella nostra guida è ricaduta su un altro prodotto estraibile dalla Cannabis Industriale, ovvero l’Olio di Semi di Canapa che ha delle qualità organolettiche più uniche che rare.

Difatti questo, per via delle grandi concentrazioni di Oli essenziali e Grassi Buoni (Omega-3, Omega-6 ecc) risulta essere uno degli alimenti più completi e nutrienti al mondo.

Uno dei difetti dell’Olio di Semi di Canapa è spesso il suo gusto poco convenzionale e molto corposo, molti infatti preferiscono diluire l’estrazione di CBD in oli vegetali più neutri, come: l’Olio EVO d’Oliva o l’Olio di Cocco (molto utilizzato per via della sua neutralità).

Calcolare la Quantità di CBD nell’Olio di Canapa

Consumare l’Estratto nella sua forma “pura” potrebbe non essere così piacevole, o meglio potrebbe non piacere a tutti per il suo gusto pungente !

Pertanto è importante, nel momento della diluizione in oli vegetali, capire quanto estratto aggiungere a questo.

Sul mercato si trovano spesso flaconi da 10ml al 4, 10 o 20 % di CBD. Per capire la quantità reale di CBD (si misura in grammi e non litri) presente nel flacone bisogna effettuare una semplice operazione aritmetica.

Il Contenuto di CBD è uguale al Contenuto Totale del Flacone fratto 100 e moltiplicato per la percentuale indicata sulla boccetta.

Quindi un Olio di CBD 10ml al 4% conterrà: CBD = 10 (ml) / 100 * 4 (percentuale) >  0,1 * 4 > 0,4 (400mg) grammi di CBD Puro.

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